Integrare infrastrutture e territori

ProgettoVision ExpertLuglio 29, 2026879 Visualizzazioni

Approfondiamo con i suoi ideatori il modello DIS (Distretto Infrastrutturale Sostenibile) che moltiplica i vantaggi trasversali per reti e contesti. Il terreno di coltura di questa prospettiva innovativa: l’IRIDE Circular Lab

Approfondiamo, dando spazio a un documento elaborato dagli esperti di Isituto IRIDE, a cui esprimiamo gratitudine per la fattiva collaborazione, origini, presupposti e sviluppi dello strumento integrato dei DIS Distretti Infrastrutturali Sostenibili, una “tessitura” necessaria e più che concreta per legare infrastrutture, territori e comunità con nessi sempre più virtuosi e benefici. Uno dei principali: la sostenibilità ambientale. Per ulteriori spunti di approfondimento sulla materia DIS potete navigare in questo link.

di MAURO DI PRETE, VALERIO VERALDI | IRIDE Istituto per la Ricerca e l’Ingegneria Dell’Ecosostenibilità

Il Circular Lab di IRIDE vuole dare un contributo in termini di “incubatore” come luogo collaborativo in cui i partecipanti hanno modo di arricchire e confrontare, sviluppandole, le proprie idee e azioni con l’obiettivo di implementare un proprio modello di infrastruttura sostenibile. Ciò che occorre è arricchire “l’ingegneria” con un approccio che combina innovazione, nuove funzionalità e responsabilità sociale per proteggere sia il territorio sia le comunità. Le infrastrutture devono evolversi per contribuire attivamente alla rigenerazione del capitale naturale all’interno degli ambienti che occupano. Non sono più solo la spina dorsale fisica a supporto dei servizi essenziali della vita quotidiana, ma sono diventate leve strategiche per il futuro del pianeta. Questo ruolo richiede una capacità di pianificazione e progettazione di nuova scala: pianificazione su scale temporali più ampie e che vedono gli obiettivi di più generazioni, nonché su scale spaziali che vanno oltre le esigenze locali o di quelle correlate al territorio interessato dalla presenza fisica dell’opera.

Le infrastrutture, inoltre, sono ormai più di semplici opere in quanto possono rivelarsi un elemento strutturante il sistema territoriale e di supporto per il bene sociale, non solo da leggere come semplice (e forse negativo) sviluppo di antropizzazione, ma come un qualcosa di più articolato e innovativo qualora si pensi ad esse come “spina dorsale” di rigenerazione ambientale del territorio se viste anche come “smart road”: elementi di rigenerazione urbana e/o supporti per sviluppare azioni generatrici e di recepimento dei servizi ecosistemici. Per far questo, però, occorre attribuire un più ampio significato alle singole opere che compongono il “sistema infrastrutturale” di vaste porzioni di spazi da vivere. Di qui, il concetto dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili.

DIS: la proposta

Per intraprendere questa strada Istituto IRIDE propone due percorsi paralleli e sinergici: il primo parte dal mettere a fattore comune le evidenze che oggi sono state sviluppate laddove la progettualità e la gestione delle infrastrutture hanno messo in atto molti e interessanti momenti di visione sostenibile delle opere e che sono emerse nel primo confronto del Circular Lab (Milano, giugno 2025), il secondo di ripensare e sviluppare l’idea progettuale din dalla sua base con un chiaro significato sostenibile e poterla portare avanti in tutte le principali fasi di sviluppo del progetto. 

Per perseguire quest’idea, anche con il presente documento si sviluppa una base di Linee Guida per determinare una Governance del DIS. Il dibattito e il lavoro di analisi e confronto dell’IRIDE Circular Lab potrà, partendo dalla presente versione base, mettere in ordine una proposta più solida e condivisa da parte di tutti i partecipanti al lavoro che potrà essere presentata alle Autorità Competenti e, nel cao, essere sviluppata in una vera e propria “prassi di riferimento”.

L’idea progettuale

La tematica della sostenibilità deve essere considerata un punto di riferimento per l’intera progettazione dall’ideazione dell’intervento, passando per la fattibilità tecnico-economica delle opere e delle infrastrutture per giungere alla sua realizzazione e gestione. A tale scopo, è utile tenere sotto controllo l’intero processo di concepimento e sviluppo del progetto stesso.

