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		<title>Leva strategica ESG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 11:27:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Green Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[La sostenibilità misurabile come k-factor per costruire "ponti" tra funzioni aziendali e con la supply chain. Approfondiamo il tema con Luca Palma, responsabile della divisione Sustainability di Officine Maccaferri.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="26978" class="elementor elementor-26978" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>La sostenibilità misurabile come k-factor per costruire &#8220;ponti&#8221; tra funzioni aziendali e con la supply chain. Approfondiamo il tema con Luca Palma, responsabile della divisione Sustainability di Officine Maccaferri</h2>
<div><span style="font-family: Lato; font-size: 28px; font-weight: 3; letter-spacing: -0.02rem;"> </span></div>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="color: #fd6925; font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: bold;">di </span>FABRIZIO APOSTOLO</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 16px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">N</span></span><span style="font-size: 16px;">el novembre scorso <a href="https://www.maccaferri.com/">Officine Maccaferri</a>, leader globale nel campo dell’ingegneria civile e ambientale (oltre 20 stabilimenti e più di 3.000 dipendenti nel mondo, con presenza commerciale in più di 130 paesi) e platform company di <a href="https://ambientasgr.com/">Ambienta</a> &#8211; società europea di investimenti focalizzati sulla sostenibilità ambientale &#8211; ha annunciato due nuove nomine strategiche: <strong>Luca Palma (nella foto sopra)</strong> in qualità di Chief Sustainability Officer e <strong>Samuele Airaghi</strong>, Direttore Generale e Tecnico Business Tunnelling. </span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Il 15 dicembre abbiamo incontrato proprio Palma a Roma, a margine del <strong>Sustainability Forum dell’Asecap</strong>, a cui abbiamo partecipato. L’occasione è stata propizia per approfondire lo “scenario ESG”, presente e futuro, in casa Maccaferri, attraverso la viva voce di un esperto della materia che da sempre, nella teoria ma soprattutto nella pratica, mette l’accento su un concetto di sostenibilità d’impresa che sia reticolare &#8211; rispetto all’arcipelago delle funzioni aziendali &#8211; nonché misurabile e proprio per questo strategica. Secondo una visione che da queste parti non può che essere globale e, dunque, perfettamente in linea con i principali standard internazionali. </span></p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Dottor Palma, cosa rappresenta la sua <span style="color: #fd6925;">nomina</span> in Maccaferri?</strong></span></p>
<p>Rappresenta l’impegno del gruppo nel <strong>rendere sempre più centrali e strategici i temi della sostenibilità</strong>, termine che considero equivalente a quello espresso dalla sigla ESG: Environmental Social Governance. La sostenibilità abbraccia infatti molteplici contesti, da quelli tipicamente ambientali fino agli ambiti connessi alla sicurezza (che sono peraltro plurimi), passando naturalmente per l’azione manageriale in sé e per sé. Qui si colloca il rafforzamento del <strong>team Sustainability</strong>, in cui mi affianca <strong>Claudia Suzzi</strong>, una specialista con una lunga esperienza in Maccaferri.</p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Come si radica questo concetto di “sostenibilità plurale” in un organismo così esteso come il vostro?</strong></span></p>
<p>È uno dei principali ambiti su cui ci stiamo concentrando: gli ESG non sono confinabili, ma devono essere considerati materia viva e diffusa al massimo grado. La nostra divisione agisce a livello corporate, riportando direttamente al CEO, e punta a <strong>trasferire cultura ESG nell’intero universo Maccaferri</strong>, collaborando strettamente con tutte le altre divisioni “trasversali”, dal marketing alle risorse umane. Un punto chiave è la gestione strategica della sostenibilità, a cui sovraintenderà un Comitato ESG nell’ambito del quale daranno un importante contributo tutte le nostre region, e che sarà integrata, attraverso un piano ad hoc, alla pianificazione di gruppo. In questa cornice stiamo rafforzando azioni e roadmap, riguardanti, per esempio, temi chiave quali <strong>decarbonizzazione, economia circolare, cambiamento climatico, conformità ambientale, gestione delle persone, etica d’impresa</strong>.</p>
<p>Quest’opera di pianificazione della sostenibilità nasce su spalle robuste, ovvero su un’intensa attività preparatoria fatta di analisi di contesti e obiettivi, nonché di rendicontazioni di sostenibilità effettuate e in corso d’opera. E ha una prospettiva lungimirante, riguardando gli anni a venire. La qualità della sostenibilità Maccaferri è rinomata nel settore, anche in quanto <strong>radicata nel DNA aziendale</strong>, pensiamo alle soluzioni a salvaguardia della sicurezza degli habitat territoriali.</p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Qual è a suo avviso, in un moderno quadro culturale ESG, uno strumento chiave per far sì che a quello di qualità si affianchi un vero e proprio “salto di quantità”?</strong></span></p>
<p>Penso che sia proprio la misurazione &#8211; con la relativa <strong>reportistica e rendicontazione</strong> &#8211; dei benefici apportati dai nostri prodotti e stili produttivi. Abbiamo già coinvolto in questo approccio circa 60 legal entities interne, insieme a cui abbiamo raccolto e organizzato in una piattaforma comune una mole di dati ESG decisamente imponente.</p>
