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		<title>Integrare infrastrutture e territori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 06:05:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetto]]></category>
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					<description><![CDATA[Approfondiamo con i suoi ideatori il modello DIS (Distretto Infrastrutturale Sostenibile) che moltiplica i vantaggi trasversali per reti e contesti. Il terreno di coltura di questa prospettiva innovativa: l’IRIDE Circular Lab.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="29107" class="elementor elementor-29107" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Approfondiamo con i suoi ideatori il modello DIS (Distretto Infrastrutturale Sostenibile) che moltiplica i vantaggi trasversali per reti e contesti. Il terreno di coltura di questa prospettiva innovativa: l’IRIDE Circular Lab</h2>				</div>
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									<p><span style="letter-spacing: 0px;"><i>Approfondiamo, dando spazio a un documento elaborato dagli esperti di Isituto IRIDE, a cui esprimiamo gratitudine per la fattiva collaborazione, origini, presupposti e sviluppi dello strumento integrato dei DIS Distretti Infrastrutturali Sostenibili, una “tessitura” necessaria e più che concreta per legare infrastrutture, territori e comunità con nessi sempre più virtuosi e benefici. Uno dei principali: la sostenibilità ambientale. Per ulteriori spunti di approfondimento sulla materia DIS potete navigare&nbsp;</i></span><a href="https://visionjournal.it/sostenibili-e-integrati-ecco-i-dis/" target="_blank" rel="noopener">in questo link</a><span style="letter-spacing: 0px;"><i>.</i></span></p>
<p><strong style="background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">di</span>&nbsp;MAURO DI PRETE, VALERIO VERALDI | </strong><span style="background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;">IRIDE Istituto per la Ricerca e l&#8217;Ingegneria Dell&#8217;Ecosostenibilità</span></p>
<p><span class="ap-dropcaps ap-square">I</span>l Circular Lab di&nbsp;<a href="https://www.istituto-iride.com/" target="_blank" rel="noopener">IRIDE&nbsp;</a>vuole dare un contributo in termini di “incubatore” come luogo collaborativo in cui i partecipanti hanno modo di arricchire e confrontare, sviluppandole, le proprie idee e azioni con l’obiettivo di implementare un proprio modello di <b>infrastruttura sostenibile</b>. Ciò che occorre è arricchire “l’ingegneria” con un approccio che combina innovazione, nuove funzionalità e responsabilità sociale per proteggere sia il territorio sia le comunità.&nbsp;<span style="letter-spacing: 0px;">Le infrastrutture devono evolversi per contribuire attivamente alla rigenerazione del capitale naturale all&#8217;interno degli ambienti che occupano. Non sono più solo la spina dorsale fisica a supporto dei servizi essenziali della vita quotidiana, ma sono diventate leve strategiche per il futuro del pianeta. Questo ruolo richiede una <b>capacità di pianificazione e progettazione di nuova scala</b>: pianificazione su scale temporali più ampie e che vedono gli obiettivi di più generazioni, nonché su scale spaziali che vanno oltre le esigenze locali o di quelle correlate al territorio interessato dalla presenza fisica dell’opera.</span></p>
<p><span style="letter-spacing: 0px;">Le infrastrutture, inoltre, sono ormai più di semplici opere in quanto possono rivelarsi un elemento strutturante il sistema territoriale e di supporto per il bene sociale, non solo da leggere come semplice (e forse negativo) sviluppo di antropizzazione, ma come un qualcosa di più articolato e innovativo qualora si pensi ad esse come “spina dorsale” di rigenerazione ambientale del territorio se viste anche come “smart road”: elementi di rigenerazione urbana e/o supporti per sviluppare azioni generatrici e di recepimento dei servizi ecosistemici.&nbsp;</span><span style="letter-spacing: 0px;">Per far questo, però, occorre attribuire <b>un più ampio significato alle singole opere che compongono il “sistema infrastrutturale” </b>di vaste porzioni di spazi da vivere. Di qui, il concetto dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">DIS: la proposta</strong></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">Per intraprendere questa strada Istituto IRIDE propone due percorsi paralleli e sinergici: il primo parte dal mettere a fattore comune le evidenze che oggi sono state sviluppate laddove la progettualità e la gestione delle infrastrutture hanno messo in atto molti e interessanti momenti di visione sostenibile delle opere e che sono emerse nel&nbsp;</span><a href="https://visionjournal.it/vi-raccontiamo-il-circular-lab/" target="_blank" rel="noopener">primo confronto del Circular Lab (Milano, giugno 2025)</a><span style="background-color: #ffffff;">, il secondo di ripensare e sviluppare l’idea progettuale din dalla sua base con un chiaro significato sostenibile e poterla portare avanti in tutte le principali fasi di sviluppo del progetto.&nbsp;</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Per perseguire quest’idea, anche con il presente documento si sviluppa una base di <b>Linee Guida per determinare una Governance del DIS</b>. Il dibattito e il lavoro di analisi e confronto dell’IRIDE Circular Lab potrà, partendo dalla presente versione base, mettere in ordine una proposta più solida e condivisa da parte di tutti i partecipanti al lavoro che potrà essere presentata alle Autorità Competenti e, nel cao, essere sviluppata in una vera e propria “prassi di riferimento”.</span></p>
<div>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">L&#8217;idea progettuale</strong></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">La tematica della sostenibilità deve essere considerata un <b>punto di riferimento per l’intera progettazione dall’ideazione dell’intervento, passando per la fattibilità tecnico-economica delle opere e delle infrastrutture per giungere alla sua realizzazione e gestione</b>. A tale scopo, è utile tenere sotto controllo l’intero processo di concepimento e sviluppo del progetto stesso.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">La sostenibilità deve essere assunta come una “catena” che dall’ancora (il punto fermo di base rappresentato dall’idea progettuale mossa dall’esigenza pubblica) giunge in modo saldo, ma al tempo stesso flessibile, all’imbarcazione (l’opera pubblica stessa) per tenerla stabile e duratura nel tempo. Per far questo è possibile ripercorrere tutte le fasi concettuali e operative di sviluppo della progettazione e, per ognuna di queste, verificare e applicare i principi di sostenibilità.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Ma c’è un punto cardine che si vuole introdurre per rendere manifesto l’obiettivo che ci si prefigge e che emerge dai lavori del Circular Lab IRIDE: la possibilità di sviluppare alcuni di questi momenti con il supporto di un sistema di integrazione delle prestazioni definito Distretto Infrastrutturale Sostenibile.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Per rendere ancora più chiaro il concetto si vuole per prima cosa condividere in quali momenti peculiari i concetti di sostenibilità devono entrare e permearsi nel processo di sviluppo di un’opera pubblica. Nulla di nuovo, “soltanto” una rilettura sistematizzata delle indicazioni più volte enunciate ed emerse anche nei lavori della prima giornata del Circular Lab, ma che è bene fissare e proporre all’attenzione delle autorità per una loro “cristallizzazione”.&nbsp;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Sistematizzare la sostenibilità</strong></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">In tal senso, viene in aiuto una rilettura attenta del Codice degli Appalti. Oggi è il Dlgs 3672023 e smi. La prima parte inizia dal Quadro Esigenziale (QE) e, passando attraverso il DOCFAP, perviene al Documento di Indirizzi per la Progettazione (DIP). Il Quadro Esigenziale non solo deve eseguire un’analisi critica delle strategie di sviluppo sostenibile, per individuare gli strumenti e gli atti istituzionali (piani, programma indirizzi gestionali) più pertinenti ai fabbisogni della collettività che rispondono all’esigenza dell’iniziativa e a quelli dell’Amministrazione che pone in atto l’azione di progetto, ma ha il ruolo, in termini di sostenibilità, di individuare le linee strategiche che si vogliono assumere con riferimento ai 6 più volte richiamati obiettivi della sostenibilità dettati dalla Tassonomia. <b>È rispetto a ciascuno di questi che devono essere definite le linee di azione e i target di riferimento a livello di tutti gli ESG</b>.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Il quadro esigenziale deve chiudersi con una chiara determinazione degli indicatori di prestazione di sostenibilità che poi sono i punti cardine dello sviluppo successivo. Quest’ultimo, in primo luogo, è affrontato al livello di Analisi delle alternative e gli indicatori di sostenibilità, al pari di quelli più squisitamente tecnici ed economici, devono essere il punto di riferimento per la scelta della soluzione da adottare, sia se essa è orientata a una “nuova” opera sia che ci si orienti per un recupero/restauro di opere pubbliche esistenti.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Scelta la soluzione, si definisce uno dei momenti cardine dell’iter di progetto per quanto riguarda la sostenibilità e non solo: la determinazione degli indirizzi di progetto mediante la redazione del DIP. Questo documento ha molte funzioni, ma in ottica di sostenibilità deve certamente porre l’attenzione all’individuazione dei requisiti prestazionali minimi del progetto, dei protocolli di sostenibilità da perseguire e dei criteri di premialità da assegnare alla fase di realizzazione per la gara di appalto.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">In tal modo <b>si hanno tutti gli elementi per poter iniziare a sviluppare un progetto sostenibile</b> e si entra in pieno, così, nella seconda parte della catena logica della sostenibilità, quella che permea le scelte delle soluzioni sostenibili all’interno del progetto vero e proprio.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Il progetto viene sviluppato e, in parallelo, si ritiene essenziale che vi sia un processo di verifica e di gestione della coerenza tra le scelte di cui alla prima parte della catena e lo sviluppo del PFTE. Molte volte, infatti, si assiste alla corretta individuazione delle ipotesi e degli obiettivi di progetto ma una non coerente o semplificata attuazione degli stessi porta a risultati non efficaci. Il processo progettuale deve essere corredato di una parte di verifica e sostenuto da un costante allineamento tra le scelte di fondo e le prospettive di attuazione del progetto stesso. Questo approccio deve essere attuato almeno a quattro livelli:</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">1. Livello tecnico;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">2.</span> <span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Livello di applicazione dei protocolli di sostenibilità e dei criteri ambientali;</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">3. Livello di capitolati;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">4. Livello di predisposizione e svolgimento della gara d’appalto.