Nel giardino dell’engineering

PersoneGreen VisionGiugno 17, 2026780 Visualizzazioni

L'unione delle persone come pietra angolare della visione di Cooprogetti, che il 12 giugno ha festeggiato i suoi primi 50 anni. Vi raccontiamo come da Gubbio, una comunità di professionisti ha saputo trasformare amicizia, competenze e spirito cooperativo in un modello capace di attraversare continenti e generazioni

di FABRIZIO APOSTOLO

Non solo un racconto, non solo un romanzo. Ma una vera e propria enciclopedia. Il cui primo e archetipico tomo è rappresentato da Gubbio, uno dei tanti cuori di quel cuore d’Italia che è l’Umbria, una città che ha del miracoloso: concetto ben spiegato dalla perfetta conservazione delle sue pietre medievali, per esempio, dai suoi infiniti tesori e, più in generale, dal genius loci, dallo spirito che chiunque può respirare vivendo o transitando da queste parti. L’hanno fatto, il 12 giugno scorso, oltre a chi vi scrive, anche le migliaia di appassionati della Mille Miglia, che proprio quel giorno hanno fatto tappa nell’urbe mozzafiato eugubina.

Lo stesso 12 giugno, a Gubbio, si è celebrato il “Cooprogetti Day”, la festa del 50° compleanno di una società di ingegneria cooperativa che nel 1976 ha messo radici qui e che oggi conta ben 17 sedi, 12 in Italia e 5 in Sud America. La vivificano ogni giorno più di 350 professionisti, tra cui ben 72 soci. Oltre 600, infine, sono i progetti in curriculum già sviluppati. Nella mattinata, Cooprogetti ha organizzato, in collaborazione con Legacoop Umbria, l’Assemblea annuale di Legacoop Produzione e servizi dal titolo “Progettare Oltre”. Tra i temi dell’incontro, ospitato dal Comune di Gubbio, il bilancio della stagione PNRR, le prospettive future della progettazione cooperativa e le nuove tecnologie. Tra gli interventi introduttivi, quello di Danilo Valenti, Presidente di Legacoop Umbria, e di Moreno Panfili, Vicepresidente di Cooprogetti.

Nel pomeriggio è stato quindi inaugurato il giardino della sede di Cooprogetti di Gubbio (nella foto in alto una visione d’insieme) dedicato a Valter Fabio Filippetti – tra i fondatori e ispiratori dei valori della società – impreziosito da una scultura firmata dall’artista Tony Bellucci. In serata, infine, il non lontano Park Hotel ai Cappuccini ha fatto da cornice a una serie di interventi capaci di mettere in fila alcuni tratti distintivi di questa azienda, profondamente territoriale e allo stesso tempo dall’apertura globale (come vedremo, non è una contraddizione in termini). Un’azienda tutta da raccontare.

Gubbio, 12 giugno 2026: foto di gruppo per i professionisti delle sedi Cooprogetti

Radici, vita, lavoro

Se Gubbio è il primo tomo dell’enciclopedia delle competenze e delle umanità intrecciate di Cooprogetti, le sue pagine sono state scritte da sei giovani professionisti umbri nel 1976, alla conclusione di un percorso di studi e vita che li ha visti profondamente in sintonia. L’ha raccontato con dovizia di particolari uno di loro, Walter Tomassoli, dal palco del Park Hotel ai Cappuccini: “Erano gli anni Sessanta, con alcuni, Domenico Barbi, Pierangelo Stocchi e Sanio Panfili, eravamo compagni di scuola media. In seguito, ci ritrovammo all’Istituto Tecnico Industriale di Gubbio, luogo di crescita, formazione e autoconsapevolezza. Con noi c’era anche Mario Traversini. In seguito, si aggiunse al gruppo Valter Fabio Filippetti, che aveva finito le superiori in Brasile. Frequentammo tutti l’Università, facemmo il servizio militare e conseguimmo l’abilitazione alla professione. Alle soglie del tempo e del mondo del lavoro prendemmo una decisione: quella di non contribuire alla ‘diaspora degli eugubini’, ma di operare, insieme, per diventare risorse per il nostro territorio. E fare una cosa nuova”. 

La “cosa nuova” fu, nel 1976, una cooperativa di ingegneria, “quanto di più vicino al nostro modo di intendere il lavoro e la vita”. Nei primi tempi, quei giovani professionisti al mattino insegnavano e, nel tempo lasciato libero dalle docenze, si dedicavano a dare corpo alla loro creatura. I loro valori: quell’entusiasmo e quella solidarietà coltivati, possiamo dirlo, fin da bambini.