<p><strong>La misurazione è la prima forma di contrasto al greenwashing</strong> e i dati rappresentano l’architrave di ogni pianificazione seria ed evoluta. Sono i dati che definiscono, spiegano e validano gli obiettivi e le azioni per raggiungerli. E sono sempre i dati che rendono le decisioni non solo strategiche, ma anche trasparenti, con risvolti positivi anche sulla comunicazione d’impresa.</p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Partendo da questi presupposti, che definiscono con nitidezza quella che resta una sfida molto complessa, possiamo “addentrarci” in qualche esempio?</strong></span></p>
<p>Gli esempi, come accennavo, possono toccare molteplici ambiti: dai dati energetici dei nostri impianti produttivi a quelli riguardanti i temi della diversità e inclusione o dell’attrattività aziendale. O ancora quelli della responsabilità amministrativa, sui cui lavoriamo con l’area legale, o iniziative di engagement interno, collaborando con il marketing, sempre più in profondità.</p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Questo per “limitarci” ai confini aziendali. La bandiera della sostenibilità va sventolata anche fuori dall’azienda?</strong></span></p>
<p>È un altro punto nodale che ci sta molto a cuore. Oltre a impegnarci per ridurre sensibilmente la nostra impronta carbonica, dobbiamo <strong>prenderci cura del rapporto con i nostri partner</strong> e fornitori, per costruire delle win-win situations, che potrebbero portare a una riduzione delle emissioni generate indirettamente da una fetta ancor più rilevante di attori.</p>
<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Il che ci porta dritti al tema della leadership e delle “connessioni di sostenibilità” attivabili negli ambiti di filiera che, su una scala globale quale è la vostra, non sono certo trascurabili.</strong></span></p>
<p>Questo tipo di leadership si costruisce passo dopo passo, coltivando innanzitutto una consapevolezza interna della sostenibilità che passa attraverso la raccolta e la misurazione dei dati, quindi “portando l’esempio” al di fuori dei confini aziendali, gettando così ponti virtuosi. Le connessioni, inoltre, non riguardano solo gli attori, ma anche i temi stessi, per esempio la decarbonizzazione e l’economia circolare.</p>
<p>In questo secondo caso possiamo lavorare sia sui cambiamenti produttivi (penso all’approvvigionamento energetico), sia sui prodotti, utilizzando sempre più materie prime riciclate e riciclabili in un quadro di continua estensione del ciclo di vita.</p>
<p>Tornando alla misurazione, diventa per noi fondamentale “fotografare” l’intero contesto di risparmio e recupero, nello spazio e nel tempo, che le nostre soluzioni generano. A questo proposito stiamo lavorando a un tool specifico, che metteremo a disposizione dei nostri interlocutori e clienti. È un’impostazione, questa, già diffusa nei mercati internazionali più evoluti.</p>								</div>
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									<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Altri esempi di connessioni sostenibili virtuose di filiera?</strong></span></p><p>Le ritroviamo nelle gare d’appalto, come ci ha insegnato anche il PNRR. Oggi i grandi interventi infrastrutturali non possono non prevedere una preventivazione a monte e una rendicontazione a valle dell’impronta carbonica equivalente e dei meccanismi attivati per ridurla. Ma il discorso potrebbe proseguire a lungo.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Torniamo allora in casa Maccaferri, all’interno del vostro “grande cantiere” sostenibile. Può anticiparci qualche altro percorso connettivo su cui la vostra Sustainability sta lavorando e lavorerà?</strong></span></p><p>Un tema oggetto di particolare attenzione è quello della gestione dei rischi, strettamente aziendali ma anche climatici in senso più generale, secondo un approccio che mette in rete sostenibilità e sicurezza e ha come obiettivo l’“irrobustimento” della company e, dunque, la sua valorizzazione. È un percorso che coinvolge il monitoraggio, la definizione di policy di mitigazione e adattamento e, anche in questo caso, di indirizzo nei confronti della supply chain. Ma non dimentico il lavoro, prioritario, che è già stato intrapreso da tempo, insieme a tutto il personale Maccaferri.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Molti osservatori manifestano la percezione che la sostenibilità sia ancora un addendum, ovvero, seppure in misura diversa rispetto al passato, risulti sempre periferica rispetto ai centri nevralgici del fare impresa oggi. Guardando al quadro generale, si sente di condividere questa osservazione? E se sì, quali sono le ragioni di questa “perifericità”?</strong></span></p><p>Il fatto è che arriviamo da epoche storiche in cui la centralità strategica della sostenibilità non era ancora vista nella sua piena espressione valoriale, ovvero sullo stesso piano del know-how tecnico o dello sviluppo economico. Una grossa iniezione di fiducia, a favore di un’accelerazione della centralità di policy aziendali incentrate sulla sostenibilità, arriva oggi dalla <strong>formazione</strong>, perché l’offerta a disposizione è solida, ampia e variegata. Quella del sustainability manager è diventata una figura riconosciuta e riconoscibile, nonché strategica nel mondo corporate a livello globale.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Come condenserebbe, in una frase, la sostenibilità e, dunque, gli ESG?</strong></span></p><p><strong>Gli ESG sono e devono essere sempre di più un “centro di eccellenza” che identifica, guida e supporta l’azione manageriale, contribuendo a generare valore per l’azienda stessa, le sue persone e i contesti di riferimento</strong>. Ci stiamo lavorando con entusiasmo e impegno condiviso.</p>								</div>