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">A livello tecnico i requisiti individuati per lo svolgimento del progetto nelle fasi inziali e in particolare nel DIP devono essere attentamente confrontati con le prestazioni ottenute dal progetto per verificare il <b>soddisfacimento dei criteri di sostenibilità</b>. Così come una volta individuato il protocollo di sostenibilità non ci si deve accontentare di determinare il livello ottenuto, ma si deve eseguire un’analisi critica e nel caso apportare dei miglioramenti al progetto, al fine di ottenere un più alto livello di performance andando a portare il risultato sul massimo gradino delineato dal protocollo assunto.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Nelle ultime due fasi, che sono quelle più significative per l’intero svolgimento della catena e che assicurano in modo più solido “l’ancora all’imbarcazione”, <b>i Capitolati speciali d’appalto devono essere chiaramente delineati in termini di performance di sostenibilità e delle conseguenti performance erogate </b>al fine di definire il livello di sostenibilità della costruzione. Infine, è essenziale la corretta attuazione della gara di appalto, per dare reale e cogente riscontro alle premialità assunte e delineate nei CSA e garantire l’opera sostenibile.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Con la finalità di controllare e verificare durante la fase di realizzazione e gestione del progetto quanto indicato nel progetto stesso, a seguito dell’applicazione delle indicazioni e dei principi che si vogliono introdurre, si ritiene fondamentale che sia prevista una fase di monitoraggio finalizzata a confermare la sostenibilità dell’opera. A tal fine, è sempre più importante la presenza di una figura specifica in cantiere, rappresentata dal “Responsabile ambientale di cantiere”.&nbsp;</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Il Responsabile ambientale del cantiere</strong></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Il Responsabile dovrà periodicamente <b>monitorare una serie di parametri</b>, riportandone gli esiti in uno specifico report, da redigere con cadenza costante. Il report, pertanto, riporterà i risultati di tutti i parametri, che rappresentano ognuno un aspetto di sostenibilità trattati nel progetto, in modo da avere un quadro complessivo dei temi di particolare attenzione, nonché un resoconto periodico.&nbsp;</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Al termine della fase di cantiere dovrà essere redatto uno <b>specifico report finale</b>, comprendente i risultati stimati di tutti i parametri nell’intero periodo in cui si svilupperà la cantierizzazione, fornendo un giudizio sul raggiungimento del relativo obiettivo di sostenibilità. Tali report, le informazioni e i dati relativi dovranno essere inseriti nel sistema di gestione del progetto (per esempio BIM, portale ambientale, etc.) e messi a disposizione degli enti predisposti al controllo.</span></p>
</div>								</div>
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									<p><strong style="letter-spacing: 0px; background-color: #ffffff; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Distretto Infrastrutturale Sostenibile</strong></p><p>LNel parlare di sostenibilità delle opere molte volte ci si è trovati a percepire una lettura “egocentrica” dell’opera stessa, riconducendo e subordinando a essa ogni riferimento e ogni performance, prescindendo dall&#8217;esistenza di altri punti di vista e di riferimento. Ancor peggio, senza considerare che l’opera è inserita in un contesto, in un ambiente, in un territorio, in un sistema di programmazione e di gestione rispetto ai quali vi è uno scambio interattivo e continuo.</p><p>Come spesso accade (anche se preme puntualizzare che una simile visione sarebbe parziale), viene spontaneo il paragone con le tematiche dell’“impatto” e, quindi, si propone di ragionare con la stessa logica su quella che potrebbe essere definita una “sostenibilità cumulata”.</p><p><span style="letter-spacing: 0px;">Il punto importante delle presenti considerazioni è che, per questo, <b>occorre iniziare a “dialogare” con il territorio non solo attraverso gli stakeholder, ma anche includendo tra questi gli altri gestori infrastrutturali.</b></span></p><p><span style="letter-spacing: 0px;">In questo senso, l<b>&#8216;idea potrebbe essere che, in alcuni momenti specifici, come più oltre indicati, le iniziative possano essere messe a confronto e possano consentire di individuare momenti comuni da condividere a favore di uno stesso scopo e obiettivo: lo sviluppo sostenibile delle iniziative</b>, evitando che ciascuno proceda con una propria programmazione, un proprio scopo, una propria serie di spunti di sostenibilità, oltre a tutto il tema delle mitigazioni e dei monitoraggi.</span></p><p>Mettendo tutto ciò a sistema sul territorio si potrebbe evitare una dispersione degli investimenti e una minore efficacia di quanto proposto, poiché si tratta di interventi che riguardano il singolo ambito infrastrutturale senza un&#8217;analisi sistemica. Da qui l’idea del Distretto Infrastrutturale Sostenibile.</p><p>L&#8217;obiettivo sotteso è quello di poter <b>disporre di un&#8217;aggregazione di imprese, una sorta di rete, che abbia come scopo promuovere la sostenibilità e l&#8217;integrazione all&#8217;interno del territorio </b>e che metta a sistema una serie di informazioni, di azioni e di possibilità di dialogo. Tutto ciò che si è acquisito nel corso del tempo: dati ambientali, problematiche di natura sociale, iniziative e progetti di valorizzazione territoriale, opere di mitigazione o di compensazione, azioni di valorizzazione in termini di controllo dei cambiamenti climatici, tutela della biodiversità, qualità dell’acqua e salute pubblica. Tutto da condividere e integrare al fine di efficientare il sistema e divenire un “moltiplicatore di sostenibilità”.</p><p><span style="letter-spacing: 0px;">Ciò prende avvio e trova applicazione sia nei momenti di programmazione delle iniziative infrastrutturali, nei quali vengono definite e scelte le ipotesi progettuali per rispondere alle esigenze espresse dalle comunità e dagli utenti finali, che i diversi gestori fanno proprie e intendono sviluppare, sia nei successivi momenti di sviluppo, realizzazione e gestione delle iniziative stesse.</span></p>								</div>
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									<p><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Il tempo dell&#8217;intervento</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Analizzando le diverse esperienze e dialogando con “gli attori” dell’IRIDE Circular Lab, ovvero tutti gli intervenuti, e considerando <b>le esperienze vissute quotidianamente</b> sembra di poter prioritariamente individuare dei momenti di particolare efficacia di un’ipotesi di Distretto. Di seguito una proposta per iniziare a ragionarci, proprio nella logica del laboratorio,</span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Nel primo caso (DIS-1) ci si muove nel settore di sviluppo e finanziabilità dell’iniziativa, quando si è nella definizione del Quadro Esigenziale (QE) e, passando attraverso il DOCFAP, si perviene al Documento di indirizzi per la progettazione (DIP)</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">In tal senso, il Quadro Esigenziale non solo deve eseguire un’analisi critica delle strategie di sviluppo sostenibile al fine di individuare gli strumenti e gli atti istituzionali (piani, programma indirizzi gestionali) più pertinenti ai fabbisogni della collettività che rispondono all’esigenza dell’iniziativa e a quelli dell’Amministrazione che pone in atto l’azione di progetto, ma ha il ruolo, in termini di sostenibilità, di individuare le linee strategiche che si vogliono assumere con riferimento agli obiettivi della sostenibilità dettati dalla Tassonomia.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><b>Che ruolo ha e come interviene il Distretto Infrastrutturale Sostenibile? <span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">La proposta è la seguente.</span></b></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Nel definire il quadro esigenziale, l’esame dei fabbisogni della collettività e l’analisi delle strategie degli strumenti e degli atti istituzionali nonchè delle policy delle Amministrazioni, devono essere considerati fattori da implementare anche con le strategie di sviluppo sostenibile con l’obiettivo di <b>inserire nella definizione delle esigenze dell’infrastruttura non solo quelle proprie della Stazione Appaltante, ma anche quelle territoriali e dettate dalle esigenze pianificatorie del contesto.</b> Ovviamente in chiave di sostenibilità.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Il quadro delle esigenze dell’infrastruttura deve far proprie anche le esigenze del territorio nel quale l’infrastruttura si colloca. In che modo? E con quale ruolo? Ovviamente non assoluto, mentre il nuovo intervento non deve essere la panacea di tutti i mali e non deve farsi carico di tutte le tematiche e le criticità presenti. Deve essere, invece, un’occasione e un acceleratore di sostenibilità. Può essere un catalizzatore di finanziamenti, ma non deve farsi carico dei finanziamenti delle tematiche di sostenibilità del territorio.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Un esempio, per rendere l&#8217;idea</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Se un territorio presenta una criticità in termini di stabilità dei versanti o di necessità di sistemazione del regime idrico del reticolo e questa può essere affrontata anche in termini di gestione e valorizzazione dell’ecosostenibilità dei luoghi, allora tali aspetti, nell’individuazione delle soluzioni di collegamento viario in queste aree, non dovrebbero essere letti come punti critici e di repulsione all’attraversamento dell’infrastruttura, ma come elementi di attrazione, a condizione che la soluzione complessiva, che vedrebbe l’infrastruttura come elemento centrale della stabilizzazione, non sia letta come unico strumento di finanziamento, bensì che <b>il progetto dell’infrastruttura dialoghi con il finanziamento dell’ente territoriale (per esempio Autorità di Bacino, Regione, etc.) e che i due si unifichino in un tutt’uno</b>, nel quale il secondo rappresenti il costo sociale della sostenibilità della prima, ne costituisca un valore aggiunto e quindi un beneficio indiretto che contribuisce a generare effetti positivi, ad esempio, nella sua ACB.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Scelta la soluzione si definiscono gli indirizzi di progetto mediante la r<b>edazione del Documento di Indirizzo della Progettazione</b>. In questo le logiche del DIS devo entrare in prima battura e deve essere sviluppata un’attenta verifica e analisi anche delle esigenze degli Stakeholder anche per rendere partecipi gli Enti territoriali alle scelte infrastrutturali, con indubbi vantaggi nello sviluppo delle fasi successive.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Il valore della messa a sistema</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Vi è poi la parte più centrale dello sviluppo progettuale. Qui si individua un secondo ruolo essenziale del Distretto Infrastrutturale Sostenibile. Mettere a sistema e in coerenza più iniziative che si sviluppano nel medesimo ambito (DIS-2). È un altro livello di attenzione, decisamente importante e premiante. <b>L’approccio della singola infrastruttura consente magari in una fase iniziale una maggiore indipendenza delle iniziative nelle scelte; tuttavia, in una visione strategica territoriale il suo “asset” sostenibilità potrebbe non esprimere al meglio il suo potenziale. </b>Gli Stakeholder sarebbero consultati singolarmente con duplicazione di richieste e sforzi, gli investimenti potrebbero essere dispersi portando a una minore efficacia degli investimenti di sostenibilità e a una maggiore complessità degli inter-amministrativi. Racchiudere tutto ciò nel Distretto Infrastrutturale Sostenibile potrebbe essere un’occasione per generare sinergie, nonché moltiplicare i risultati.</p>								</div>