La sostenibilità deve essere assunta come una “catena” che dall’ancora (il punto fermo di base rappresentato dall’idea progettuale mossa dall’esigenza pubblica) giunge in modo saldo, ma al tempo stesso flessibile, all’imbarcazione (l’opera pubblica stessa) per tenerla stabile e duratura nel tempo. Per far questo è possibile ripercorrere tutte le fasi concettuali e operative di sviluppo della progettazione e, per ognuna di queste, verificare e applicare i principi di sostenibilità.

Ma c’è un punto cardine che si vuole introdurre per rendere manifesto l’obiettivo che ci si prefigge e che emerge dai lavori del Circular Lab IRIDE: la possibilità di sviluppare alcuni di questi momenti con il supporto di un sistema di integrazione delle prestazioni definito Distretto Infrastrutturale Sostenibile.

Per rendere ancora più chiaro il concetto si vuole per prima cosa condividere in quali momenti peculiari i concetti di sostenibilità devono entrare e permearsi nel processo di sviluppo di un’opera pubblica. Nulla di nuovo, “soltanto” una rilettura sistematizzata delle indicazioni più volte enunciate ed emerse anche nei lavori della prima giornata del Circular Lab, ma che è bene fissare e proporre all’attenzione delle autorità per una loro “cristallizzazione”. 

Sistematizzare la sostenibilità

In tal senso, viene in aiuto una rilettura attenta del Codice degli Appalti. Oggi è il Dlgs 3672023 e smi. La prima parte inizia dal Quadro Esigenziale (QE) e, passando attraverso il DOCFAP, perviene al Documento di Indirizzi per la Progettazione (DIP). Il Quadro Esigenziale non solo deve eseguire un’analisi critica delle strategie di sviluppo sostenibile, per individuare gli strumenti e gli atti istituzionali (piani, programma indirizzi gestionali) più pertinenti ai fabbisogni della collettività che rispondono all’esigenza dell’iniziativa e a quelli dell’Amministrazione che pone in atto l’azione di progetto, ma ha il ruolo, in termini di sostenibilità, di individuare le linee strategiche che si vogliono assumere con riferimento ai 6 più volte richiamati obiettivi della sostenibilità dettati dalla Tassonomia. È rispetto a ciascuno di questi che devono essere definite le linee di azione e i target di riferimento a livello di tutti gli ESG.

Il quadro esigenziale deve chiudersi con una chiara determinazione degli indicatori di prestazione di sostenibilità che poi sono i punti cardine dello sviluppo successivo. Quest’ultimo, in primo luogo, è affrontato al livello di Analisi delle alternative e gli indicatori di sostenibilità, al pari di quelli più squisitamente tecnici ed economici, devono essere il punto di riferimento per la scelta della soluzione da adottare, sia se essa è orientata a una “nuova” opera sia che ci si orienti per un recupero/restauro di opere pubbliche esistenti.

Scelta la soluzione, si definisce uno dei momenti cardine dell’iter di progetto per quanto riguarda la sostenibilità e non solo: la determinazione degli indirizzi di progetto mediante la redazione del DIP. Questo documento ha molte funzioni, ma in ottica di sostenibilità deve certamente porre l’attenzione all’individuazione dei requisiti prestazionali minimi del progetto, dei protocolli di sostenibilità da perseguire e dei criteri di premialità da assegnare alla fase di realizzazione per la gara di appalto.

In tal modo si hanno tutti gli elementi per poter iniziare a sviluppare un progetto sostenibile e si entra in pieno, così, nella seconda parte della catena logica della sostenibilità, quella che permea le scelte delle soluzioni sostenibili all’interno del progetto vero e proprio.