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		<title>Emotional engineering</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 08:20:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA["Nutriamo di emozioni la nuova ingegneria". Conversazione con Davide Masera, CEO di Masera Engineering Group, su un paradigma che può diventare faro guida anche nel nostro settore.]]></description>
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									<p><span style="color: #0d1e51; font-size: 15.75px;"><strong><span style="color: #fd6925; font-size: 15.75px;">di </span>FABRIZIO APOSTOLO</strong></span></p><p><span class="ap-dropcaps ap-square">T</span>ra formazione, innovazione e sicurezza infrastrutturale si gioca oggi una parte decisiva del futuro dell’ingegneria. È da questa consapevolezza che, tra il 2024 e il 2025, insieme a <a href="https://www.masera-eg.it/it/home-italiano/">Masera Engineering Group</a> (MEG), è nato un percorso divulgativo che affianca al racconto di casi progettuali una riflessione culturale più ampia sul ruolo delle società di ingegneria. In questo spirito da “think tank”, lo scorso ottobre il CEO<strong> Davide Masera</strong> è stato coinvolto in un workshop sulla sicurezza, coordinato in occasione di Asphaltica World Bari.</p><p>Si è trattato di un’occasione ideale per condividere e ribadire alcune idee guida: su tutte quella della <strong>“connettività” tra i princìpi ispiratori del nostro progettare e costruire infrastrutture, oggi per domani</strong>. Princìpi quali la sicurezza, per l’appunto, la sostenibilità e l’innovazione. <strong>Plasmarli al meglio, amalgamarli, renderli pervasivi</strong>, ne siamo più che convinti, non possono che essere cose buone e giuste. Già, ma come farlo concretamente? Su quali sfide concentrarci in misura maggiore?</p><p>Sempre a Bari, l’ingegner Masera è tornato a sottolineare il <strong>valore della ricerca</strong>, ovvero della necessità di portare in azienda il modus operandi dell’accademia, a costo di sacrificare del tempo oggi, per produrre riserve di “freschezza evolutiva” e dunque di <strong>innovazione a getto continuo</strong>. Capace anche di recuperare quel tempo sacrificato, ottimizzando i processi. Quindi, ha parlato di “trasversalità strategica”, ovvero di capacità dell’ingegneria di attingere da altri settori, partendo per esempio &#8211; ed ecco una terza sfida interconnessa &#8211; da un lavoro ad ampio raggio sui dati. Nel dicembre scorso, MEG ha dato quindi notizia del <strong>varo di quattro suoi nuovi uffici esteri</strong>: a Monaco di Baviera (Germania), Bucarest (Romania), Riyadh (Arabia Saudita) e Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti), a costituire con la sede di Torino una vera e propria “piattaforma di ingegneria internazionale” fondata sulle persone (una delle quali è <strong>Matteo Enzo Crucco,</strong> Head of International Development di MEG) e sulle loro “connessioni reali, così come reali sono sia le infrastrutture progettate e in progetto, sia le comunità di utenti e residenti che ne fruiscono”</p><p><strong><span style="color: #fd6925;">Ingegner Masera, la vostra visione sta diventando sempre più concreta, anche ben oltre i confini nazionali. Quale ritiene possa essere un suo principio guida?</span></strong></p><p>Al di là dei key factor di cui abbiamo parlato ad Asphaltica World, vorrei soffermarmi su una nostra peculiare concezione dell’innovazione, che si ispira al modello definibile come “emotion driven innovation”, a mio avviso più ampio rispetto a due altri modelli codificati dal marketing, quello di “technology push” e “market pull”. Il primo vede l’innovazione come il frutto di nuove tecnologie sviluppate anche in assenza di una domanda specifica. È un approccio nobile, ma allo stesso tempo sterile. Il secondo fa sì che l’innovazione sia una risposta diretta alle esigenze del mercato, che in qualche modo la traina. Ma se la domanda è già formulata, in cosa consiste &#8211; mi chiedo &#8211; il carattere innovativo della risposta? <strong>Parlare di “innovazione guidata dall’emozione”</strong>, invece, significa fare impresa mettendo al centro della scena le emozioni e, dunque, il benessere dei consumatori e degli utenti. <strong>Significa lavorare, in primis, in quanto persone per le persone. Ora, dal mio punto di vista le infrastrutture sono un habitat perfetto per questo approccio, non essendo “oggetti freddi”, bensì spazi di vissuto</strong>.</p>								</div>
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									<p><span style="color: #fd6925;"><strong>L’emozione nella “cabina di regia” del concepire e realizzare infrastrutture: è questa l’innovazione che valuta più adatta a far evolvere il nostro settore?</strong></span></p><p>È un concetto che può dare ottimi frutti proprio se reso centrale nella visione delle società di ingegnera e costruzioni, date le caratteristiche profonde dei nostri specifici “prodotti” e del loro utilizzo. Ed è un concetto che, per funzionare, deve diventare capillare, pervasivo: per innovare veramente dobbiamo tutti sentire un impulso emotivo, che ci disveli il fatto che noi &#8211; persone &#8211; progettiamo mondi che verranno vissuti, nel presente e soprattutto nel futuro, da altre persone che provano emozioni. Al centro della visione storica dell’ingegneria troviamo o la pura tecnica oppure la managerialità, intesa come gestione. Due “mondi” in cui l’innovazione può sorgere, certo, ma non essere così rigogliosa. Se invece a competenze specifiche aggiungiamo proprio questo approccio, che è filosofico e nello stesso tempo molto concreto, avremo una<strong> visione a 360° capace di infondere continuo nutrimento a imprese e comunità</strong>.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Benefici immediati?