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									<p>L’utilità del DIS è quindi sviluppabile in due diversi momenti dell’iter evolutivo dell’opera. Il primo in fase di programmazione e definizione della soluzione progettale, il secondo in fase di consolidamento e di scelte finali di organicità con il territorio.</p><p><span style="letter-spacing: 0px;">Ma l’esperienza in atto mette in evidenza un terzo momento (DIS-3) in cui si potrebbe riscontrare l’efficacia del Distretto Infrastrutturale Sostenibile, in particolare nella fase del monitoraggio e della rendicontazione. </span></p><p><span style="letter-spacing: 0px;">Ormai tutte le opere devono assolvere a questo scopo. Che sia un’indicazione progettuale endemica, che sia un’indicazione suggerita, che sia l’ottemperanza a una condizione posta dai vari pareri espressi rispetto a quell’iniziativa, poco importa: la presentazione di un Piano-Progetto di Monitoraggio è centrale e la sua attuazione ne è l’ovvia conseguenza.</span></p><p><span style="letter-spacing: 0px;">Ci sono, nel medesimo territorio, nello stesso ambito di influenza, monitoraggi generati da diverse iniziative? Probabile. Qualcuno ne tiene conto e li verifica? Difficile. La logica del Distretto Infrastrutturale Sostenibile potrebbe venire incontro a questa esigenza e consentire ottimizzazioni e un’implementazione di verifiche e controlli più efficaci.</span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Come sviluppare e realizzare il DIS</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="letter-spacing: 0px;">Cio che si propone IRIDE Circular Lab è <b>sviluppare le idee fin qui esposte, renderle operative trovandone una modalità pratica di attuazione, poterle presentare in modo organico sia agli Enti preposti sia alle Autorità competenti</b>. Gli argomenti posti sul tavolo sono ampi e di interesse. L’impostazione data all’IRIDE Circular Lab è pratica e pragmatica, per cui non si vuole immaginare un “trattato” o un’“enciclopedia”. Si ritiene di proporre un tavolo di lavoro continuativo in cui, con riunioni e momenti di confronto, i singoli partecipanti possono condurre unitariamente le elaborazioni che mano a mano definiscono loro stessi come essenziali.</span></p>								</div>
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									<p>La definizione del DIS deve essere un processo iterativo che si basa su due aspetti: il primo territoriale, il secondo di impostazione, di definizione dei ruoli e gestionale. Per questo si prevede di poter eseguire <b>una mappatura delle infrastrutture potenzialmente interessanti per raccordarle in un Distretto</b>. La proposta è quella di partire da uno o più soggetti che percepiscono un’esigenza e individuano nella forma di aggregazione una possibilità e/o un’opportunità di sviluppo e da quest’idea verificare se è possibile perseguire la costruzione e lo sviluppo del “Distretto”.</p><p>In questo senso nella presente fase di impostazione si delineano anche una bozza di Linee Guida per la Governance del Distretto, al fine di poter individuare i presupposti e i requisiti che si possono mettere intorno al tavolo al fine della costituzione di un DIS. <b>Una volta individuata una potenzialità, si esegue un riscontro del potenziale distrettuale e si sviluppano una serie di interviste coinvolgendo i gestori di dette infrastrutture</b> proponendo a ognuno un sistema di domande (in modo diretto o mediante questionario) per determinare il potenziale interesse. A seguito dell’elaborazione degli esiti delle interviste si potrebbe giungere ad una prima delineazione dei Distretti.</p>								</div>
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									<p>Contemporaneamente, si ritiene che un gruppo di partecipanti al Laboratorio potrebbe lavorare in modo congiunto e mediante il coinvolgimento degli esperti con diverse competenze, tra cui amministrative e legali, con l’obiettivo di lavorare sulla forma da assegnare al sistema di Governance del Distretto partendo dalla bozza di Linee Guida che si mettono a disposizione. Una volta note le Linee Guida, si potranno seguire due percorsi paralleli: il primo è quello di presentazione delle stesse ai partecipanti, nonché alle Autorità competenti sia per gli aspetti tecnici e di pianificazione sia per quelli ambientali e di sostenibilità, al fine di avere un confronto e un arricchimento dell’iniziativa e delle Linee Guida stesse, mentre il secondo saranno le prime applicazioni a casi concreti a seguito di una sintesi delle iniziative nel frattempo prevedibili.</p><p>Ci si immagina di essere così giunti nel vivo dell’applicazione del Distretto Infrastrutturale Sostenibile.</p><p><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Il legante del DIS: governance</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="letter-spacing: 0px;">Per un gestore di infrastrutture (strade, reti elettriche, ferrovie, data center), la “governance” è il pilastro che deve garantire la continuità di servizi essenziali per la collettività e gestire asset con cicli di vita almeno decennali. In questo settore, una buona governance si traduce in quattro aree chiave:</span></p><p>• <b>Pianificazione e ciclo di vita</b> (<i>Asset Management</i>): definizione di processi trasparenti per la selezione, progettazione e manutenzione delle opere. Inoltre, la governance deve essere improntata all&#8217;intero ciclo di vita del progetto per evitare sprechi e inefficienze. Deve consentire la decarbonizzazione.</p><p>• <b>Resilienza e gestione dei rischi</b>: un gestore deve avere protocolli chiari per affrontare minacce fisiche (cambiamento climatico, disastri naturali) e digitali. </p><p>• <b>Relazione con gli stakeholder</b>: gestire le infrastrutture significa interagire con i territori e le comunità. Una governance efficace include meccanismi di consultazione pubblica e trasparenza per prevenire conflitti sociali e assicurare lo sviluppo inclusivo migliorando la qualità della vita collettiva.</p><p>• <b>Integrazione dei criteri ESG</b>: i gestori devono allineare i loro modelli di governo agli standard di sostenibilità.</p><p>Senza una governance solida, le infrastrutture rischiano ritardi, costi imprevisti e perdita di fiducia da parte di cittadini e investitori. La governance sinergica è un motore intrinseco di sostenibilità.</p><p>Le infrastrutture sostenibili presenti su un territorio devono avere elementi comuni di governance. La governance delle infrastrutture nell’ambito del DIS deve mirare a modernizzare, digitalizzare e rendere sostenibili le opere presenti nel distretto nella loro lettura complessiva.</p><p>Gli obiettivi principali ai cui si vuole puntare mediante una gestione integrata delle infrastrutture includono la semplificazione delle procedure autorizzative, il rafforzamento della capacità amministrativa e il monitoraggio degli investimenti, garantendo sicurezza, sostenibilità ambientale e coesione sociale. I gestori che aderiscono al DIS mettono insieme le loro risorse e il loro potere gestionale per mirare a:</p><p>• Efficienza e semplificazione: snellire le procedure di pianificazione, approvazione e realizzazione delle opere.</p><p>• Resilienza e sicurezza: potenziamento e messa in sicurezza delle infrastrutture per aumentarne la resilienza agli effetti del cambiamento climatico.</p><p>• Sostenibilità ambientale: integrazione dei criteri ESG, transizione energetica, riduzione dell&#8217;inquinamento e protezione del capitale naturale, in linea con l’European Green Deal.</p><p>• Innovazione digitale: digitalizzazione dei servizi e delle infrastrutture (smart grids e roads, porti digitali).</p><p>• Competitività e crescita: miglioramento dei servizi ai territori e competitività.</p><p>• Trasparenza e controllo: rafforzamento del monitoraggio per garantire il rispetto dei target di spesa e l&#8217;efficacia degli interventi. Implementare reti di monitoraggio ambientale e di gestione ambientale sia della realizzazione delle opere sia del loro esercizio con un sistema “unico” integrato nel territorio</p><p>• Rendicontazione della sostenibilità: raggiungimento degli obiettivi sinergici e riscontro delle esigenze degli stakeholder</p><p><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">La progettualità del DIS</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="letter-spacing: 0px;"><b>La logica del “Distretto” vuole essere una leva strategica mediante la quale è possibile impostare e sviluppare progettualità che arricchiscono e vanno oltre la progettazione di un intervento.</b> Sempre più l’impostazione di un’iniziativa deve essere assunta con riferimento al contesto nel quale si inserisce e pertanto la definizione di un DIP o lo sviluppo di un DOCFAP (solo per dare un riferimento che trova riscontro nella norma di settore) devono essere azioni arricchite con quelli che sono gi obiettivi indicati come elementi di gestione di un Distretto. Arricchire tali strumenti progettuali consente di avere una maggiore garanzia di successo. La progettazione di un intervento proprio di un DIS deve quindi prendere in considerazione almeno:</span></p><p><i>Analisi del territorio</i></p><p>La prima fase consiste nello studiare il contesto dell’area. Si analizzano:</p><p>• caratteristiche ambientali (clima, suolo, biodiversità)</p><p>• infrastrutture esistenti (energia, acqua, trasporti)</p><p>• attività economiche e sociali</p><p>• consumi energetici ed emissioni</p><p>• rischi ambientali.</p><p><i>Definizione degli obiettivi di sostenibilità</i></p><p>Si stabiliscono obiettivi chiari, come ad esempio:</p><p>• riduzione delle emissioni di CO₂</p><p>• autonomia energetica</p><p>• mobilità a basse emissioni</p><p>• riduzione dei consumi idrici</p><p>• miglioramento della qualità della vita.</p><p><i>Coinvolgimento della comunità</i></p><p>Un progetto all’interno della logica del distretto sostenibile funziona solo se coinvolge:</p><p>• cittadini</p><p>• imprese</p><p>• amministrazioni locali</p><p>Il processo partecipativo migliora l’accettazione del progetto.</p><p><i>Considerazione degli asset sostenibili</i></p><p>Unitamente al progetto infrastrutturale principale occorre prendere in considerazione anche gli altri aspetti rappresentati dai principali asset che garantiscono la sostenibilità dell’iniziativa, considerando almeno:</p><p>• Energia: impianti solari o rinnovabili, reti intelligenti (Smart Grid), sistemi di accumulo energetico.