Il progetto viene sviluppato e, in parallelo, si ritiene essenziale che vi sia un processo di verifica e di gestione della coerenza tra le scelte di cui alla prima parte della catena e lo sviluppo del PFTE. Molte volte, infatti, si assiste alla corretta individuazione delle ipotesi e degli obiettivi di progetto ma una non coerente o semplificata attuazione degli stessi porta a risultati non efficaci. Il processo progettuale deve essere corredato di una parte di verifica e sostenuto da un costante allineamento tra le scelte di fondo e le prospettive di attuazione del progetto stesso. Questo approccio deve essere attuato almeno a quattro livelli:

1. Livello tecnico;

2. Livello di applicazione dei protocolli di sostenibilità e dei criteri ambientali;

3. Livello di capitolati;

4. Livello di predisposizione e svolgimento della gara d’appalto.

A livello tecnico i requisiti individuati per lo svolgimento del progetto nelle fasi inziali e in particolare nel DIP devono essere attentamente confrontati con le prestazioni ottenute dal progetto per verificare il soddisfacimento dei criteri di sostenibilità. Così come una volta individuato il protocollo di sostenibilità non ci si deve accontentare di determinare il livello ottenuto, ma si deve eseguire un’analisi critica e nel caso apportare dei miglioramenti al progetto, al fine di ottenere un più alto livello di performance andando a portare il risultato sul massimo gradino delineato dal protocollo assunto.

Nelle ultime due fasi, che sono quelle più significative per l’intero svolgimento della catena e che assicurano in modo più solido “l’ancora all’imbarcazione”, i Capitolati speciali d’appalto devono essere chiaramente delineati in termini di performance di sostenibilità e delle conseguenti performance erogate al fine di definire il livello di sostenibilità della costruzione. Infine, è essenziale la corretta attuazione della gara di appalto, per dare reale e cogente riscontro alle premialità assunte e delineate nei CSA e garantire l’opera sostenibile.

Con la finalità di controllare e verificare durante la fase di realizzazione e gestione del progetto quanto indicato nel progetto stesso, a seguito dell’applicazione delle indicazioni e dei principi che si vogliono introdurre, si ritiene fondamentale che sia prevista una fase di monitoraggio finalizzata a confermare la sostenibilità dell’opera. A tal fine, è sempre più importante la presenza di una figura specifica in cantiere, rappresentata dal “Responsabile ambientale di cantiere”. 

Il Responsabile ambientale del cantiere

Il Responsabile dovrà periodicamente monitorare una serie di parametri, riportandone gli esiti in uno specifico report, da redigere con cadenza costante. Il report, pertanto, riporterà i risultati di tutti i parametri, che rappresentano ognuno un aspetto di sostenibilità trattati nel progetto, in modo da avere un quadro complessivo dei temi di particolare attenzione, nonché un resoconto periodico. 

Al termine della fase di cantiere dovrà essere redatto uno specifico report finale, comprendente i risultati stimati di tutti i parametri nell’intero periodo in cui si svilupperà la cantierizzazione, fornendo un giudizio sul raggiungimento del relativo obiettivo di sostenibilità. Tali report, le informazioni e i dati relativi dovranno essere inseriti nel sistema di gestione del progetto (per esempio BIM, portale ambientale, etc.) e messi a disposizione degli enti predisposti al controllo.

Distretto Infrastrutturale Sostenibile

LNel parlare di sostenibilità delle opere molte volte ci si è trovati a percepire una lettura “egocentrica” dell’opera stessa, riconducendo e subordinando a essa ogni riferimento e ogni performance, prescindendo dall’esistenza di altri punti di vista e di riferimento. Ancor peggio, senza considerare che l’opera è inserita in un contesto, in un ambiente, in un territorio, in un sistema di programmazione e di gestione rispetto ai quali vi è uno scambio interattivo e continuo.

Come spesso accade (anche se preme puntualizzare che una simile visione sarebbe parziale), viene spontaneo il paragone con le tematiche dell’“impatto” e, quindi, si propone di ragionare con la stessa logica su quella che potrebbe essere definita una “sostenibilità cumulata”.

Il punto importante delle presenti considerazioni è che, per questo, occorre iniziare a “dialogare” con il territorio non solo attraverso gli stakeholder, ma anche includendo tra questi gli altri gestori infrastrutturali.