</strong></span></p><p>Al di là di quelli ottenibili ad ampio e lungo raggio, ne segnalo due su tutti: <strong>benefici per chi lavora in azienda, perché ogni persona impegnata in essa è destinata a diventare un “canale di innovazione”, e benefici per chi ci lavorerà, gli specialisti di domani</strong> che sono poi gli studenti di oggi. Quello dell’“emotion driven innovation” può diventare, infatti, uno strumento prezioso per tornare ad attrarre le nuove generazioni verso la professione di ingegnere, oggi ancora un po’ trascurata.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Un’ulteriore parola chiave per definire l’approccio “emotional engineering”?</strong></span></p><p><strong>Responsabilità</strong>. Partire dal vissuto emotivo significa infatti aumentare gli standard di responsabilità, per esempio nei confronti delle nostre comunità.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>E un esempio concreto?</strong></span></p><p>È mutuabile da altri settori. Un noto brand che produce auto di lusso ha reintrodotto in alcuni suoi modelli una pulsantiera, in sostituzione dei comandi touchscreen, sulla base di un sondaggio che ne rivendicava <strong>il valore di antico “gesto emozionale”</strong>. Si tratta di un piccolo esempio di innovazione che contrasta l’eccesso di spersonalizzazione e ci parla di humanitas del gesto. <strong>È un po’ come la magia che permane nel toccare o sfogliare le pagine di un libro.</strong> Un’infrastruttura, se progettata con queste idee in testa, può portare a percezioni simili: pensiamo al senso di sicurezza che può e deve infondere, ma anche al comfort o alla sua gradevolezza estetica. Sì, le reti di trasporto possono e devono regalare emozioni positive.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Guardando al settore nella sua interezza, al di là delle resistenze insite in ogni cambio di paradigma, quali ostacoli vede all’attuazione di questo approccio?</strong></span></p><p>Ovviamente ci muoviamo secondo logiche di filiera, quindi è verosimile che indicazioni “emotion driven” di partenza potrebbero essere ridimensionate in itinere dalle committenze in ragione, per esempio, dei budget. Nonostante i vincoli sempre da preventivare, comunque, considero questo approccio in ogni caso <strong>un valore aggiunto per ogni moderna società di ingegneria</strong>. Inoltre, concepire una nuova infrastruttura non solo come un insieme di materiali, ma anche e soprattutto come un ecosistema che deve generare emozioni positive può essere anche un <strong>elemento di stimolo per le imprese di costruzioni</strong>, e favorire, per esempio, la cura per quelle innovazioni oggi strategiche nelle migliorie da apportare in fase di gara. Sarebbe una buona (e nuova) base, questa, per implementare anche la sicurezza e la sostenibilità delle opere.</p>								</div>
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									<p><span style="color: #fd6925;"><strong>Definite, molto chiaramente devo dire, le fondamenta della nuova ingegneria secondo MEG, le chiediamo a questo punto qualche aggiornamento su alcuni percorsi che vi riguardano, per esempio in fatto di sostenibilità.</strong></span></p><p>È un tema connesso non solo alla sicurezza, ma anche a quella trasversalità di cui trattavamo ad Asphaltica World. La mia idea è nitida: <strong>dobbiamo concentrarci su come mettere in connessione l’ingegneria con gli ecosistemi naturali e uno strumento chiave per farlo, un vero e proprio “ponte”, altro non sono che i dati</strong>. Le infrastrutture, infatti, vivono dentro un ecosistema naturale, un ambiente, un clima. Tutti i dati che ne possiamo ricavare diventano preziosi per generare infrastrutture sempre più armoniche. E questi dati noi li possiamo rintracciare in molteplici ambiti, considerando come territorio di conoscenza l’intero pianeta.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Anche in questo caso, le chiediamo di farci qualche esempio concreto di iniziative MEG.</strong></span></p><p>Abbiamo attivato l’AI Lab, <strong>Artificial Intelligence Laboratory</strong>, un gruppo di lavoro interno che sostiene, tramite lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, i processi d’ingegneria con l’obiettivo di renderli più performanti, per esempio, sul piano delle tempistiche. Per fare solo un esempio, <strong>si punta a minimizzare il tempo impiegato per scrivere una relazione di calcolo per dedicare maggiori risorse temporali alla scelta di materiali più durevoli o di sistemi costruttivi più performanti</strong>. Inoltre, abbiamo finalizzato la prima versione di <strong>Efesto, un tool di predimensionamento degli impalcati misti che ottimizza le sezioni attraverso algoritmi di machine learning</strong>. Ci sono dietro circa 11 mesi di scrittura e oltre 7.000 righe di codice. Un terzo esempio può essere considerato il nostro lavoro a tutto campo sui dati, di cui ho parlato anche a Bari. <strong>Le società di ingegneria in particolare dispongono di un patrimonio informativo cospicuo e unico</strong>: catalogarlo, sistematizzarlo significa generare altro valore, un po’ come se fossimo, con tutte le distinzioni del caso, degli Amazon o Google del nostro settore.</p><p><span style="color: #fd6925;"><strong>Chiudiamo con un suo commento all’annuncio dello scorso dicembre: gli uffici “international” di MEG.</strong></span></p><p>Rappresentano il traguardo di un percorso molto intenso che abbiamo avviato nel secondo semestre 2024, epoca in cui abbiamo avviato un processo di cambiamento del modello di business, in parallelo con quello del nostro modello di crescita, inserendovi una quota di mercati internazionali a cui siamo approdati acquisendo quote e popolando queste realtà di persone, per dar loro nuova linfa e sviluppo commerciale secondo gli stessi principi di cui abbiamo parlato in precedenza. In sintesi: anche in questo caso crediamo in un sistema di lavoro e di valori che abbia radici solide e una visione nitida e interconnessa. L’obiettivo non è solo “andare all’estero”, ma restarci con standard impeccabili che portino a progetti d’eccellenza.</p>								</div>