Attraversare oceani

È lo stesso Tomassoli a portare quindi il messaggio-chiave affidato ai tomi successivi della storia di Cooprogetti. Svelandone la formula magica. “Radicati a Gubbio e in Umbria, ben presto ci rendemmo conto che il nostro modello era esportabile, occorreva solo una certa dose di coraggio. Fummo presto coinvolti, per esempio, in un progetto di sviluppo autostradale a Buenos Aires, in Argentina, dove organizzammo un nucleo tecnico composto da professionisti locali di comprovata qualità. Portato a termine l’intervento, quella squadra non si sciolse, ma adottò il modello cooperativo costituendo quella che sarebbe diventata la filiale di Baires, avviata nel 1996”.

Pochi anni dopo, la storia si ripete a Reggio Calabria: un incarico importante di recupero urbano, un nucleo operativo locale con specialisti sensibili all’eccellenza tecnica e al valore delle relazioni, un’iniziativa di successo e una nuova filiale, nata nel 2002. E raccontata sempre il 12 giugno anche da Elisa Crimi, socia a Reggio Calabria e responsabile della comunicazione della società: “La filiale di Reggio Calabria è stata il primo prototipo italiano di un modello che definiamo a rete, frutto di un’energia nata dall’incontro tra i soci fondatori e un gruppo di giovani professionisti calabresi”. 

Lo spirito della rete, che ogni buona e sana ingegneria deve saper coltivare, non solo da quel momento ha raggiunto territori sempre nuovi, ma anche aggiunto aree di intervento: dall’edilizia alle infrastrutture, dall’agricoltura all’aerospazio. È proprio questo il talismano, lo spiritus movens, di tutto. In ordine jazzistico, potremmo dire: dopo Gubbio, Buenos Aires e Reggio Calabria, ecco Santiago del Cile, Roma, Perugia, La Paz, Pesaro, Lima, Asunción, Reggio Emilia, Milano, Torino, Lecce, Salerno, Arezzo, Lavello. “La responsabilità di noi tutti – continua Crimi – consiste nel passare ora questo testimone alle generazioni future, per alimentare insieme ad esse la visione dei fondatori e nostra”. 

Le pietre e l’arco

Un aiuto in tal senso è arrivato dall’intervento di Paolo Ghirelli, che ha parlato di “modello più collaborativo che competitivo, che andrebbe rimesso con convinzione anche al centro del nostro ecosistema politico. È questa l’eredità più preziosa che ci hanno lasciato i soci fondatori: l’aver immaginato una compagine autodeterminata, luogo di socialità e cittadinanza, che, partendo da un remoto altrove come Gubbio, sapesse giungere al traguardo di una società di liberi e uguali”. 

Due note, per rendere ancora più limpida la faccenda: Ghirelli ha ricordato l’etimo latina del termine “progetto”: projectus, da proicere, “gettare in avanti”. Per esempio, aggiungiamo noi, il cuore oltre l’ostacolo: attività che viene senz’altro meglio potendo contare su uno spirito di squadra così forgiato. Quindi, ha citato la conversazione tra Marco Polo e Kublai Khan, secondo Italo Calvino (“Le città invisibili”, 1972): “Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra. Ma qual è la pietra che sostiene il ponte? Chiede Kublai Khan. Il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, risponde Marco, ma dalla linea dell’arco che esse formano. Kublai Khan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge: perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che m’importa. Polo risponde: senza pietre non c’è arco”.

Progetti che lasciano il segno

Cooperare per credere. Da 50 anni da queste parti si fa così. Con successi a ripetizione nelle congiunture favorevoli e resilienza comprovata in quelle meno. Secondo un approccio che dà il meglio di sé proprio nel momento in cui ci si trova a lavorare insieme, non solo internamente, ma anche con le filiere e i territori. Moreno Panfili, nel corso del convegno mattutino del 12 giugno, aveva citato, a tal proposito, “l’importanza di una pianificazione consapevole delle risorse e di un approccio integrato capace di coniugare innovazione, sostenibilità e competenze multidisciplinari, sottolineando al contempo il valore del modello cooperativo come strumento in grado di generare sviluppo, crescita condivisa e una visione di lungo periodo nel panorama della progettazione”. 

Il presidente di Cooprogetti, Alessandro Placucci, aveva aggiunto: “Cinquant’anni di Cooprogetti rappresentano la conferma di un metodo di lavoro consolidato, basato su competenze, passione e connessioni multidisciplinari. Questa ricorrenza ci invita a guardare al futuro con energia e determinazione, continuando a realizzare progetti che lascino un’impronta concreta sul territorio, promuovendo sostenibilità, innovazione e valore condiviso per le persone”. 

Per poi scolpire, nel suo intervento serale, chiarissime lettere: “Valter Fabio Filippetti ci ha insegnato i valori più importanti che sono la base di tutto: l’onestà intellettuale, la correttezza, la generosità, l’ottimismo. In un mondo sempre più complesso, in Cooprogetti vogliamo unire anziché dividere, mantenendo sempre la barra dritta sull’etica, sulla qualità progettuale e sulla costruzione di partnership basate sulla lealtà”.

Gubbio, luogo ispiratore in cui la storia (anche del costruito) convive armoniosamente con la natura

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