</p><p>• Acqua: recupero delle acque piovane, depurazione e riuso, riduzione delle perdite idriche.</p><p>• Rifiuti: economia circolare, impianti di riciclo e recupero energetico.</p><p>• Biodiversità: valorizzazione e riqualificazione degli elementi di valore naturale ed ecosistemico; incremento delle condizioni di diversità e abbondanza delle specie; rivitalizzazione di habitat.</p><p><i>Iniziative per l’adattamento climatico</i></p><p>Si integrano soluzioni naturali:</p><p>• aree a valenza naturale e/o a parchi/boschi</p><p>• corridoi ecologici</p><p>• soluzioni con tetti verdi</p><p>• sistemi di drenaggio delle aree antropizzate sostenibili.</p><p><i>Coerenza con la finanza sostenibile</i></p><p>Si definiscono:</p><p>• costi di realizzazione</p><p>• fonti di finanziamento</p><p>• fonti di finanziamento che possono prevedere, specialmente per gli asset di sostenibilità associati all’intervento principale, forme composite quali per esempio partenariati pubblico-privati</p><p>• coerenza con il principio del non arrecare danno (DNSH).</p><p><i>Implementazione e monitoraggio</i></p><p>Dopo la costruzione si avvia il monitoraggio continuo di:</p><p>• consumi energetici</p><p>• emissioni</p><p>• qualità dell’aria</p><p>• mobilità </p><p>• piattaforme di gestione dati.</p><p>Un distretto infrastrutturale sostenibile è un’area territoriale in cui infrastrutture, servizi e attività economiche sono progettati e gestiti in modo integrato per ridurre l’impatto ambientale, migliorare l’efficienza delle risorse e favorire lo sviluppo economico e sociale. In pratica è un sistema di infrastrutture (energia, mobilità, acqua, rifiuti, digitale, edifici) organizzato per funzionare in modo sostenibile, resiliente e coordinato, mirando almeno a:</p><p>• ridurre le emissioni di CO₂</p><p>• aumentare l’efficienza energetica</p><p>• migliorare la qualità della vita</p><p>• aumentare il valore ecosostenibile</p><p>• migliorare e riqualificare gli habitat</p><p>• rendere i territori più resilienti ai cambiamenti climatici</p><p>• favorire lo sviluppo economico sostenibile</p><p>• mantenere nel tempo le proprie caratteristiche e valenze.</p>								</div>
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									<p><strong style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: 0px; color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px;">Principi delle Linee Guida: 9 punti salienti</strong></p><p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="letter-spacing: 0px;">Una condizione necessaria per un sistema di infrastrutture di successo è quello di sviluppare, oltre a un piano di sviluppo ed attuazione (progettualità) della singola infrastruttura, <b>un sistema di lettura e di gestione integrato volto alla sostenibilità complessiva</b>. A tale scopo occorre che i gestori delle singole opere o dei sistemi di opere presenti sul territorio che definisce il DIS siano pronti, di comune accordo e secondo una politica sinergica, a:</span></p><p>1. Definire un quadro di azioni chiave per il rapporto con le istituzioni</p><p>2. Definire un chiaro quadro delle esigenze delle infrastrutture nel loro complesso e verificarne la mutua efficacia</p><p>3. Individuare le potenzialità che possono essere colte, sviluppate e/o create nell’ambito territoriale del DIS</p><p>4. Coinvolgere e verificare le esigenze delle parti interessate </p><p>5. Definire le modalità di sviluppo e la loro articolazione per dare una risposta complessiva alle esigenze sociali</p><p>6. Sviluppare sistemi di equilibrio e potenziamento della biodiversità</p><p>7. Garantire il corretto uso delle risorse</p><p>8. Garantire un consenso ampio delle parti sociali coinvolte e la sostenibilità finanziaria</p><p>9. Monitorare e aggiornare lo sviluppo programmato.</p><p>Una volta definiti tali aspetti e delineato un programma di azione/i ogni gestore avrà modo di sviluppare e gestire la propria infrastruttura avendo cura di attuare le indicazioni collegialmente definite. Da questa disamina si potranno sviluppare, in una seconda parte di lavoro del Laboratorio, i 9 punti essenziali per garantire un lavoro sinergico di sviluppo della progettualità delle iniziative all’interno del DIS.</p>								</div>
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									<p><span style="color: #ffffff;"><b>MAURO DI PRETE | I</b></span><span style="color: #ffffff;"><i>ngegnere, co-founder e Direttore Tecnico dell’Istituto IRIDE, si occupa da sempre di questioni ambientali nell’ambito di progetti di opere pubbliche supportando progettisti e proponenti. È membro esperto del CSLLPP e del Comitato Speciale PNRR. Per oltre 8 anni è stato anche membro della Commissione Tecnica VIA-VAS presso il Ministero dell’Ambiente e ha svolto docenze sui temi ambientali a Genova e Roma</i></span><i style="letter-spacing: 0px; color: #ffffff;">.</i></p><p><span style="letter-spacing: 0px; color: #ffffff;"><b>Company | </b>IRIDE Istituto per la Ricerca e l&#8217;Ingegneria Dell&#8217;Ecosostenibilità</span></p>								</div>
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					<div class="fn_cs_button" data-align="center"><div class="fn__read_more"><a href="https://www.linkedin.com/in/mauro-di-prete-681ba81b7/" ><span class="text">vai al profilo linkedin</span><span class="icon"><i class="fn__isvg fn__isvg-svg__arrow_3 "></i></span></a></div></div>				</div>
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									<p><span style="letter-spacing: 0px; color: #ffffff;"><b>VALERIO VERALDI </b></span><span style="letter-spacing: 0px; color: #ffffff;"><b>| </b></span><span style="color: #ffffff;"><i>Ingegnere</i></span><span style="color: #ffffff;"><i>, è Direttore Tecnico dell’Istituto IRIDE, dove svolge attività di studio e analisi di sostenibilità seguendo gli aspetti tecnico-ambientali di infrastrutture strategiche. Ha maturato un’esperienza significativa nella valutazione ambientale di aeroporti, porti, reti stradali e autostradali, impianti energetici e grandi opere, collaborando a numerosi progetti di rilevanza nazionale.</i></span></p><p><span style="letter-spacing: 0px;"><span style="letter-spacing: 0px; color: #ffffff;"><b>Company | </b></span></span><span style="background-color: #ec6820; color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">IRIDE Istituto per la Ricerca e l&#8217;Ingegneria Dell&#8217;Ecosostenibilità</span></p>								</div>
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		<title>Sottopasso modenese in anticipo</title>
		<link>https://visionjournal.it/sottopasso-modenese-in-anticipo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 15:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vision News]]></category>
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					<description><![CDATA[Avanzano i lavori della "Complanarina" all'A1. Tra le ultime operazioni al traguardo, a cura di Amplia Infrastructures e Tecne (Gruppo ASPI), il posizionamento di un monolite.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="29095" class="elementor elementor-29095" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Avanzano i lavori della "Complanarina" all'A1. Tra le ultime operazioni al traguardo, a cura di Amplia Infrastructures e Tecne (Gruppo ASPI), il posizionamento di un monolite</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;">Redazione VISION</strong><strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">J</span></strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">S</span>i concluderà nel primo pomeriggio di venerdì 24 luglio 2026 il programma di lavori che ha portato al posizionamento del <b>nuovo sottopasso della Complanarina di Modena</b>. Il completamento delle attività, portate a termine da <b>Autostrade per l’Italia</b> con una settimana di anticipo rispetto al cronoprogramma, consentirà pertanto, dal pomeriggio di venerdì, il ripristino della viabilità locale, a partire dalla riapertura della nuova Estense.</p><p>Circa <b>60 persone, tra operai e tecnici, appartenenti rispettivamente ad Amplia e Tecne, entrambe società del Gruppo Autostrade per l’Italia</b>, hanno lavorato a partire dal 27 giugno alle attività di spostamento e consolidamento di una struttura scatolare lunga 28 m, larga 17 m, alta quasi 10 e di un peso di 6.400 ton. Una delicata operazione di traslazione di circa 45 m che è stata resa possibile grazie all’utilizzo di <b>6 strutture di spinta, per un totale di 24 martinetti idraulici </b>che hanno consentito un avanzamento medio giornaliero di circa 15 m. </p><p>Un percorso che ha consentito di inglobare il monolite, realizzato in precedenza da Aspi, alla parte sottostante della Strada Statale 12. <b>La fase successiva ha previsto la ricostruzione del sedime stradale della Nuova Estense, demolito per fare spazio al sottopassaggio</b>, il posizionamento di <b>quasi 80 m di nuove barriere fonoassorbenti e di circa 350 m di barriere di sicurezza</b>. Attualmente, invece, sono in corso le operazioni di stesura della nuova pavimentazione per un totale di 2mila metri quadrati, nel tratto compreso tra la rotatoria Cantone e il cavalcavia della A1.</p><p>Un cronoprogramma intenso, per un totale di 10mila ore di lavoro, che porta a termine la realizzazione dell’intero tracciato della Complanarina. Con il posizionamento del sottopasso della Nuova Estense si completa, infatti, l’allacciamento della nuova viabilità con il sistema autostradale, sia in ingresso che in uscita dal casello Modena Sud della A1. </p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Opera territoriale</span></span></span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">Nei prossimi mesi si procederà con le finiture finali che prevedono, tra gli altri, interventi di natura idraulica, l’installazione di barriere di sicurezza e fonoassorbenti, il posizionamento della segnaletica, secondo un cronoprogramma che verrà condiviso con le Istituzioni.</span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><b>La Complanarina &#8211; termine con cui viene indicata la riconfigurazione della Tangenziale di Modena &#8211; è un&#8217;opera di rilevanza strategica per la mobilità locale e per le realtà produttive del territorio</b>. Il progetto ha previsto la realizzazione di un nuovo tratto di circa 6 km che <b>collega la tangenziale di Modena all’Autostrada del Sole</b> con l&#8217;obiettivo di alleggerire il traffico urbano &#8211; in particolare quello dei mezzi pesanti &#8211; e di garantire una distribuzione più equilibrata dei flussi veicolari.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Dall’avvio dei lavori nel 2023, Aspi ha realizzato e restituito alla circolazione una serie di interventi che hanno già migliorato la viabilità locale. L’approvazione del progetto esecutivo da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, arrivata nel febbraio 2026, ha consentito di avviare la fase decisiva e più complessa, conclusa in questi giorni.</p><div> <a style="letter-spacing: 0px;" href="https://visionjournal.it/visionj-giugno-2026/" target="_blank" rel="noopener">Approfondisci l&#8217;intervento sul nostro speciale Giugno 2026 a pag. 40 dello sfogliabile</a></div>								</div>
