Un percorso in cinque tappe
Sono cinque le categorie essenziali che Denis e Pontille delineano per caratterizzare l’unicità dell’atto manutentivo; si tratta di fragilità, attenzione, incontro, tempo e tatto.
Già dalle prime pagine, Denis e Pontille ci immergono nella diversità delle attività di manutenzione attraverso il racconto di una giornata apparentemente “ordinaria”. Sebbene la manutenzione sia spesso considerata “un’attività di sfondo”, che tende a passare inosservata, essa è ovunque intorno a noi, che si tratti di un rubinetto che gocciola, di lavori stradali o della cura di una bicicletta. Gli autori sottolineano che la manutenzione, lungi dall’essere un’azione straordinaria, ha un forte valore politico: mantenere significa opporsi al declino degli oggetti, resistere all’obsolescenza programmata e agire nell’ordinarietà del quotidiano senza proiettarsi verso crisi future. In questo senso, l’obiettivo del libro è anche quello di sensibilizzare il lettore all’importanza delle persone che si occupano di queste attività, invisibili ma fondamentali.
La fragilità, ce lo dice anche Steve Jackson, è nella natura delle cose, è alla base del concetto di vita utile. Ogni infrastruttura è fragile a modo suo. Alla fragilità il progettista oppone la duttilità, che viene monitorata e coltivata dal manutentore. Qui la scienza dei materiali svolge la sua massima funzione, ma si deve coniugare con la realtà della manifestazione della difettosità o della crisi: tutte le cose si degradano e richiedono cura continua.
L’attenzione è necessaria, perché sottolinea concetto di sensibilità e percezione nel lavoro di manutenzione. Gli autori esplorano come percepire l’usura e la fragilità degli oggetti sia una questione sensoriale, che coinvolge non solo la vista, ma anche il tatto, l’olfatto e l’udito. Si tratta di una attività dove conta l’esperienza, il colpo d’occhio che matura dopo anni di confidenza con le opere da manutenere e che difficilmente può essere affidato ad un fornitore occasionale.
L’incontro, o la ‘presenza’, si concentra sugli incontri/scontri e le interazioni/integrazioni tra esseri umani e oggetti. Gli oggetti resistono alla manutenzione, nascondono i propri difetti e possono essere ulteriormente danneggiati da un intervento manutentivo inadatto. Ecco che la presenza diventa non negoziabile e la remotizzazione, la digitalizzazione, la sensorizzazione possono non essere sufficienti.
Poi il tempo, la manutenzione agisce sulla durata dell’oggetto e dell’opera ma, di fatto, ne definisce anche l’esistenza e la fruibilità nel tempo: non esiste una attività manutentiva avulsa dall’esercizio di una infrastruttura e, per le stesse ragioni, l’attività manutentiva evolve in relazione all’evolversi del servizio prestato dall’infrastruttura stessa.
Infine il tatto, che si lega alla presenza e all’esperienza e diventa una questione di ‘tocco’ esperto del manutentore, e quindi dell’unicità della sua esperienza.
Visioni e pulsazioni
Con una visione e una capacità espressiva tipica della sociologia, gli autori ci dicono, insomma, che la manutenzione, con la sua “pulsazione quotidiana”, rappresenta un modo diverso di interagire con il mondo materiale, lontano dall’ossessione per la novità e l’interruzione: il loro libro offre una visione complessa e articolata della manutenzione come atto politico, sociale e tecnico, e propone una nuova prospettiva per comprendere la durata e la cura delle cose.
L’ingegneria della cura
Un altro libro “The shock of the old” di David Edgerton, ci ricorda che l’ingegneria nasce per la cura delle cose, le grandi scuole politecniche europee erano votate alla protezione del patrimonio infrastrutturale militare prima e sociale poi. È solo di recente che l’ingegnere si identifica con il creatore di nuova tecnologia e di nuovi progetti, al punto che ci si occupa di manutenzione viene genericamente riferito come tecnico.
Denis e Pontille ci stimolano a ridare il peso, la stima e la giusta considerazione agli sforzi di chi ogni giorno si dedica a far durare le reti che rendono possibile l’infrastruttura della nostra vita quotidiana.
Guardatevi Perfect Days* di Wim Wenders, e fateci un pensiero!
* Un fotogramma del film (2023) nell’immagine di apertura di questo articolo.