In questo senso, l‘idea potrebbe essere che, in alcuni momenti specifici, come più oltre indicati, le iniziative possano essere messe a confronto e possano consentire di individuare momenti comuni da condividere a favore di uno stesso scopo e obiettivo: lo sviluppo sostenibile delle iniziative, evitando che ciascuno proceda con una propria programmazione, un proprio scopo, una propria serie di spunti di sostenibilità, oltre a tutto il tema delle mitigazioni e dei monitoraggi.

Mettendo tutto ciò a sistema sul territorio si potrebbe evitare una dispersione degli investimenti e una minore efficacia di quanto proposto, poiché si tratta di interventi che riguardano il singolo ambito infrastrutturale senza un’analisi sistemica. Da qui l’idea del Distretto Infrastrutturale Sostenibile.

L’obiettivo sotteso è quello di poter disporre di un’aggregazione di imprese, una sorta di rete, che abbia come scopo promuovere la sostenibilità e l’integrazione all’interno del territorio e che metta a sistema una serie di informazioni, di azioni e di possibilità di dialogo. Tutto ciò che si è acquisito nel corso del tempo: dati ambientali, problematiche di natura sociale, iniziative e progetti di valorizzazione territoriale, opere di mitigazione o di compensazione, azioni di valorizzazione in termini di controllo dei cambiamenti climatici, tutela della biodiversità, qualità dell’acqua e salute pubblica. Tutto da condividere e integrare al fine di efficientare il sistema e divenire un “moltiplicatore di sostenibilità”.

Ciò prende avvio e trova applicazione sia nei momenti di programmazione delle iniziative infrastrutturali, nei quali vengono definite e scelte le ipotesi progettuali per rispondere alle esigenze espresse dalle comunità e dagli utenti finali, che i diversi gestori fanno proprie e intendono sviluppare, sia nei successivi momenti di sviluppo, realizzazione e gestione delle iniziative stesse.

Fasi di sviluppo del Distretto Infrastrutturale Sostenibile

Il tempo dell’intervento

Analizzando le diverse esperienze e dialogando con “gli attori” dell’IRIDE Circular Lab, ovvero tutti gli intervenuti, e considerando le esperienze vissute quotidianamente sembra di poter prioritariamente individuare dei momenti di particolare efficacia di un’ipotesi di Distretto. Di seguito una proposta per iniziare a ragionarci, proprio nella logica del laboratorio,

Nel primo caso (DIS-1) ci si muove nel settore di sviluppo e finanziabilità dell’iniziativa, quando si è nella definizione del Quadro Esigenziale (QE) e, passando attraverso il DOCFAP, si perviene al Documento di indirizzi per la progettazione (DIP)

In tal senso, il Quadro Esigenziale non solo deve eseguire un’analisi critica delle strategie di sviluppo sostenibile al fine di individuare gli strumenti e gli atti istituzionali (piani, programma indirizzi gestionali) più pertinenti ai fabbisogni della collettività che rispondono all’esigenza dell’iniziativa e a quelli dell’Amministrazione che pone in atto l’azione di progetto, ma ha il ruolo, in termini di sostenibilità, di individuare le linee strategiche che si vogliono assumere con riferimento agli obiettivi della sostenibilità dettati dalla Tassonomia.

Che ruolo ha e come interviene il Distretto Infrastrutturale Sostenibile? La proposta è la seguente.

Nel definire il quadro esigenziale, l’esame dei fabbisogni della collettività e l’analisi delle strategie degli strumenti e degli atti istituzionali nonchè delle policy delle Amministrazioni, devono essere considerati fattori da implementare anche con le strategie di sviluppo sostenibile con l’obiettivo di inserire nella definizione delle esigenze dell’infrastruttura non solo quelle proprie della Stazione Appaltante, ma anche quelle territoriali e dettate dalle esigenze pianificatorie del contesto. Ovviamente in chiave di sostenibilità.

Il quadro delle esigenze dell’infrastruttura deve far proprie anche le esigenze del territorio nel quale l’infrastruttura si colloca. In che modo? E con quale ruolo? Ovviamente non assoluto, mentre il nuovo intervento non deve essere la panacea di tutti i mali e non deve farsi carico di tutte le tematiche e le criticità presenti. Deve essere, invece, un’occasione e un acceleratore di sostenibilità. Può essere un catalizzatore di finanziamenti, ma non deve farsi carico dei finanziamenti delle tematiche di sostenibilità del territorio.