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		<title>Hub europeo del rinforzo strutturale</title>
		<link>https://visionjournal.it/hub-europeo-del-rinforzo-strutturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 12:48:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Vision News]]></category>
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					<description><![CDATA[Novità Fibre Net Group: dall'ampliamento dell’area dedicata alla ricerca e di quella produttiva, a Udine, alla nomina a CEO di Lorenzo Melegari, che guiderà l'integrazione con Kerakoll. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="29072" class="elementor elementor-29072" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Novità Fibre Net Group: dall'ampliamento dell’area dedicata alla ricerca e di quella produttiva, a Udine, alla nomina a CEO di Lorenzo Melegari, che guiderà l'integrazione con Kerakoll</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">di</span>&nbsp;Redazione VISION</strong><strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">J</span></strong></p>
<p><span class="ap-dropcaps ap-square">F</span>ibre Net, realtà specializzata da <b>25 anni nel settore del ripristino e rinforzo strutturale </b>e parte di <b>Kerakoll Group</b>, compie un ulteriore passo strategico nel proprio percorso di crescita con l’acquisto di una nuova area produttiva nei pressi di Udine, destinata a diventare il Centro di Eccellenza Europeo per il rinforzo strutturale del Gruppo.&nbsp;<span style="letter-spacing: 0px;">Il nuovo terreno di oltre 22mila metri quadrati si inserisce, infatti, <b>in continuità con gli spazi già esistenti nella Zona Industriale Udinese</b> per una superficie totale di 78.300 metri quadrati e rappresenta un investimento concreto a sostegno di una <b>visione industriale chiara e di lungo periodo</b>, proiettando l’azienda friulana verso una nuova fase di sviluppo a livello internazionale.&nbsp;</span></p>
<p>Il progetto prevede lo sviluppo di un <b>hub integrato che riunisca in un unico sito attività produttive avanzate, laboratori di ricerca e sviluppo e spazi dedicati alla formazione tecnica</b>, con l&#8217;obiettivo di fare di Udine il cuore tecnologico, produttivo e culturale del settore del ripristino e del rinforzo strutturale. Un comparto sostenuto dalla crescente necessità di preservare, riqualificare e mettere in sicurezza edifici e infrastrutture: solo in Italia, nel 2026 quasi il 68% degli investimenti nelle costruzioni sarà destinato al recupero e alla riqualificazione del costruito e gli investimenti in manutenzione straordinaria raggiungeranno i 161,5 miliardi di euro .&nbsp;</p>
<p>Dopo la recente comunicazione della partnership con Kerakoll, Fibre Net annuncia, inoltre, la <b>nomina di Lorenzo Melegari nel ruolo di nuovo Chief Executive Officer di Fibre Net Group, con la responsabilità di guidare il Piano Industriale</b>, unendo le competenze sviluppate da Fibre Net con la solidità industriale e la presenza globale di Kerakoll, favorendo così una contaminazione positiva tra le due organizzazioni. <b>Melegari, 37 anni, è entrato in Kerakoll nel 2020 come Corporate Product Leader per la Business Unit Edilizia</b>, dopo una Laurea in Ingegneria Civile e un Master in Business Administration di SDA Bocconi, oltre a precedenti esperienze lavorative all’estero.</p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Visione condivisa</span></span></span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">“<i>Con questo investimento rafforziamo una scelta strategica molto precisa: fare di Udine il punto di riferimento europeo per il rinforzo strutturale del patrimonio del costruito, attraverso lo sviluppo e la produzione di prodotti e sistemi altamente innovativi</i>”, commenta <b>Andrea Zampa, fondatore e Director R&amp;D, Ufficio Tecnico e Operations di Fibre Net Group</b>. “<i>Il Centro di Eccellenza integrerà attività produttive, ricerca, sperimentazione e formazione, dando continuità a un percorso di crescita costruito in oltre venticinque anni di attività e alimentato dalla collaborazione con università e centri di ricerca nazionali e internazionali. Un’evoluzione che ci consentirà di ampliare ulteriormente le nostre capacità, potenziare i laboratori e sviluppare nuovi impianti secondo i principi dell’Industria 5.0, con focus su innovazione e sostenibilità. Il nuovo polo rappresenterà, inoltre, un importante fattore di attrazione per competenze di alto valore, generando ricadute positive sull’occupazione e contribuendo alla crescita di un ecosistema industriale e tecnologico d’eccellenza sul territorio. In questo percorso, l’integrazione con Kerakoll rappresenta un acceleratore fondamentale, permettendoci di consolidare ulteriormente il ruolo di Udine come punto di riferimento internazionale per il settore del ripristino e del rinforzo strutturale</i>”.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">“<i>Questo ampliamento si inserisce in un momento chiave della storia di Fibre Net. Nel 2026, infatti, il Gruppo festeggia 25 anni di attività e l’avvio della partnership con Kerakoll che prevede un graduale percorso di integrazione di medio-lungo periodo tra le nostre due aziende, basato su una visione condivisa, forti complementarità e una chiara ambizione di crescita internazionale. Il Centro di Eccellenza di Udine costituirà il luogo chiave per costruire relazioni con le nostre persone e i nostri clienti, puntando su competenze, innovazione, e per potenziare la nostra capacità industriale verso tutti i mercati e canali di interesse</i>”, ha commentato <b>Lorenzo Melegari, Chief Executive Officer di Fibre Net Group</b>.&nbsp;</p>								</div>
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		<title>L&#8217;elettricità delle autostrade</title>
		<link>https://visionjournal.it/lelettricita-delle-autostrade/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[elena.filicori@visionjournal.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 12:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Vision]]></category>
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					<description><![CDATA[ASPI attiva 82 nuovi punti di ricarica fino a 400 kW alimentati al 100% da fonti rinnovabili: l'interdistanza media lungo la rete è di 50 km e scenderà a 30 quando il piano (168 stazioni totali) sarà completato.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28980" class="elementor elementor-28980" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">ASPI attiva 82 nuovi punti di ricarica fino a 400 kW alimentati al 100% da fonti rinnovabili: l'interdistanza media lungo la rete è di 50 km e scenderà a 30 quando il piano (168 stazioni totali) sarà completato</h2>				</div>
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									<p><span style="color: #fd6925;">di</span><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"> BARBARA MARCHI</strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">A</span>utostrade per l&#8217;Italia e Atlante hanno completato l&#8217;installazione di <b>82 nuovi punti di ricarica ad alta potenza, distribuiti su 7 stazioni in altrettante aree di servizio della rete in gestione (A1, A13 e A14)</b>. L&#8217;ultima ad essere inaugurata è quella di Montepulciano Est. <span style="letter-spacing: 0px;">Gli impianti, nel dettaglio, si trovano nelle aree di servizio di Montepulciano Est e Ovest (Siena), San Pelagio Est (Padova), San Nicola Ovest (Caserta), Teano Est (Caserta) e Le Saline Est e Ovest (Foggia). </span><b style="letter-spacing: 0px;">La tecnologia ultra-fast arriva fino a 400 kW, con tempi di ricarica all&#8217;80% intorno ai 20 minuti</b><span style="letter-spacing: 0px;">. Ogni stazione integra sistemi di accumulo a batteria e pensiline fotovoltaiche, ed è alimentata interamente da fonti rinnovabili. </span><span style="letter-spacing: 0px;">Le soluzioni adottate servono anche a ottimizzare i flussi energetici e a contenere l&#8217;impatto sulla rete elettrica, gestendo i picchi di consumo in modo automatizzato.</span></p><p>Sul fronte dei servizi,<b> le stazioni restano accessibili 24 ore su 24 </b>&#8211; anche per le persone con mobilità ridotta &#8211; e assicurano l&#8217;interoperabilità con i principali mobility service provider e con le piattaforme di roaming. Il pagamento è possibile direttamente con carta di credito, mentre l&#8217;assistenza clienti multilingue copre l&#8217;intera giornata, tutti i giorni della settimana. È disponibile anche un sistema di verifica remota per controllare la disponibilità delle colonnine prima di raggiungerle.</p><p>Con l&#8217;apertura della stazione di Montepulciano Est (A1), <b>la rete sale a 107 stazioni di ricarica attive lungo le autostrade gestite da Autostrade per l&#8217;Italia</b>. Come spiega Massimo Iossa, Direttore Aree di Servizio della concessionaria, <b>l&#8217;interdistanza media tra le stazioni si attesta ora intorno ai 50 km, ma è destinata a scendere a 30 km entro la fine del piano</b>, quando il numero complessivo delle stazioni arriverà a 168.</p><p>L<b>e procedure di gara per altre 61 stazioni si sono da poco concluse</b>. I bandi sono stati definiti secondo le indicazioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell&#8217;Autorità di Regolazione dei Trasporti, e le nuove attivazioni sono attese nei prossimi mesi, realizzate insieme ai principali operatori del settore.</p><p>L&#8217;operazione si inserisce in <b>una strategia più ampia da parte di Atlante, che punta a rafforzare la presenza di stazioni ad alta potenza nei punti a maggiore intensità di traffico</b> &#8211; sulla scia di quanto già fatto presso gli hub aeroportuali di Milano Malpensa, Roma Fiumicino e Torino Caselle. L&#8217;obiettivo dichiarato è accompagnare la crescita del mercato dei veicoli elettrici con tecnologie ultra-fast e soluzioni di stoccaggio e produzione di energia rinnovabile, così da <b>garantire viaggi a zero emissioni anche sulle lunghe percorrenze</b>.</p>								</div>
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		<title>Un unico spazio digitale</title>
		<link>https://visionjournal.it/un-unico-spazio-digitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[elena.filicori@visionjournal.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Progetto]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Vision]]></category>
