Un impianto di produzione di conglomerati bituminosi esempio di armonizzazione con il territorio e di “cultura CAM”, ma allo stesso tempo hub innovativo capace di mettere a terra i migliori frutti della ricerca sui bitumi a uso stradale. Abbiamo visitato lo stabilimento di Arezzo di Valli Zabban
Redazione VISIONJ
Produrre (conglomerato bituminoso) in quantità e qualità. Dentro uno stabilimento tecnologicamente avanzato, nonché gestito con la massima attenzione ai dettagli, in funzione dell’efficienza e della sicurezza, e alla salvaguardia ambientale, anche in ragione del fatto che questo impianto si colloca nel tessuto urbano della magnifica Arezzo. Tutti questi fattori – qualità, produttività, sostenibilità, sicurezza – vanno letti in connessione, non solo scattando una fotografia del presente, ma anche ripercorrendo la storia del sito: l’impianto per la produzione di conglomerati bituminosi di Valli Zabban (dal 2005 parte del Gruppo Tonon).
Nell’ottica della nostra esplorazione dell’SDG 9 dell’Agenda ONU 2030 “Industria Innovazione Infrastrutture”, nel dicembre scorso abbiamo avuto l’opportunità di visitare l’impianto, il cui ultimo revamping è stato effettuato nel 2023. A farci da guida, il responsabile dello stabilimento Roberto Brilli, a cui va il nostro più sentito ringraziamento, che ci ha aperto le porte di un luogo emblematico per varie ragioni. Si tratta innanzitutto di un polo produttivo di materiali stradali tra gli asset di uno principali player nazionali nel campo della trasformazione dei bitumi.
Il che significa, per esempio, dialogo costante con il quartier generale della divisione Tecnologie Stradali di Bologna di Valli Zabban – direttore tecnico Massimo Paolini e direttore commerciale Enrico Petelio – lungo una serie di percorsi che vanno dalla fornitura di leganti (dai bitumi alle emulsioni) alle verifiche delle prestazioni reali di un ampio ventaglio di soluzioni, tra cui quelle della famiglia PBT Perpetual Binder Technology che negli ultimi anni ha saputo mettere in connessione i fattori durabilità, sostenibilità e lavorabilità.
Radici e contesto
Il discorso si amplia ulteriormente seguendo le tracce delle “radici” di Valli Zabban, se osserviamo la questione del punto di vista della storia aziendale, evocata anche dall’effigie “Valli” sopra il giglio bianco e la scritta Firenze campeggiante, accanto alla moderna grafica VZ, sulla palazzina che ospita direzione e nuovo laboratorio (ci ritorneremo). Se le origini dell’azienda guidata dal CEO Andrea Lazzarotto risalgono al 1928, anno di fondazione della Idrobitume Zabban a Bologna, un anno cruciale è anche il 1945, quando a Firenze nasce l’Impresa Edile Stradale Valli Giulio & C. È proprio da questo filone che nel 1960 sorgerà ad Arezzo lo stabilimento produttivo “antenato” di quello attuale.
Tra i suoi tratti genetici che si distingueranno nel tempo, il fatto di riuscire a coniugare al meglio sviluppo e rispetto territoriale. Una prova: l’introduzione, già nei primi anni Novanta, a fusione Valli e Zabban già da tempo avvenuta, di un sito di stoccaggio sotterraneo del bitume dotato di scambiatore di calore funzionale all’efficientemente energetico. Tecnologia per la sostenibilità pura, in tempi non sospetti, che ad Arezzo dà ancora oggi il meglio di sé: in una volumetria underground di circa 120 metri cubi possono essere alloggiati gli equivalenti di 8 autotreni di bitume sempre a 110°C. Il materiale, solo quando intraprende il viaggio verso la superficie per essere impiegato nella produzione, viene portato alla temperatura di 170°C.
Linee di prodotto
Dal 1960 al 2023 si sono dunque susseguiti diversi interventi di “aggiornamento” dell’impianto aretino, che oggi ha la veste di un Top Tower 2000 P Marini (Gruppo Fayat) dotato di tamburo essiccatore EvoDRYER, con “anello del riciclato”, deputato a valorizzare le caratteristiche di ogni componente introdotta. La produzione massima è pari a 160 ton/h.
Un suo segno distintivo fondamentale ci riporta sul terreno della sostenibilità ambientale: riduzione di fumi, emissioni odorigene, consumi energetici. Ad Arezzo una delle produzioni chiave riguarda il conglomerato a freddo in sacchi (marchio Asfaltival) per le manutenzioni, il cui bitume flussato viene sempre prodotto nel sito. Questa tipologia di miscela (realizzata a caldo) viene quindi stoccata in 3 silos di capienza pari a circa 70 tonnellate ciascuno, raffreddata, confezionata tramite due linee di insaccamento e quindi distribuita.
Un altro grande filone produttivo riguarda invece varie tipologie di conglomerato bituminoso a caldo o tiepido, tra cui le soluzioni ad alto contenuto di riciclato, al servizio delle imprese stradali operative principalmente nei territori di Arezzo, Firenze e Siena.
Qualità e sostenibilità
La nostra visita allo stabilimento aretino inizia dalla novità laboratorio, operativo dal settembre 2025. Da allora l’attività dell’impianto è quotidianamente accompagnata da quella del “lab”, che si occupa principalmente del controllo della produzione di tutti i conglomerati bituminosi. Il laboratorio, sempre in rete con quello centrale di divisione di Bologna, è dotato di tutte le più moderne apparecchiature per il “production control”: dallo strumento per effettuare la determinazione in automatico della percentuale di bitume alla pressa giratoria per la compattazione dei provini, all’attrezzatura specifica per la determinazione della trazione indiretta.
Appena fuori dal laboratorio, ecco dunque l’impianto, figlio del revamping 2023, una vera e propria sfida determinata dai vincoli ambientali presenti e dettati dall’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA), riguardanti, in sintesi, le tramogge, il camino di uscita dei fumi, il punto di stoccaggio del prodotto finito, nonché, in generale, tutte le altezze. Si trattava dunque di modernizzare una “città dell’asfalto” facendo sì che le sue nuove “case” calzassero a pennello su quelle antecedenti: tutela urbanistica e allo stesso tempo massiccia innovazione. Il risultato: un luogo-esempio di contemporanea cultura ESG, che in taluni casi ha anche saputo anticipare le prescrizioni CAM Strade, si pensi alla copertura del granulato d’asfalto, senza trascurare i sistemi di trattamento e aspirazione dei fumi o quelli per l’abbattimento dei rumori.
Armonia con il territorio
L’impianto Valli Zabban si trova lungo la via Fiorentina, a evocare ancora una volta il giglio dello storico logo. A due chilometri circa, verso il centro, vi è la scintillante Piazza Grande di Arezzo, fulcro di bellezza rinascimentale. Appena fuori dal cancello principale, lo stabilimento sembra quasi scomparire, “nascosto” dalle alberature e beneficiato dalle sue rispettosissime altezze, di cui abbiamo detto. L’aria, intorno, è la medesima che si respira sotto questo cielo di Toscana, i rumori lievi.
Ne denotano la vivacità industriale soltanto i transiti dei bilici di conglomerato bituminoso che vengono a rifornirsi qui: chi diretto verso le aree urbane, chi sulle autostrade. Sui loro cassoni, ecco le miscele frutto di molteplici attività di ricerca, controlli incrociati, prove al vero. Rese possibili anche da questo impianto, nella sua funzione di “super laboratorio” a cielo aperto. Industria, innovazione e infrastrutture. Ad Arezzo ne abbiamo trovato un crocevia