Un esempio, per rendere l’idea

Se un territorio presenta una criticità in termini di stabilità dei versanti o di necessità di sistemazione del regime idrico del reticolo e questa può essere affrontata anche in termini di gestione e valorizzazione dell’ecosostenibilità dei luoghi, allora tali aspetti, nell’individuazione delle soluzioni di collegamento viario in queste aree, non dovrebbero essere letti come punti critici e di repulsione all’attraversamento dell’infrastruttura, ma come elementi di attrazione, a condizione che la soluzione complessiva, che vedrebbe l’infrastruttura come elemento centrale della stabilizzazione, non sia letta come unico strumento di finanziamento, bensì che il progetto dell’infrastruttura dialoghi con il finanziamento dell’ente territoriale (per esempio Autorità di Bacino, Regione, etc.) e che i due si unifichino in un tutt’uno, nel quale il secondo rappresenti il costo sociale della sostenibilità della prima, ne costituisca un valore aggiunto e quindi un beneficio indiretto che contribuisce a generare effetti positivi, ad esempio, nella sua ACB.

Scelta la soluzione si definiscono gli indirizzi di progetto mediante la redazione del Documento di Indirizzo della Progettazione. In questo le logiche del DIS devo entrare in prima battura e deve essere sviluppata un’attenta verifica e analisi anche delle esigenze degli Stakeholder anche per rendere partecipi gli Enti territoriali alle scelte infrastrutturali, con indubbi vantaggi nello sviluppo delle fasi successive.

Il valore della messa a sistema

Vi è poi la parte più centrale dello sviluppo progettuale. Qui si individua un secondo ruolo essenziale del Distretto Infrastrutturale Sostenibile. Mettere a sistema e in coerenza più iniziative che si sviluppano nel medesimo ambito (DIS-2). È un altro livello di attenzione, decisamente importante e premiante. L’approccio della singola infrastruttura consente magari in una fase iniziale una maggiore indipendenza delle iniziative nelle scelte; tuttavia, in una visione strategica territoriale il suo “asset” sostenibilità potrebbe non esprimere al meglio il suo potenziale. Gli Stakeholder sarebbero consultati singolarmente con duplicazione di richieste e sforzi, gli investimenti potrebbero essere dispersi portando a una minore efficacia degli investimenti di sostenibilità e a una maggiore complessità degli inter-amministrativi. Racchiudere tutto ciò nel Distretto Infrastrutturale Sostenibile potrebbe essere un’occasione per generare sinergie, nonché moltiplicare i risultati.

L’utilità del DIS è quindi sviluppabile in due diversi momenti dell’iter evolutivo dell’opera. Il primo in fase di programmazione e definizione della soluzione progettale, il secondo in fase di consolidamento e di scelte finali di organicità con il territorio.

Ma l’esperienza in atto mette in evidenza un terzo momento (DIS-3) in cui si potrebbe riscontrare l’efficacia del Distretto Infrastrutturale Sostenibile, in particolare nella fase del monitoraggio e della rendicontazione. 

Ormai tutte le opere devono assolvere a questo scopo. Che sia un’indicazione progettuale endemica, che sia un’indicazione suggerita, che sia l’ottemperanza a una condizione posta dai vari pareri espressi rispetto a quell’iniziativa, poco importa: la presentazione di un Piano-Progetto di Monitoraggio è centrale e la sua attuazione ne è l’ovvia conseguenza.

Ci sono, nel medesimo territorio, nello stesso ambito di influenza, monitoraggi generati da diverse iniziative? Probabile. Qualcuno ne tiene conto e li verifica? Difficile. La logica del Distretto Infrastrutturale Sostenibile potrebbe venire incontro a questa esigenza e consentire ottimizzazioni e un’implementazione di verifiche e controlli più efficaci.