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		<title>Nuovo mondo infrastrutturale</title>
		<link>https://visionjournal.it/nuovo-mondo-infrastrutturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 08:11:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vision Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[Rapporto Università-industria. Appeal dell’ingegneria civile. Focus su strade, ferrovie e aeroporti. Con un filo conduttore: operare con e per le nuove generazioni. Intervista al presidente della SIIV, il professor Gianluca Dell’Acqua, alla vigilia del Convegno Nazionale di Napoli.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="25288" class="elementor elementor-25288" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Rapporto Università-industria. Appeal dell’ingegneria civile. Focus su strade, ferrovie e aeroporti. Con un filo conduttore: operare con e per le nuove generazioni. Intervista al presidente della SIIV, il professor Gianluca Dell’Acqua, alla vigilia del Convegno Nazionale di Napoli</h2><div><span style="font-family: Lato; font-size: 28px; font-weight: 3; letter-spacing: -0.02rem;"> </span></div><p><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #c21623;">di </strong><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>FABRIZIO <span style="color: #0d1e51;">APOSTOLO</span></strong></span></span></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">I</span></span>In questo 2025 </span><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #c21623;"> </strong><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px;"><span style="color: #0d1e51;">VISIONJ</span></strong><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #c21623;">J</strong><span style="font-weight: 400; font-size: 16px;">, con il beneplacito dell’ONU, ha dedicato il colore della propria testata al SDG 4: “<i>Istruzione di Qualità</i>”. Si tratta di una tappa chiave di un percorso che il prossimo anno &#8211; 2026 &#8211; avrà come bandiera ideale il SDG 9 “<i>Industria, innovazione, infrastrutture</i>”. Formazione, dunque, e lavoro, nel nostro caso infrastrutturale. Due mondi da connettere sempre meglio e sempre di più. </span></p><p><span style="font-size: 16px;">Sta compiendo questo sforzo, tra gli altri, la <a href="https://www.siiv.net/new/">SIIV, la Società Italiana di Infrastrutture Viarie</a> che si appresta a celebrare il suo <a href="https://www.siiv.net/new/xx-convegno-nazinale-siiv-universita-di-napoli-federico-ii-campus-di-san-giovanni-a-teduccio-napoli-19-21-novembre-2025/">XX Convegno Nazionale (sarà a Napoli il 19-20-21 novembre)</a>. Al tal proposito, abbiamo incontrato al nostro stand di <strong>Asphaltica World Bari</strong> il suo presidente per il biennio 2025-2026, <strong>Gianluca Dell’Acqua, professore di Strade, Ferrovie e Aeroporti all’Università di Napoli Federico II</strong>. Insieme a lui, abbiamo scattato una fotografia dettagliata di questo specifico tema-ponte, nonché di molti altri temi cari al mondo dell’ingegneria civile e, insieme, a tutto il nostro settore.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Professor Dell’Acqua, da dove partiamo?</strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Per esempio, proprio dal tema che la vostra testata ha individuato quest’anno: <strong>l’Obiettivo 4, “Istruzione di qualità”</strong>. Ci è molto caro, anche perché non dobbiamo dimenticare che<strong> la prima missione dell’Università è la didattica</strong>, seguita da ricerca e terza missione (ovvero l’impatto sulla società). Il connubio università-impresa è forte anche in seno alla SIIV, associazione nata nel 1990 e dunque giunta ai suoi 35 anni di attività. È la “casa” di docenti, ricercatori, studiosi, ma anche di gestori, progettisti, costruttori di strade, ferrovie e aeroporti.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Con quali proporzioni?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">La maggioranza assoluta è naturalmente accademica, basti pensare che della SIIV, che rappresenta presso il Consiglio Universitario Nazionale (CUN) i professori della disciplina Strade, Ferrovie, Aeroporti, fanno parte <strong>29 Università italiane</strong>, ovvero la stragrande maggioranza degli atenei dove si insegna ingegneria civile o ambientale. </span></p><p><strong><span style="font-size: 16px; color: #0d1e51;">Dal programma del Convegno Nazionale di Napoli la connessione tra Università e mondo imprenditoriale emerge…</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Il polmone principale del nostro evento sarà <strong>l’Aula Magna del campus di San Giovanni a Teduccio, dell’Università Federico II</strong>. Qui il 19 novembre ci sarà una pre-conference e poi il 20 il convegno, che è <strong>patrocinato da Anas, IFSC, CIFI e Ordine degli Ingegneri di Napoli.</strong> Tra i relatori, oltre a illustri colleghi, vi saranno <strong>Massimo Sessa</strong>, presidente del CSLLPP, <strong>Domenico Capomolla</strong>, direttore di ANSFISA,<strong> Dario Lo Bosco</strong>, amministratore delegato di Italferr (e allo stesso tempo professore universitario, dunque collega), <strong>Nicoletta Gasbarro</strong>, responsabile pavimentazioni e laboratori di Autostrade per l’Italia, <strong>Sergio Saporetti</strong>, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Un aspetto che mi fa molto piacere è il fatto che il convegno si terrà in concomitanza con le attività didattiche ordinarie: studenti e studentesse, dunque, sono benvenuti e benvenute anche al nostro convegno! Sempre il 20 novembre sono quindi in programma alcune sessioni specialistiche, mentre il 21 novembre ci sarà la <strong>SIIV Arena</strong>, una competizione a premi tra giovani studiosi. Quest’anno sarà intitolata <strong>alla memoria del professor Renato Lamberti</strong>, il mio maestro, scomparso nel 2022.