Vision News, Green VisionMaggio 6, 2026388 Visualizzazioni

Redazione VISIONJ
Istituzioni, amministratori, gestori delle infrastrutture, società e imprese dell’engineering, ordini professionali e comunità scientifica si sono confrontati oggi, 6 maggio 2026, a Bologna sui temi ricostruzione, prevenzione e sicurezza dei territori. La sede della Regione Emilia-Romagna ha ospitato l’iniziativa “Ricostruzione, mitigazione del rischio, sostenibilità dei territori e delle infrastrutture di trasporto”, promossa da ANSFISA e Remtech, come spazio di dialogo operativo tra competenze diverse chiamate a lavorare su una sfida comune.
Il tema della ricostruzione in Emilia-Romagna è stato affrontato non soltanto come ripristino delle condizioni precedenti – rileva una nota della stessa ANSFISA – ma come occasione per rafforzare la capacità pubblica di pianificare, prevenire e accompagnare le comunità verso modelli più sicuri e resilienti.
Il confronto si è poi concentrato sulle infrastrutture di trasporto e sulla prevenzione dei rischi, un ambito in cui la qualità delle decisioni dipende sempre più dalla capacità di integrare dati, monitoraggio, manutenzione, programmazione e conoscenza dei territori. In questa prospettiva si è inserito l’intervento di Domenico Capomolla, Direttore di ANSFISA, che ha portato il contributo istituzionale e tecnico dell’Agenzia, promotrice dell’evento insieme a RemTech e protagonista del tavolo tecnico pomeridiano dedicato al Libro Bianco “Dissesto idrogeologico e infrastrutture di trasporto”.
ANSFISA ha così confermato il proprio ruolo nella promozione di una cultura della sicurezza fondata su analisi del rischio, vigilanza, prevenzione e dialogo con i territori, promuovendo un confronto arricchito anche dalla partecipazione dei principali gestori e operatori delle infrastrutture di trasporto, insieme alle competenze tecniche e professionali che, ciascuna nel proprio ambito, contribuiscono a presidiare la resilienza delle reti e la sicurezza dei territori.
Tra gli interventi del panel infrastrutture, anche quelli di Ugo Dibennardo (FS Engineering), Marilisa Conte (Autostrade per l’Italia), Massimiliano Campanella (Anas) e Carlo Costa (Autostrada del Brennero). “Il nostro Paese – ha sottolineato proprio il Direttore Tecnico Generale di A22 in un post LinkedIn – ha un assetto geomorfologico che lo rende unico e meraviglioso, ma le stesse caratteristiche, unite al cambiamento climatico in corso, rendono particolarmente complessa la tutela delle infrastrutture. L’autostrada del Brennero si sviluppa dalla pianura padana fino ai 1.370 metri di quota del passo del Brennero, attraverso le Alpi. Dalle colate detritiche agli eventi idrologici estremi, dobbiamo prevedere tutto. La chiave per farlo al meglio è sfruttare le innovazioni tecnologiche, per evitare che un pericolo potenziale resti ignorato divenendo un rischio reale“.
In generale, dal dialogo tra istituzioni, gestori, tecnici e professioni è emerso uno dei messaggi centrali dell’iniziativa. La prevenzione del rischio non può essere affidata a un solo livello di intervento, ma richiede una filiera coordinata di responsabilità, nella quale conoscenza scientifica, esperienza amministrativa, competenza ingegneristica, gestione operativa e visione politica contribuiscono insieme alla costruzione di strumenti capaci di anticipare le criticità e orientare gli investimenti.
“L’incontro di oggi – ha chiosato Domenico Capomolla, Direttore di ANSFISA – rappresenta una tappa importante del percorso che ANSFISA sta portando avanti sui territori, con l’obiettivo di promuovere una visione sempre più integrata tra prevenzione, sicurezza delle reti infrastrutturali e capacità di risposta ai cambiamenti climatici. La scelta dell’Emilia-Romagna non è casuale: questa Regione ha sperimentato con particolare intensità quanto la ricostruzione non possa più essere affrontata come una semplice sequenza di interventi emergenziali, ma richieda una lettura sistemica della vulnerabilità dei territori. Non può esserci una ricostruzione realmente efficace senza prevenzione, senza supervisione e senza la capacità di fare sistema tra istituzioni, gestori e mondo tecnico-professionale. Il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico e le infrastrutture di trasporto vuole essere uno strumento a supporto di questo dialogo, per rafforzare politiche e modelli di intervento orientati a sicurezza, prevenzione dei rischi e sostenibilità dei territori”.
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