Come sviluppare e realizzare il DIS

Cio che si propone IRIDE Circular Lab è sviluppare le idee fin qui esposte, renderle operative trovandone una modalità pratica di attuazione, poterle presentare in modo organico sia agli Enti preposti sia alle Autorità competenti. Gli argomenti posti sul tavolo sono ampi e di interesse. L’impostazione data all’IRIDE Circular Lab è pratica e pragmatica, per cui non si vuole immaginare un “trattato” o un’“enciclopedia”. Si ritiene di proporre un tavolo di lavoro continuativo in cui, con riunioni e momenti di confronto, i singoli partecipanti possono condurre unitariamente le elaborazioni che mano a mano definiscono loro stessi come essenziali.

Struttura e fasi del DIS

La definizione del DIS deve essere un processo iterativo che si basa su due aspetti: il primo territoriale, il secondo di impostazione, di definizione dei ruoli e gestionale. Per questo si prevede di poter eseguire una mappatura delle infrastrutture potenzialmente interessanti per raccordarle in un Distretto. La proposta è quella di partire da uno o più soggetti che percepiscono un’esigenza e individuano nella forma di aggregazione una possibilità e/o un’opportunità di sviluppo e da quest’idea verificare se è possibile perseguire la costruzione e lo sviluppo del “Distretto”.

In questo senso nella presente fase di impostazione si delineano anche una bozza di Linee Guida per la Governance del Distretto, al fine di poter individuare i presupposti e i requisiti che si possono mettere intorno al tavolo al fine della costituzione di un DIS. Una volta individuata una potenzialità, si esegue un riscontro del potenziale distrettuale e si sviluppano una serie di interviste coinvolgendo i gestori di dette infrastrutture proponendo a ognuno un sistema di domande (in modo diretto o mediante questionario) per determinare il potenziale interesse. A seguito dell’elaborazione degli esiti delle interviste si potrebbe giungere ad una prima delineazione dei Distretti.

Contemporaneamente, si ritiene che un gruppo di partecipanti al Laboratorio potrebbe lavorare in modo congiunto e mediante il coinvolgimento degli esperti con diverse competenze, tra cui amministrative e legali, con l’obiettivo di lavorare sulla forma da assegnare al sistema di Governance del Distretto partendo dalla bozza di Linee Guida che si mettono a disposizione. Una volta note le Linee Guida, si potranno seguire due percorsi paralleli: il primo è quello di presentazione delle stesse ai partecipanti, nonché alle Autorità competenti sia per gli aspetti tecnici e di pianificazione sia per quelli ambientali e di sostenibilità, al fine di avere un confronto e un arricchimento dell’iniziativa e delle Linee Guida stesse, mentre il secondo saranno le prime applicazioni a casi concreti a seguito di una sintesi delle iniziative nel frattempo prevedibili.

Ci si immagina di essere così giunti nel vivo dell’applicazione del Distretto Infrastrutturale Sostenibile.

Il legante del DIS: governance

Per un gestore di infrastrutture (strade, reti elettriche, ferrovie, data center), la “governance” è il pilastro che deve garantire la continuità di servizi essenziali per la collettività e gestire asset con cicli di vita almeno decennali. In questo settore, una buona governance si traduce in quattro aree chiave:

Pianificazione e ciclo di vita (Asset Management): definizione di processi trasparenti per la selezione, progettazione e manutenzione delle opere. Inoltre, la governance deve essere improntata all’intero ciclo di vita del progetto per evitare sprechi e inefficienze. Deve consentire la decarbonizzazione.

Resilienza e gestione dei rischi: un gestore deve avere protocolli chiari per affrontare minacce fisiche (cambiamento climatico, disastri naturali) e digitali. 

Relazione con gli stakeholder: gestire le infrastrutture significa interagire con i territori e le comunità. Una governance efficace include meccanismi di consultazione pubblica e trasparenza per prevenire conflitti sociali e assicurare lo sviluppo inclusivo migliorando la qualità della vita collettiva.

Integrazione dei criteri ESG: i gestori devono allineare i loro modelli di governo agli standard di sostenibilità.

Senza una governance solida, le infrastrutture rischiano ritardi, costi imprevisti e perdita di fiducia da parte di cittadini e investitori. La governance sinergica è un motore intrinseco di sostenibilità.

Le infrastrutture sostenibili presenti su un territorio devono avere elementi comuni di governance. La governance delle infrastrutture nell’ambito del DIS deve mirare a modernizzare, digitalizzare e rendere sostenibili le opere presenti nel distretto nella loro lettura complessiva.

