Green VisionOttobre 6, 20260.9K Visualizzazioni

Redazione VISIONJ
La sostenibilità è un obiettivo che si raggiunge facendo squadra: un terreno in cui giocano un ruolo decisivo i contesti, le connessioni e la cura per i dettagli, in un’atmosfera che deve essere permeata dalla cultura dell’apertura, per esempio nei confronti dell’innovazione. La sostenibilità, nel 2026 più che mai, è una questione che coinvolge tutti: normatori, gestori, imprese, progettisti, territori. È il risultato di un processo circolare: dalle leggi (ispirate) ai loro effetti, si auspica sempre più benefici, sulla vita delle persone.
La sostenibilità è insieme ambientale, sociale ed economica (ESG Environmental Social Governance). È, inoltre, fedele alleata della sicurezza, come ci insegna l’Agenda ONU per lo sviluppo sostenibile. È energia sana che alimenta le cabine di regia imprenditoriali più evolute. Guardando alle infrastrutture, c’è una storia italiana che esemplifica bene questa premessa: quella dei CAM, i Criteri Ambientali Minimi, le norme che definiscono, anche per il mondo stradale, precisi obiettivi condivisi di sostenibilità. Per esempio, l’aumento della durabilità delle opere viarie, il che significa meno manutenzioni e trasporto di materiali, abbattimento delle temperature di produzione e messa in opera, nonché della rumorosità, recupero massivo dei materiali. Resi cogenti con decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, i CAM hanno prima disciplinato la sfera dell’edilizia (2022), quindi quella delle infrastrutture. Una loro peculiarità è proprio lo spirito di squadra – di filiera – spiegabile, per esempio, con il fatto che il decreto e le sue revisioni hanno ben interpretato principi e dettami della tassonomia europea (DNSH Do Not Significant Harm – non arrecare danni significativi all’ambiente), nonché quelli del PNRR, e sono il frutto dell’apporto di numerosi stakeholder: università, stazioni appaltanti, studi di progettazione, laboratori.
Approcci avanzati
Se la normativa è una tessitura fondamentale per generare bene (ambientale) comune, non va trascurato, tra gli altri, il ruolo chiave di due tipologie di attori: le aziende tecnologiche e i gestori di infrastrutture. Le prime, talvolta, hanno addirittura saputo anticipare e stimolare le leggi, grazie a iniziative distintive di ricerca e sviluppo. Un esempio è quello del reimpiego di polverino di gomma da PFU (Pneumatici Fuori Uso) nei conglomerati bituminosi, all’attenzione del settore stradale fin dalle prime edizioni dei primi anni Duemila di Asphaltica.
Un altro mette al centro della scena le iniziative dei gestori, leader naturali e “fari guida” in un assetto di filiera. A tal proposito, sempre seguendo il tema del recupero dei materiali in funzione dell’insonorizzazione delle pavimentazioni, un esempio recente è quello del progetto Life Silent, coordinato da Anas con Re-plan City Life. L’obiettivo: ampliare il ricorso a materiali riciclati provenienti da PFU per migliorare prestazioni e sostenibilità delle infrastrutture stradali e ferroviarie, mettendo a fattor comune ricerca, know-how tecnologico industriale e applicabilità.
Eco-lab lombardo
Un altro esempio particolarmente significativo di buona pratica sostenibile nello stesso campo, questa volta in ambito squisitamente autostradale, arriva da Milano Serravalle-Milano Tangenziali, società parte del Gruppo FNM che gestisce 185 km di arterie distribuite tra Autostrada A7, tangenziali di Milano (A50, A51, A52), tangenziale di Pavia (A54) e raccordo Bereguardo-Pavia (A53) e che mette in rete non solo veicoli, persone e territori, ma anche, coltivandoli strategicamente e quotidianamente, i k-factor innovazione, sicurezza e sostenibilità. La concessionaria partecipa alla campagna “Puliamo il Mondo” di Legambiente, che vede impegnati, ogni anno, circa 400mila volontari all’opera per ripulire e riqualificare 4mila siti in1.300 città d’Italia.