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					<description><![CDATA[CSPFea porta nel mercato italiano la piattaforma Vektor.io che integra BIM, dati geospaziali e rilievi 3D nella gestione dei progetti infrastrutturali e di costruzione​.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="29034" class="elementor elementor-29034" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">CSPFea porta nel mercato italiano la piattaforma Vektor.io che integra BIM, dati geospaziali e rilievi 3D nella gestione dei progetti infrastrutturali e di costruzione</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">di</span> BARBARA MARCHI</strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">A</span>rriva anche in Italia <a href="https://vektor.io/">Vektor.io</a>, la piattaforma <i>browser-based</i> pensata per la gestione dei dati nei progetti infrastrutturali e di costruzione, che<strong> integra in un unico ambiente disegni tecnici, modelli BIM, dati geospaziali e rilievi tridimensionali</strong>. A introdurla sul mercato nazionale sarà <a href="https://www.cspfea.net/" target="_blank" rel="noopener">CSPFea</a>, che ha siglato con l&#8217;azienda finlandese un accordo di partnership commerciale e tecnica.</p><p>Il settore delle infrastrutture e delle costruzioni è terreno naturale per questo tipo di strumenti: <b>strade, ferrovie, opere idrauliche</b>, reti ed edifici richiedono il coordinamento costante tra progettazione, rilievo dello stato di fatto e verifica dell&#8217;<i>as-built</i> lungo tutto il ciclo di vita dell&#8217;opera. <strong style="letter-spacing: 0px;">La piattaforma &#8211; accessibile via browser, senza installazioni &#8211; nasce proprio per collegare questi flussi di lavoro in un solo spazio digitale</strong><span style="letter-spacing: 0px;">, sia in ufficio siain cantiere, riducendo le incongruenze tra ciò che viene progettato e ciò che viene effettivamente costruito.</span></p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Ponte Italia-Europa</span></span></span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Non è un caso che Vektor.io punti sull&#8217;Italia: il <strong>Paese è tra i principali mercati infrastrutturali europei</strong>, e le imprese di costruzione italiane sono spesso protagoniste anche all&#8217;estero, negli stessi mercati dove l&#8217;azienda ha già clienti e progetti in corso. <b>La partnership con CSPFea consente quindi di portare lo stesso ambiente di lavoro anche sui progetti fuori dai confini nazionali</b>, garantendo continuità tra i cantieri italiani e quelli internazionali.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;">Nell&#8217;accordo, <strong>CSPFea assume il ruolo di partner e distributore a valore aggiunto di Vektor.io in Italia</strong>: gestirà le attività commerciali, l&#8217;<i>onboarding</i>, la formazione e il supporto ai clienti. Un presidio locale pensato per facilitare l&#8217;adozione della piattaforma nei processi di coordinamento, revisione, misurazione e validazione tipici dei grandi progetti infrastrutturali e di costruzione.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><a href="https://www.cspfea.net/cspfea-porta-vektor-io-in-italia-una-nuova-piattaforma-per-integrare-bim-dati-geospaziali-e-reality-capture-nei-progetti-aec/" target="_blank" rel="noopener">Il comunicato di CSPFea</a></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><a href="https://vektor.io/vektorio-expands-into-italy-with-cspfea" target="_blank" rel="noopener">Il comunicato di Vektor.io</a></p>								</div>
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		<title>Expertise per una nuova strada</title>
		<link>https://visionjournal.it/expertise-per-una-nuova-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 07:35:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Road Industry]]></category>
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					<description><![CDATA[Focus sulla variante alla SS9 di Casalpusterlengo, opera Anas che porterà efficienza, nuova sicurezza e sostenibilità. Tra gli specialisti in campo, EuroprogressGroup (fornitura montanti e posa delle barriere antirumore).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28993" class="elementor elementor-28993" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Focus sulla variante alla SS9 di Casalpusterlengo, opera Anas che porterà efficienza, nuova sicurezza e sostenibilità. Tra gli specialisti in campo, EuroprogressGroup (fornitura montanti e posa delle barriere antirumore)</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">di</span> ALESSANDRO DI GREGORIO</strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">U&#039;</span>n’infrastruttura territoriale cruciale in dirittura d’arrivo. Stiamo parlando della <b>nuova Tangenziale di Casalpusterlengo</b>, nel Lodigiano, Lombardia, opera in variante alla SS 9 Emilia, sotto le cure costruttive di <b>Anas</b>. Il suo primo stralcio progettualmente si sviluppa per 7,1 km a Ovest dell&#8217;attuale Via Emilia e consentirà di bypassare gli abitati della stessa Casalpusterlengo e di Zorlesco, che fruiranno anche di una bretella di collegamento alla viabilità esistente di circa 930 m.</p><p><span style="letter-spacing: 0px;">La variante sarà una strada extraurbana principale di categoria B, con carreggiate separate, due corsie per senso di marcia e una piattaforma stradale larga 22 m. <b>L&#8217;infrastruttura comprende 5 svincoli, 4 ponti, 5 viadotti e 1 cavalcavia</b>, configurandosi come un&#8217;opera destinata a incrementare capacità, sicurezza e continuità della direttrice Lodi-Piacenza.</span></p><p><span style="letter-spacing: 0px;">La tangenziale lodigiana si presenta come un esempio di <b>opera viaria concepita, progettata e realizzata con l’obiettivo di generare &#8211; oltre che efficienza trasportistica &#8211; nuova sicurezza stradale e migliorata sostenibilità ambientale</b>, in ragione principalmente del fatto che ridurrà sensibilmente la congestione in un contesto che è sia agricolo, sia residenziale. </span></p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Alta specializzazione</span></span></span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">Un fattore distintivo dell’intervento, inoltre, è stato ed è la cura minuziosa per ogni particolare costruttivo, improntato alla funzionalità e alla qualità. Un esempio su tutti, con ricadute positive anche in chiave ambientale, è l’inserimento nel progetto di una <b>quota significativa di barriere antirumore</b>, nella cui messa in opera è impegnato anche un operatore specializzato come <b>EuroprogressGroup </b>che, nel campo delle carpenterie metalliche, abbina perizia progettuale e costruttiva a <i>expertise </i>esecutiva, potendo contare sia su apparati tecnologici di ultima generazione sia su team di specialisti qualificati.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">“<i>Le nostre squadre</i> &#8211; fanno sapere da EuroprogressGroup, che a Casalpusterlengo f<b>ornisce i montanti metallici e si occupa della posa delle barriere </b>&#8211; <i>sono operative ogni giorno, con l&#8217;impegno e la precisione che contraddistinguono ogni progetto in cui siamo coinvolti. Dalla progettazione alla messa in opera, lavoriamo per consegnare infrastrutture che durano nel tempo e generano valore per le comunità</i>”.&nbsp;</span></p>
<p><a href="https://www.linkedin.com/in/europrogress-group-3a0b21254/" target="_blank" rel="noopener">Segui la pagina LinkedIn di EuroprogressGroup</a></p>								</div>
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		<title>Sostenibili e integrati: ecco i DIS</title>
		<link>https://visionjournal.it/sostenibili-e-integrati-ecco-i-dis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 10:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[Notizie, video, link e soprattutto riflessioni condivise sui Distretti Infrastrutturali Sostenibili, un modello elaborato in seno al Circular Lab dell'Istituto IRIDE. Come infrastrutture e territorio possono dialogare per crescere bene]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28921" class="elementor elementor-28921" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Notizie, video, link e soprattutto riflessioni condivise sui Distretti Infrastrutturali Sostenibili, un modello elaborato in seno al Circular Lab dell'Istituto IRIDE. Come infrastrutture e territorio possono dialogare per crescere bene</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;">Redazione VISION</strong><strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">J</span></strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">D</span>al Circular Lab promosso da <b>Istituto IRIDE</b> ha preso forma un concetto destinato a innovare, in profondità, l&#8217;approccio alle infrastrutture: i <b>DIS &#8211; Distretti Infrastrutturali Sostenibili</b>, ovvero una proposta operativa per coordinare opere, cantieri, dati e strategie ambientali alla scala dei territori.</p><p>Le grandi infrastrutture &#8211; è emerso da un confronto molto serrato e appassionante avviato nel 2025 e mai interrotto (allo start-up del Circular Lab ha partecipato anche <strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;">VISION</strong><strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">J</span></strong><span style="letter-spacing: 0px;">) &#8211; non si esauriscono nel tracciato di una strada, in una linea ferroviaria, in uno scalo aeroportuale o nell’organizzazione di un cantiere. <b>Ogni opera modifica flussi, consumi, relazioni, paesaggi e modalità d’uso delle aree coinvolte</b>: &#8220;<i>Per questo le scelte orientate alla sostenibilità non possono essere affrontate come una somma di interventi separati, ma richiedono una visione più ampia, capace di mettere in relazione soggetti diversi, obiettivi comuni e strumenti di governo condivisi</i>&#8220;.</span></p><p>È da questa esigenza che ha preso forma, per l&#8217;appunto, il concetto di <b>Distretti Infrastrutturali Sostenibili (DIS): un modello pensato per coordinare grandi reti e nodi infrastrutturali alla scala del territorio, trasformando singole azioni di sostenibilità in una strategia condivisa, misurabile e replicabile. </b></p><p>A proporre questa lettura è Istituto <a href="https://www.istituto-iride.com/">IRIDE, realtà tecnica nata attorno ai temi dell’ingegneria e dell’ecosostenibilità</a>, che con <b>IRIDE Circular Lab</b> ha avviato un percorso di confronto dedicato alla progettazione infrastrutturale sostenibile. Il laboratorio nasce come <b>spazio partecipativo, in cui gestori, progettisti, imprese, istituzioni, università e operatori del settore possono portare esperienze, criticità e proposte</b>, con l’obiettivo di trasformarle in strumenti concreti. </p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Buone pratiche &#8220;a sistema&#8221;</span></span></span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Il punto di partenza non è teorico. <b>Il Circular Lab nasce infatti dal confronto con pratiche già avviate da grandi realtà infrastrutturali</b>, che in ambiti differenti stanno lavorando su <b>digitalizzazione, monitoraggio, decarbonizzazione, gestione delle risorse, qualità dei cantieri e dialogo con le comunità</b>. La proposta di IRIDE parte da qui: raccogliere queste esperienze, leggerle in modo integrato e farne la base per una traccia operativa.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Il DIS diventa così uno strumento per superare la logica del singolo progetto e costruire una cornice comune, nella quale opere diverse possano coordinare le proprie azioni, evitare sovrapposizioni e rendere più efficace l’impiego delle risorse.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px; font-weight: bold; background-color: #ffffff;">Dal progetto al distretto</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Il <b>Distretto Infrastrutturale Sostenibile</b> nasce da una premessa concreta: molte azioni acquistano valore solo se superano il perimetro della singola opera. Emissioni, risorse idriche, materiali, biodiversità, energia, accessibilità e digitalizzazione richiedono una regia comune, capace di trasformare interventi puntuali in risultati misurabili alla scala del territorio.