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ha citato gli studenti, i giovani, gli ingegneri del futuro. Quanto è importante rinnovare gli sguardi, ovvero dare spazio proprio ai giovani, all’interno di un’associazione universitaria come quella che presiede?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">È un fattore decisivo ed è esattamente quello che stiamo facendo in questo biennio: <strong>costruire ponti tra generazioni</strong>. Ho citato il mio maestro Renato Lamberti. Andando a ritroso, potremmo menzionare la straordinaria figura di <strong>Luigi Tocchetti</strong> così come molti altri. <strong>Il nostro dovere è rinnovare la loro lezione, ovvero insegnare e, al tempo stesso, imparare da chi ha una visione più nitida del futuro.</strong> Di qui, l’impegno a dare sempre più spazio a soci Under 40, per esempio costituendo il  <strong>gruppo di lavoro SIIV-Futura</strong> che rappresenta la nuova sezione giovani della nostra gloriosa associazione. I Gruppi di Lavoro attivi sono sei e si tratta di team votati all’operatività, che in pochi mesi hanno già dato corpo a prodotti editoriali ad alta specializzazione e molto funzionali.  </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Ci fa qualche esempio?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Il Gruppo SIIV Ferrovie ha realizzato il report dal titolo <a href="https://www.linkedin.com/posts/siiv-societ%C3%A0-italiana-di-infrastrutture-viarie_%F0%9D%90%88%F0%9D%90%A7%F0%9D%90%9F%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%AC%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%AE%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AE%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%9E-%F0%9D%90%9F%F0%9D%90%9E%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%AB-activity-7384571128071229440-FXCP?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop&amp;rcm=ACoAAAFxHAMBPYKVwLMA_HTg-rR--YZUrq7Jsf4"><i>Infrastrutture ferroviarie didattica, ricerca, normativa e nuove sfide per il settore</i></a>. È online: lo stamperemo proprio in occasione del Convegno Nazionale. Il Gruppo SIIV Aeroporti ha compiuto un’opera analoga: il report <a href="https://www.linkedin.com/posts/siiv-societ%C3%A0-italiana-di-infrastrutture-viarie_%F0%9D%90%88%F0%9D%90%A7%F0%9D%90%9F%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%AC%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%AE%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AD%F0%9D%90%AE%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%9E-%F0%9D%90%9A%F0%9D%90%9E%F0%9D%90%AB%F0%9D%90%A8-activity-7383824797220229120-F79P?utm_source=share&amp;utm_medium=member_desktop&amp;rcm=ACoAAAFxHAMBPYKVwLMA_HTg-rR--YZUrq7Jsf4"><i>Infrastrutture aeroportuali, didattica, ricerca e nuove sfide</i></a>. Anche questo testo è disponibile in rete e avrà una versione cartacea a Napoli.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">E per quanto riguarda le strade?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Abbiamo due novità: la prima porta la firma del <strong>Gruppo Smart Road</strong> ed è il volume edito da Springer e disponibile anche su Amazon dal titolo <i>Smart Road. Rapporto tecnico della SIIV.</i> È già considerabile un testo-guida per il settore. La seconda è rappresentata dalla costituzione del gruppo che si occupa esclusivamente dell’<strong>aggiornamento della normativa sulle costruzioni stradali</strong>. Le ultime norme generali sulla progettazione delle strade sono state pubblicate24 anni fa, seppure sia previsto un aggiornamento periodico che non c’è mai stato (il riferimento è al DM 5 novembre 2001, “<i>Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle strade</i>”, ndr). Al 2006 fa data invece il decreto che riguarda la progettazione delle intersezioni. Dobbiamo porre con forza questa questione, perché non siamo di fronte a un vuoto normativo, bensì a una voragine.</span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><strong><span style="font-size: 16px; color: #0d1e51;">Su questa e altre questioni fare squadra è sempre un’ottima idea. Dal nostro osservatorio, abbiamo notato che se fino a qualche anno fa molte associazioni tendevano a correre in solitaria, il trend attuale è segnato dalla condivisione di percorsi, dalla collaborazione sempre più stretta tra associazioni. Come si posiziona la SIIV, a tal proposito?</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Andiamo esattamente in questa direzione, e la nostra partecipazione ad Asphaltica Bari lo prova. Abbiamo stipulato un agreement con il Comitato Nazionale Italiano del <strong>PIARC</strong> e un protocollo d’intesa con il <strong>CIFI</strong>, il Collegio degli Ingegneri Ferroviari Italiani. Stiamo anche lavorando molto bene con le intese stipulate di recente con la <strong>Fondazione ENAV</strong> e con l&#8217;<strong>Italian Flight Safety Committee</strong>. Ancora una volta: strade, ferrovie, aeroporti, ma con l’intenzione di aprire orizzonti sempre più vasti.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Per quanto riguarda lo specifico know-how SIIV, ci fa qualche esempio di vostre iniziative di divulgazione e confronto passate, presenti e future?