Il personale di Milano Serravalle-Milano Tangenziali si è concentrato sulla raccolta di pneumatici fuori uso abbandonati lungo le tratte: toglierli dalla strada ha significato e significa contrastare il degrado e, al tempo stesso, migliorare la sicurezza della circolazione. Ma c’è di più. Le due campagne finora orchestrate hanno fatto sì che circa 7,6 tonnellate di materiale fossero avviate al riciclo, trovando nuova vita in altri settori: ancora pneumatici, arredi urbani, pavimentazioni.
Tecnologia circolare
Laddove avviene l’incontro quotidiano tra autostrade e veicoli, ovvero proprio le pavimentazioni, anche sulla rete di Milano Serravalle-Milano Tangenziali la gomma recuperata si è mescolata, di recente, con l’asfalto, rendendo ancora più salda e virtuosa questa unione. L’ha fatto nell’ambito di un progetto che ha coinvolto alcuni rami dello svincolo di Cascina Gobba dell’A51 Tangenziale Est di Milano. Qui, il polverino di gomma ricavato da 2.360 pneumatici fuori uso è stato impiegato nella produzione dell’asfalto andato a costituire lo strato pavimentato superficiale, ovvero l’“usura”, di spessore pari a 6 cm e dall’estensione di 5.799 metri quadrati.
Tra i risultati: abbattimento del rumore da rotolamento degli pneumatici (in uso) di circa 5 decibel, mantenimento delle caratteristiche drenanti dello strato (anti-effetto spray e aquaplaning), miglioramento delle prestazioni e, dunque, della durabilità anche grazie all’apporto del bitume modificato. Il conglomerato, prodotto a caldo in un impianto di Nova Milanese, non lontano dallo svincolo, è stato impiegato nell’ambito di una sperimentazione inserita in una manutenzione autostradale ordinaria. In chiave strettamente ambientale, oltre alle proprietà antirumore del manto in un contesto a traffico intenso, urbanizzato e non lontano da siti sensibili (per esempio l’Ospedale San Raffaele), va sottolineato il fatto che l’iniziativa ha evitato il conferimento di una cospicua mole di pneumatici alle discariche autorizzate. Dall’uso al riuso, dunque, con tutti i multi-vantaggi che la “tecnologia circolare”, oggi, può apportare.
Chiudiamo, ricordando che l’esperienza di Milano Serravalle-Milano Tangenziali che abbiamo raccontato si colloca all’interno di una progettualità molto articolata, in campo ambientale. Lo vediamo sia rimanendo dentro il tema del recupero, sia allargando il fronte ad altri ambiti, quali la biodiversità o l’energia.
Nel primo caso, ci limitiamo a ricordare che nel 2025 la concessionaria ha avviato un progetto di raccolta e riciclo dei mozziconi di sigaretta nei parcheggi e nei cantieri. Sono già stati recuperati oltre 85mila mozziconi (60 kg di CO2 equivalente), oggi in via di trasformazione in prodotti di plastica come montature per occhiali o manici di ombrelli. Sulla rampa di lancio vi è inoltre il progetto “Green Ticket”, che prevede la trasformazione del biglietto autostradale da rifiuto indifferenziato a materiale interamente riciclabile.
Il tema della biodiversità ci conduce quindi alla parte più agricola o naturalistica del territorio attraversato dalla rete autostradale (oltre 200 ettari sono all’interno di parchi e aree protette), ma anche ai reliquati, ovvero gli spazi cuscinetto tra gli svincoli o altre porzioni di territorio. Qui sono in piena attività progetti specifici di tutela e valorizzazione di flora e fauna sviluppati con primari enti di ricerca.
Quanto all’energia, la società autostradale è impegnata sia in materia di impianti fotovoltaici, che sta realizzando lungo l’asse dell’A7, sia in fatto di alimentazione a idrogeno, con il progetto SerraH2Valle che include cinque stazioni di rifornimento tra Lombardia e Piemonte. Quest’ultimo intervento è coerente con la visione della capogruppo FNM, impegnata in Val Camonica nel progetto H2iseO Hydrogen Valley che punta allo sviluppo del trasporto pubblico locale su ferro e gomma alimentato a idrogeno.
Vision NewsSettembre 22, 2026
Green VisionSettembre 22, 2026
Green VisionLuglio 20, 2026