&nbsp;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><b>Il DIS si configura quindi come supporto alla governance territoriale, non come un nuovo livello burocratico</b> né come uno spazio sovrapposto a quello delle amministrazioni e degli enti competenti nella pianificazione e nel controllo del territorio. La sua funzione è favorire la convergenza di iniziative, dati e responsabilità lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura: pianificazione, progetto, cantiere, esercizio, manutenzione e possibili evoluzioni future. In questo quadro, obiettivi, indicatori e modalità di verifica possono essere definiti fase per fase, rendendo più leggibile il rapporto tra l’opera, il sistema infrastrutturale di riferimento e il contesto in cui si inserisce.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><b>Questa impostazione permette di superare una lettura limitata alla logica della mitigazione degli impatti.</b> Un’infrastruttura può contribuire alla qualità delle aree attraversate, migliorare le connessioni e la sua resilienza, valorizzare spazi circostanti, introdurre sistemi di monitoraggio e rafforzare il rapporto con enti, comunità e portatori di interesse. La sostenibilità, in questo senso, diventa parte del metodo con cui l’opera viene pensata, realizzata e gestita.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px; font-weight: bold; background-color: #ffffff;">Assi di lavoro alla base del metodo</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Il lavoro del Circular Lab si concentra su tre assi principali: <b>il rapporto tra infrastrutture e aree contermini, l’organizzazione dei cantieri e dei processi realizzativi, l’innovazione come leva per misurare, gestire e migliorare le prestazioni delle opere.</b> Sono ambiti diversi, ma strettamente collegati: inserimento nel contesto, efficienza operativa, uso delle risorse, digitalizzazione e valutazione degli impatti concorrono infatti alla stessa prospettiva di sviluppo.&nbsp;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Le esperienze raccolte mostrano che <b>il settore non parte da zero</b>. In ambiti diversi sono già attive pratiche avanzate su monitoraggio, decarbonizzazione, gestione dell’acqua, recupero dei materiali, piattaforme dati, smart road, intermodalità e impronta carbonica. <b>Il valore dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili sta nella possibilità di collegare queste pratiche</b>, evitando che restino episodi isolati o buone esperienze non replicabili.&nbsp;<span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Il Circular Lab lavora quindi a una sintesi operativa: individuare criteri comuni, strumenti di lettura e indicatori capaci di descrivere le prestazioni ambientali e sociali non solo alla scala dell’opera, ma anche in rapporto al sistema territoriale in cui l’opera si inserisce.</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo; font-size: 22px; font-weight: bold; background-color: #ffffff;">Dati, confronto, proposta</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Perché questa impostazione funzioni serve una base conoscitiva condivisa. Informazioni affidabili, aggiornate e interoperabili permettono di orientare le scelte progettuali, valutare alternative, controllare gli effetti prodotti e individuare eventuali correttivi. <b>Strumenti come digital twin, BIM, GIS, sensoristica, protocolli di sostenibilità, analisi LCA e carbon footprint assumono quindi un ruolo centrale: non come dotazione tecnologica o analisi fine a sé stessa, ma come supporto alla decisione e alla gestione.&nbsp;</b></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Accanto alla dimensione tecnica resta decisivo il confronto tra gli attori coinvolti. Il laboratorio nasce proprio per raccogliere contributi, ordinare proposte, favorire sinergie e predisporre documenti di lavoro da sottoporre agli interlocutori istituzionali e operativi. Il DIS riguarda, come detto, gestori, progettisti, imprese, amministrazioni, comunità e mondo della ricerca; per questo richiede un metodo partecipativo e orientato a risultati concreti.</p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="color: rgb(13, 30, 81); font-family: Heebo; font-size: 22px; font-weight: 700; background-color: rgb(255, 255, 255);">Attenzione istituzionale</span></p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;">Recentemente,&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/posts/i-r-i-d-e-srl_circularlab-dis-sostenibilitaeq-activity-7473027663029411842-8Tio?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop&amp;rcm=ACoAAAFxHAMBPYKVwLMA_HTg-rR--YZUrq7Jsf4" target="_blank">il tema dei Distretti Infrastrutturali Sostenibili ha trovato spazio anche nel confronto istituzionale, confermando l’interesse verso modelli capaci di collegare infrastrutture, territori e governance della sostenibilità</a>. Il lavoro del Circular Lab si muove in questa direzione: <b>trasformare esperienze tecniche e operative in una proposta ordinata</b>, verificabile e utile anche al dialogo con gli enti pubblici.&nbsp;</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><b>IRIDE Circular Lab</b> è al lavoro sulla razionalizzazione dei temi raccolti, la definizione dei tavoli tecnici e la predisposizione di documenti di riferimento sui principali ambiti di approfondimento. L’obiettivo è arrivare a una proposta operativa capace di fissare criteri, individuare possibili applicazioni pilota e offrire al settore una traccia concreta per integrare sviluppo infrastrutturale, qualità ambientale e pianificazione territoriale.</p>
<p style="background: 0px 0px #ffffff;"><a href="https://www.istituto-iride.com/infrastrutture-e-territori-la-proposta-iride-per-distretti-sostenibili" target="_blank">Lo speciale DIS sul sito web di Istituto IRIDE</a></p>								</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il valore delle connessioni</title>
		<link>https://visionjournal.it/il-valore-delle-connessioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 12:57:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Road Industry]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Politics]]></category>
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					<description><![CDATA["Facciamo strada al domani" è il nuovo claim della campagna istituzionale di Milano Serravalle-Milano Tangenziali, che mette al centro della propria narrazione la texture tra persone, imprese, territori. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28880" class="elementor elementor-28880" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">"Facciamo strada al domani" è il nuovo claim della campagna istituzionale di Milano Serravalle-Milano Tangenziali, che mette al centro della propria narrazione la texture tra persone, imprese, territori</h2>				</div>
				</div>
				<div class="elementor-element elementor-element-7b4c4f0 elementor-widget__width-initial elementor-widget elementor-widget-text-editor" data-id="7b4c4f0" data-element_type="widget" data-e-type="widget" data-widget_type="text-editor.default">
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;">Redazione VISION</strong><strong style="letter-spacing: 0px; background: 0px 0px #ffffff; color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">J</span></strong></p>
<p><span class="ap-dropcaps ap-square">M</span>ilano Serravalle-Milano Tangenziali, concessionaria autostradale con sede ad Assago (Milano), presenta il nuovo posizionamento con l’obiettivo di <b>rafforzare il dialogo con tutti gli stakeholder e valorizzare il ruolo strategico della rete</b>, che genera opportunità, favorisce la crescita economica e promuove la connessione tra <b>persone, imprese e territori</b>.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L’evoluzione del brand è stata guidata dalla <b>Direzione Marketing, Comunicazione e Relazioni esterne</b> con <b>FutureBrand</b>, società internazionale di consulenza di branding, compiendo un’approfondita analisi basata su interviste interne ed esterne, lo studio dei trend internazionali della mobilità e dei benchmark di settore. Un percorso che ha portato a ridefinire il brand di&nbsp;<a href="https://www.serravalle.it/" target="_blank" rel="noopener">Milano Serravalle-Milano Tangenziali</a>, valorizzando il suo ruolo di <b>abilitatore di sviluppo territoriale ed economico e di “porta di accesso” a Milano e all’Europa</b>.</p>
<p>Il nuovo posizionamento strategico riporta al centro il fattore umano e mette in luce i valori che guidano l’azienda: orientamento al futuro, <b>responsabilità, innovazione, sicurezza</b>. Una <b>visione </b>espressa dal claim: “<i>Facciamo strada al domani</i>” nella <b>campagna istituzionale</b> che sarà veicolata attraverso media digitali, spot radio e ADV su carta stampata <b>dal 28 giugno al 12 luglio</b>. Realizzata dall’agenzia creativa Quiqueg, <b>la campagna sposta il punto di vista dalla strada alle persone che la percorrono, dai tragitti ai progetti</b>, dalla storia di Milano Serravalle-Milano Tangenziali alle storie di chi ogni giorno percorre i 185 km di rete gestiti dalla Società.</p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Dai tragitti ai progetti</span></span></span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">I due soggetti, in cui il claim viene declinato in “<i>Facciamo strada alle idee che diventano imprese</i>” e “<i>Facciamo strada a chi cerca la propria strada</i>”, ad accompagnare <b>immagini di persone alla guida</b>, rimandano infatti all’idea di <b>una rete autostradale che non è solo un’infrastruttura, ma un luogo dove nascono progetti e opportunità, si coltivano sogni, si immaginano nuove avventure, personali e professionali.  </b></span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">“<i>Abbiamo scelto di rinnovare la narrazione del ruolo che l’azienda svolge, ponendo al centro il valore delle connessioni che la rete genera tra persone, territori ed economie</i>” ha commentato <b>Roberta Loiacono</b>, che da settembre 2025 ricopre il ruolo di <b>Direttore Comunicazione, Marketing e Relazione esterne di Milano Serravalle-Milano Tangenziali</b>. “<i>&#8216;Facciamo strada al domani&#8217; sintetizza questa visione e rappresenta una piattaforma narrativa destinata a guidare in modo coerente la nostra comunicazione. La campagna istituzionale segna l’avvio di un percorso più ampio che coinvolgerà progressivamente tutti i touchpoint del brand, con l’obiettivo di costruire una narrativa più distintiva, rilevante e vicina ai nostri stakeholder</i>”. </span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><a href="https://www.serravalle.it/pagine/load/facciamo-strada-al-domani" target="_blank" rel="noopener">Approfondisci</a></p>								</div>
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		<title>Tecno-sicurezza genovese</title>
		<link>https://visionjournal.it/tecno-sicurezza-genovese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 15:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Vision]]></category>