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Stiamo operando a tutto campo sui temi che più ci appassionano e che riteniamo utili. Recentemente abbiamo patrocinato un convegno sulle strade di montagna a Ponte di Legno, poi siamo stati ad AIMAS 2025 a Petralia Soprana (Palermo) e a un evento sulla gestione della sicurezza delle strade a Diamante (Cosenza). A giugno abbiamo partecipato alla conferenza EATA di Ancona e al meeting Ecosister (PNRR) a Parma. A Roma, presso La Sapienza, abbiamo organizzato un evento scientifico in memoria di <strong>Nicola Fiore</strong>, giovane brillante ricercatore scomparso prematuramente nel 2024. Ancora: abbiamo patrocinato Asphaltica Bari, dove ci troviamo, e il convegno di novembre di Legambiente di Roma. E soprattutto abbiamo già disegnato la mappa degli eventi del 2026, dal <strong>RILEM</strong> di Padova a giugno al Convegno Nazionale che si terrà a Bologna a fine anno. </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Fiori all’occhiello?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Convegno Nazionale a parte, non posso che citare le <strong>Summer School</strong>, come l’ultima a Bari e Lecce. È un’iniziativa che bene esprime le solide radici e la visione del futuro della SIIV, pensi solo che la prima edizione si è tenuta nell’ormai lontano 2003. L’anno prossimo si terrà a Novedrate, in provincia di Como. Ma non dimentico la <strong>Winter School</strong>, che nel 2026 si terrà a Moenia, Trento.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Anche in questo caso, giovani in primo piano…</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Certamente. E qui torniamo al tema chiave della didattica, a cui, pensando alle nostre scuole di alta formazione, si aggiunge quello altrettanto importante del networking. Alle Summer e Winter School si incontrano dottorande e dottorandi provenienti da tutta Italia e dall’estero che costruiscono connessioni profonde, costituendo un network virtuoso e propositivo, perché fondato sulla conoscenza e forgiato dalla visione.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Sempre a proposito di nuove generazioni, qual è a suo avviso il livello attuale di attrattività dell’ingegneria civile?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px;">Purtroppo, ancora molto basso, ed è un <span style="color: #0d1e51;">paradosso</span> dato che diventare ingegneri oggi apre in tempo zero svariate porte. E qui torniamo al tema dell’industria, in cui la domanda di ingeneri civili è elevatissima. Poi, chi intraprende questo percorso ha davanti a sé opzioni di scelta plurime: Italia, estero, ambiti diversificati, dalla progettazione alla direzione lavori, dai materiali all’impiantistica.</span></p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;"><strong style="font-size: 15.75px;"><span style="font-size: 15.75px; color: #0d1e51;">Chiudiamo questa conversazione con alcune sottolineature rispetto ai macrotemi che costituiscono la nostra proposta editoriale, ovvero la sicurezza, la sostenibilità e l’innovazione, letti nella loro texture. Partiamo dalla sicurezza.</span></strong></p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;">Un modo per incrementarla è proprio l’aggiornamento normativo, perché regole obsolete non favoriscono di certo la sicurezza di chi si muove sulle nostre strade. Dobbiamo impegnarci tutti in un percorso che delinei “safety standard upgrades” partendo proprio dall’impianto normativo: il nostro gruppo di lavoro dedicato ci sta aiutando molto in questo, ma <strong style="font-size: 15.75px;">abbiamo bisogno di ricevere ascolto e attenzione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</strong>. Facendo “ponte” tra sicurezza e innovazione, posso aggiungere che anche il lavoro sulle smart road va nella direzione di un significativo aumento degli standard di road safety e, insieme, di sostenibilità.</p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;"><span style="font-size: 15.75px; color: #0d1e51;"><strong style="font-size: 15.75px;">Eccoci così al secondo fattore…</strong></span></p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;">In questo contesto un tema importantissimo è quello del <strong style="font-size: 15.75px;">nuovo mondo stradale in epoca CAM</strong>, se ne parlerà molto anche al Convegno Nazionale di Napoli dove ci confronteremo proprio con la “fonte” ministeriale.</p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;"><span style="font-size: 15.75px; color: #0d1e51;"><strong style="font-size: 15.75px;">Ultima ma non ultima, l’innovazione.</strong></span></p><p style="font-family: Lato; font-style: normal;">E qui, smart road a parte, torna centrale la progettazione che dialoga costantemente con la costruzione e la gestione delle infrastrutture. Dal 1° gennaio 2025 vige l&#8217;obbligatorietà del BIM per le opere pubbliche con importo superiore ai 2 milioni di euro, traguardo che rende l’approccio digitale diffuso in modo molto significativo. La forza della metodologia BIM e, insieme, degli strumenti GIS e Digital Twin è proprio quella di generare raccordi, efficienti ed efficaci, tra le componenti del processo infrastrutturale: progetto, realizzazione e manutenzione. Sicurezza e sostenibilità fanno parte pienamente di questo schema, perché sono fattori pianificabili e verificabili nel dettaglio sia prima dei lavori, sia in corso d’opera. L’integrazione tecnologica, su cui dobbiamo continuare a lavorare senza sosta, rappresenta davvero <strong style="font-size: 15.75px;">un esempio virtuoso di virtuale al servizio del reale</strong>.</p>								</div>
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		<title>Sostenibilità continua e multifunzionale</title>
		<link>https://visionjournal.it/sostenibilita-continua-e-multifunzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 13:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Road Industry]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[Sviluppare green technology: da sempre. lo fa Iterchimica con ottimi riscontri in Italia e all’estero. Ne parliamo, ragionando di CAM Strade e non solo, con il suo direttore scientifico Loretta Venturini. 