Gli obiettivi principali ai cui si vuole puntare mediante una gestione integrata delle infrastrutture includono la semplificazione delle procedure autorizzative, il rafforzamento della capacità amministrativa e il monitoraggio degli investimenti, garantendo sicurezza, sostenibilità ambientale e coesione sociale. I gestori che aderiscono al DIS mettono insieme le loro risorse e il loro potere gestionale per mirare a:

• Efficienza e semplificazione: snellire le procedure di pianificazione, approvazione e realizzazione delle opere.

• Resilienza e sicurezza: potenziamento e messa in sicurezza delle infrastrutture per aumentarne la resilienza agli effetti del cambiamento climatico.

• Sostenibilità ambientale: integrazione dei criteri ESG, transizione energetica, riduzione dell’inquinamento e protezione del capitale naturale, in linea con l’European Green Deal.

• Innovazione digitale: digitalizzazione dei servizi e delle infrastrutture (smart grids e roads, porti digitali).

• Competitività e crescita: miglioramento dei servizi ai territori e competitività.

• Trasparenza e controllo: rafforzamento del monitoraggio per garantire il rispetto dei target di spesa e l’efficacia degli interventi. Implementare reti di monitoraggio ambientale e di gestione ambientale sia della realizzazione delle opere sia del loro esercizio con un sistema “unico” integrato nel territorio

• Rendicontazione della sostenibilità: raggiungimento degli obiettivi sinergici e riscontro delle esigenze degli stakeholder

La progettualità del DIS

La logica del “Distretto” vuole essere una leva strategica mediante la quale è possibile impostare e sviluppare progettualità che arricchiscono e vanno oltre la progettazione di un intervento. Sempre più l’impostazione di un’iniziativa deve essere assunta con riferimento al contesto nel quale si inserisce e pertanto la definizione di un DIP o lo sviluppo di un DOCFAP (solo per dare un riferimento che trova riscontro nella norma di settore) devono essere azioni arricchite con quelli che sono gi obiettivi indicati come elementi di gestione di un Distretto. Arricchire tali strumenti progettuali consente di avere una maggiore garanzia di successo. La progettazione di un intervento proprio di un DIS deve quindi prendere in considerazione almeno:

Analisi del territorio

La prima fase consiste nello studiare il contesto dell’area. Si analizzano:

• caratteristiche ambientali (clima, suolo, biodiversità)

• infrastrutture esistenti (energia, acqua, trasporti)

• attività economiche e sociali

• consumi energetici ed emissioni

• rischi ambientali.

Definizione degli obiettivi di sostenibilità

Si stabiliscono obiettivi chiari, come ad esempio:

• riduzione delle emissioni di CO₂

• autonomia energetica

• mobilità a basse emissioni

• riduzione dei consumi idrici

• miglioramento della qualità della vita.

Coinvolgimento della comunità

Un progetto all’interno della logica del distretto sostenibile funziona solo se coinvolge:

• cittadini

• imprese

• amministrazioni locali

Il processo partecipativo migliora l’accettazione del progetto.

Considerazione degli asset sostenibili

Unitamente al progetto infrastrutturale principale occorre prendere in considerazione anche gli altri aspetti rappresentati dai principali asset che garantiscono la sostenibilità dell’iniziativa, considerando almeno:

• Energia: impianti solari o rinnovabili, reti intelligenti (Smart Grid), sistemi di accumulo energetico.

• Acqua: recupero delle acque piovane, depurazione e riuso, riduzione delle perdite idriche.

• Rifiuti: economia circolare, impianti di riciclo e recupero energetico.

• Biodiversità: valorizzazione e riqualificazione degli elementi di valore naturale ed ecosistemico; incremento delle condizioni di diversità e abbondanza delle specie; rivitalizzazione di habitat.

Iniziative per l’adattamento climatico

Si integrano soluzioni naturali:

• aree a valenza naturale e/o a parchi/boschi

• corridoi ecologici

• soluzioni con tetti verdi

• sistemi di drenaggio delle aree antropizzate sostenibili.