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					<description><![CDATA[La Lanterna sceglie il monitoraggio intelligente Displaid per il controllo continuo di tre infrastrutture strategiche. L'installazione del sistema di sensoristica wireless interesserà tre viadotti in corso Europa, a Prà’ e a Voltri]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28873" class="elementor elementor-28873" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La Lanterna sceglie il monitoraggio intelligente Displaid per il controllo continuo di tre infrastrutture strategiche. L'installazione del sistema di sensoristica wireless interesserà tre viadotti in corso Europa, a Prà’ e a Voltri</h2>				</div>
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									<p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); color: rgb(13, 30, 81); font-size: 15.75px;"><strong style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); font-weight: bold; letter-spacing: 0px;">Redazione VISION</strong></span><strong style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: 0px; color: rgb(13, 30, 81); font-size: 15.75px;"><span style="color: rgb(253, 105, 37);">J</span></strong></p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span class="ap-dropcaps ap-square">D</span>al 22 giugno 2026 hanno preso il via a Genova le attività di installazione di un sistema di sensoristica wireless per il <span style="font-weight: 700;">monitoraggio di tre viadotti </span>cittadini. Gli interventi interesseranno il viadotto Castagna di corso Europa, il ponte di via De Sanctis a Pra&#8217; e il viadotto di via Vallecrosia a Voltri.&nbsp; L&#8217;iniziativa rientra nella più ampia strategia del Comune volta al <span style="font-weight: 700;">rafforzamento della sicurezza infrastrutturale attraverso soluzioni tecnologiche avanzate </span>e un monitoraggio continuativo orientato alla prevenzione. A tal fine, l&#8217;amministrazione ha scelto il sistema sviluppato dall&#8217;azienda milanese <a href="https://displaid.it/" target="_blank" rel="noopener" style="color: rgb(236, 102, 35);">Displaid</a>, specializzata nel <span style="font-weight: 700;">monitoraggio predittivo di ponti e viadotti e già attiva in altre realtà della Pubblica Amministrazione</span> italiana. La soluzione garantisce una gestione integrata dell&#8217;intero processo: dall&#8217;installazione dei sensori alla raccolta e analisi dei dati, fino alla consultazione continua dello stato delle infrastrutture tramite una piattaforma dedicata.</p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;">“<i>Come abbiamo detto da mesi, quella delle ispezioni, del monitoraggio e della messa in sicurezza dei ponti e degli impalcati è una delle grandi emergenze della nostra città</i> &#8211; afferma la sindaca <span style="font-weight: 700;">Silvia Salis</span> &#8211; <i>è evidente che, con le risorse internamente a disposizione del Comune, riusciamo a farci carico solo di alcuni interventi in urgenza. I ponti e gli impalcati a oggi censiti sono 673. È noto che abbiamo già chiesto più volte la possibilità di attingere ai fondi previsti per i ristori del post crollo Morandi, rivedendo gli accordi. Abbiamo finalizzato le intese con l’Autorità portuale per circa 4 milioni di finanziamento, mentre siamo in attesa di novità da parte della Regione Liguria che nel corso di un tavolo tecnico in Prefettura aveva dato la disponibilità al finanziamento di 5 milioni</i>”.</p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span style="color: rgb(13, 30, 81); font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Conoscere per proteggere</span></span></span></p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span style="letter-spacing: 0px;">“<i>L’attività si inserisce nel più ampio quadro delle azioni in adempimento alle vigenti Linee guida Ponti per costruire un adeguato sistema di gestione delle infrastrutture viarie cittadine. La conoscenza e la gestione del nostro patrimonio infrastrutturale sono un elemento fondamentale per garantire l’efficienza della rete viaria e la tutela di cittadini e utenti della strada. L’utilizzo di strumenti innovativi come quelli che saranno installati costituisce un tassello importante a supporto delle attività tecniche portate avanti con grande professionalità dai nostri uffici</i>”, ha dichiarato l’assessore a Lavori pubblici, Manutenzioni e Opere strategiche e infrastrutturali, <span style="font-weight: 700;">Massimo Ferrante</span>.</span></p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span style="letter-spacing: 0px;">“<i>Genova è una città dal patrimonio unico e complesso, e siamo orgogliosi di contribuire alla sua tutela e sicurezza. Il nostro obiettivo è semplice: trasformare i dati del monitoraggio continuo in informazioni utili, capaci di guidare nel tempo la sicurezza e la valorizzazione delle infrastrutture della città</i>”, afferma <span style="font-weight: 700;">Lorenzo Benedetti</span>, CEO di Displaid.</span></p><p style="background: 0px 0px rgb(255, 255, 255); letter-spacing: normal;"><span style="letter-spacing: 0px;">I sensori installati raccoglieranno dati strutturali di varie tipologie: <span style="font-weight: 700;">l’analisi delle vibrazioni</span>, utile a determinare il comportamento modale, permetterà di individuare anomalie dell’impalcato, mentre la misura delle inclinazioni, sarà utilizzata per verificare la stabilità delle pile e la deformazione delle travi. <span style="font-weight: 700;">L’intervento si inserisce nel programma di manutenzione delle opere infrastrutturali cittadine</span>, con l’obiettivo di innalzare il livello di controllo, preservare l’efficienza strutturale dei manufatti e garantire la piena funzionalità della rete viaria urbana. Le operazioni di installazione dei sensori, della durata stimata di quattro giorni, non prevedono interruzioni totali della viabilità, in modo da <span style="font-weight: 700;">assicurare la continuità del traffico per tutta la durata dei lavori.</span></span></p>								</div>
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		<title>Sicurezza stradale sostenibile</title>
		<link>https://visionjournal.it/sicurezza-stradale-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 13:22:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Road Industry]]></category>
		<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://visionjournal.it/?p=28855</guid>

					<description><![CDATA[Grande partecipazione per il primo corso SITEB dedicato alla road safety organizzato insieme alla Città Metropolitana di Milano. Sul tavolo temi chiave connessi a barriere, segnaletica e sostenibilità dei materiali stradali.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="28855" class="elementor elementor-28855" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Grande partecipazione per il primo corso SITEB dedicato alla road safety organizzato insieme alla Città Metropolitana di Milano. Sul tavolo temi chiave connessi a barriere, segnaletica e sostenibilità dei materiali stradali</h2>				</div>
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									<p><strong style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><span style="color: #fd6925;">di</span> BARBARA MARCHI</strong></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">G</span>rande partecipazione per la prima edizione del corso di formazione professionale dal titolo “Sicurezza Stradale: criteri di progettazione, installazione e controllo dei dispositivi di ritenuta e della segnaletica stradale”, organizzato da <a href="https://www.siteb.it/" target="_blank" rel="noopener">SITEB </a>(con il contributo della <b>Categoria G</b>) in collaborazione con la <b>Città Metropolitana di Milano</b> ieri, 23 giugno 2026, a Palazzo Isimbardi, Milano.</p><p><span style="letter-spacing: 0px;">L’iniziativa ha registrato il tutto esaurito raggiungendo il numero massimo di partecipanti disponibili e confermando il forte interesse di tecnici, progettisti, gestori e rappresentanti della PA nei confronti dei <b>temi della sicurezza stradale, della corretta progettazione delle infrastrutture e dell’aggiornamento professionale specialistico</b>. Ad aprire i lavori, <b>Gabriele Olivari</b>, dirigente della Città Metropolitana di Milano, e <b>Stefano Ravaioli</b>, Direttore Generale del SITEB. Entrambi hanno evidenziato <b>il valore strategico della formazione continua</b> in quanto strumento chiave per accrescere gli standard di sicurezza delle infrastrutture.</span></p><p>Il corso si è articolato in <b>due moduli dedicati rispettivamente ai dispositivi di ritenuta veicolare e alla segnaletica stradale (con un focus sui materiali sostenibili)</b>. Nel primo modulo sono intervenuti <b>Riccardo Gambarino (Tubosider), Michele Bona (Cancellotti) e Andrea Marella (Trafficlab)</b>, che hanno approfondito temi quali le normative nazionali ed europee, la marcatura CE, i criteri di progettazione e verifica delle barriere di sicurezza, le problematiche connesse alla posa in opera, le verifiche in situ e le strategie per la programmazione degli interventi di manutenzione e adeguamento delle infrastrutture esistenti. <span style="letter-spacing: 0px;">Nel secondo modulo sono invece intervenuti <b>Irina Mella Burlacu (Asteria), Enrico Bonizzoli (Beyond) e ancora Andrea Marella.</b></span></p>								</div>
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									<p style="background: 0px 0px #ffffff; letter-spacing: normal;"><span style="color: #0d1e51; font-family: Heebo;"><span style="font-size: 22px;"><span style="font-weight: bold;">Connessione safe-green</span></span></span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff;">Tra i numerosi temi di interesse, quello della <b>connessione tra sicurezza e sostenibilità, su cui si è concentrata Irina Mella Burlacu</b>. Il suo intervento ha infatti introdotto il tema della <i>sustainability </i>dei materiali nelle infrastrutture stradali ripercorrendone l&#8217;<b>evoluzione storica e normativa</b>, a partire dal rapporto <i>The Limits to Growth</i> del 1972 e dal <i>Rapporto Brundtland </i>del 1987, fino al <b>Green Deal Europeo </b>e ai più recenti <b>CAM Strade</b>.</span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><span style="background-color: #ffffff; letter-spacing: 0px;">Sotto la lente, anche i concetti chiave di <b>Life Cycle Thinking</b>, <b>Life Cycle Assessment (LCA)</b> e naturalmente le <b>Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD)</b>, con la sottolineatura del ruolo nella valutazione oggettiva delle prestazioni ambientali dei materiali. Particolare attenzione è stata dedicata, oltre che alla lettura e interpretazione delle EPD, ai <b>principali riferimenti normativi e al quadro applicativo dei Criteri Ambientali Minimi </b>per le infrastrutture stradali, con focus finale sulle <b>Linee Guida SITEB</b> a supporto dell&#8217;applicazione del DM 279 del 5 agosto 2024 e del successivo DM 11 settembre 2025, elaborate dal Gruppo di Lavoro CAM Strade.</span></p><p style="background: 0px 0px #ffffff;"><a href="https://www.siteb.it/sicurezza-stradale-buona-la-prima-sold-out-il-corso-siteb-e-citta-metropolitana-di-milano/" target="_blank" rel="noopener">Approfondisci</a></p>								</div>
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