Coerenza con la finanza sostenibile

Si definiscono:

• costi di realizzazione

• fonti di finanziamento

• fonti di finanziamento che possono prevedere, specialmente per gli asset di sostenibilità associati all’intervento principale, forme composite quali per esempio partenariati pubblico-privati

• coerenza con il principio del non arrecare danno (DNSH).

Implementazione e monitoraggio

Dopo la costruzione si avvia il monitoraggio continuo di:

• consumi energetici

• emissioni

• qualità dell’aria

• mobilità 

• piattaforme di gestione dati.

Un distretto infrastrutturale sostenibile è un’area territoriale in cui infrastrutture, servizi e attività economiche sono progettati e gestiti in modo integrato per ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza delle risorse e favorire lo sviluppo economico e sociale. In pratica è un sistema di infrastrutture (energia, mobilità, acqua, rifiuti, digitale, edifici) organizzato per funzionare in modo sostenibile, resiliente e coordinato, mirando almeno a:

• ridurre le emissioni di CO₂

• aumentare l’efficienza energetica

• migliorare la qualità della vita

• aumentare il valore ecosostenibile

• migliorare e riqualificare gli habitat

• rendere i territori più resilienti ai cambiamenti climatici

• favorire lo sviluppo economico sostenibile

• mantenere nel tempo le proprie caratteristiche e valenze.

Governance del DIS: una visione strategica

Principi delle Linee Guida: 9 punti salienti

Una condizione necessaria per un sistema di infrastrutture di successo è quello di sviluppare, oltre a un piano di sviluppo ed attuazione (progettualità) della singola infrastruttura, un sistema di lettura e di gestione integrato volto alla sostenibilità complessiva. A tale scopo occorre che i gestori delle singole opere o dei sistemi di opere presenti sul territorio che definisce il DIS siano pronti, di comune accordo e secondo una politica sinergica, a:

1. Definire un quadro di azioni chiave per il rapporto con le istituzioni

2. Definire un chiaro quadro delle esigenze delle infrastrutture nel loro complesso e verificarne la mutua efficacia

3. Individuare le potenzialità che possono essere colte, sviluppate e/o create nell’ambito territoriale del DIS

4. Coinvolgere e verificare le esigenze delle parti interessate 

5. Definire le modalità di sviluppo e la loro articolazione per dare una risposta complessiva alle esigenze sociali

6. Sviluppare sistemi di equilibrio e potenziamento della biodiversità

7. Garantire il corretto uso delle risorse

8. Garantire un consenso ampio delle parti sociali coinvolte e la sostenibilità finanziaria

9. Monitorare e aggiornare lo sviluppo programmato.

Una volta definiti tali aspetti e delineato un programma di azione/i ogni gestore avrà modo di sviluppare e gestire la propria infrastruttura avendo cura di attuare le indicazioni collegialmente definite. Da questa disamina si potranno sviluppare, in una seconda parte di lavoro del Laboratorio, i 9 punti essenziali per garantire un lavoro sinergico di sviluppo della progettualità delle iniziative all’interno del DIS.

VISION Expert

MAURO DI PRETE | Ingegnere, co-founder e Direttore Tecnico dell’Istituto IRIDE, si occupa da sempre di questioni ambientali nell’ambito di progetti di opere pubbliche supportando progettisti e proponenti. È membro esperto del CSLLPP e del Comitato Speciale PNRR. Per oltre 8 anni è stato anche membro della Commissione Tecnica VIA-VAS presso il Ministero dell’Ambiente e ha svolto docenze sui temi ambientali a Genova e Roma.

Company | IRIDE Istituto per la Ricerca e l’Ingegneria Dell’Ecosostenibilità

VALERIO VERALDI Ingegnere, è Direttore Tecnico dell’Istituto IRIDE, dove svolge attività di studio e analisi di sostenibilità seguendo gli aspetti tecnico-ambientali di infrastrutture strategiche. Ha maturato un’esperienza significativa nella valutazione ambientale di aeroporti, porti, reti stradali e autostradali, impianti energetici e grandi opere, collaborando a numerosi progetti di rilevanza nazionale.

Company | IRIDE Istituto per la Ricerca e l’Ingegneria Dell’Ecosostenibilità

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