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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="25052" class="elementor elementor-25052" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Sviluppare green technology: da sempre. lo fa Iterchimica con ottimi riscontri in Italia e all’estero. Ne parliamo, ragionando di CAM Strade e non solo, con il suo direttore scientifico Loretta Venturini. 5</h2><p><i style="font-family: inherit; font-size: 16px; font-weight: inherit;">Nella foto di apertura: applicazione di asfalto con Gipave nell&#8217;aeroporto di Edimburgo (Scozia)</i></p><div><span style="font-size: 14px;"> </span></div><p><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px;"><span style="color: #0d1e51;">Redazione VISION</span></strong><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px;"><span style="font-size: 15.75px; color: #0d1e51;"><span style="font-size: 15.75px; color: #ec6623;">J</span></span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">L</span></span></span><span style="font-size: 16px;">oretta Venturini, ingegnere, è Direttore Scientifico &amp; dello Sviluppo di <strong>Iterchimica</strong>, azienda prossima ai 60 anni di attività &#8211; sarà nel 2027 &#8211; che da qualche decennio “coltiva” sostenibilità, sviluppando prodotti innovativi per il miglioramento delle pavimentazioni, in rete con primarie realtà associative, accademiche e industriali (nel novembre 2024 è stata partner tecnico del convegno <strong>Legambiente</strong> “<i>Pavimentazioni stradali sostenibili</i>”). Valicato il primo semestre dell’Anno 1 dell’era <strong>CAM Strade</strong>, le abbiamo chiesto come si innesta l’eco-visione di Iterchimica nel nuovo contesto normativo e applicativo.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Come definirebbe la sostenibilità stradale nel contesto odierno?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Parlerei di duplice sostenibilità: quella intrinseca a una visione aziendale come è, storicamente, la nostra, e che riguarda sia processi sia prodotti.  Iterchimica è green da molti anni, per le buone pratiche produttive e soprattutto per il fatto di sviluppare soluzioni da filiera di riciclo/riuso. Quindi, quella rispondente ai criteri CAM, che mette al centro i benefici ambientali da traguardare per le infrastrutture viarie. Alcuni di questi risultati li ottenevamo già 15 anni fa, ma in un contesto normativo che non supportava questo tipo di mercato. Oggi la prospettiva generale è cambiata.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Come sta reagendo il settore al nuovo quadro normativo?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Molto bene, ce ne rendiamo conto facendo assistenza tecnica. <strong>La consapevolezza del ruolo prestazionale e la richiesta di eco-soluzioni stanno crescendo</strong>. Certo, occorre ancora insistere su una formazione ad hoc, che non riguardi solo quanto richiesto dai CAM, ma che faccia passare un concetto: queste norme vanno a costruire soglie “minime” di sostenibilità, che la tecnologia già oggi può oltrepassare.  </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Pro e contro dei CAM?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Il tema è la <strong>costruzione di un equilibrio che sia di aiuto nel presente e di stimolo per il futuro</strong>. I CAM generano una standardizzazione che può essere molto utile. Occorre tuttavia evitare che questo freni l’innovazione che, invece, va sempre stimolata. La sfida è lavorare a un meccanismo che garantisca uno sviluppo diffuso e l’implementazione tecnologica.<strong> L’innovazione, così come la sostenibilità, si nutre di continuità.</strong></span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong>L’innovazione ha saputo spesso attecchire, nonostante i “limiti” di sistema. Alcune best practice le ritroviamo nel settore autostradale.</strong></span></p><p>L’abbiamo sperimentato collaborando, per esempio,  alla realizzazione delle <a href="https://iterchimica.it/lautostrada-del-domani-al-via-la-posa-del-nuovo-asfalto-green-e-hi-tech-con-grafene-sulla-a4-torino-milano/">nuove pavimentazioni dell’A4 Torino-Milano</a>, dove i 250 km di marcia lenta sono in via di rifacimento impiegando la nostra soluzione brevettata Gipave, il compound supermodificante con grafene e plastiche dure selezionate e riciclate, in combinazione con il riciclaggio del 70% di granulato di conglomerato bituminoso (GCB) derivante dalla demolizione della pavimentazione in essere. <strong>Il progetto Gipave è frutto di ricerca condivisa</strong> (Gruppo A2A, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Directa Plus), che risponde perfettamente a due obiettivi CAM come il <strong>recupero dei materiali</strong> (il compound è anche certificato come tecnologia PSV Plastica Seconda Vita e dotato di EPD) e la <strong>durabilità delle pavimentazioni</strong>.</p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Ci fa qualche esempio ulteriore?</strong></span></p><p>Nel 2024 abbiamo realizzato con Gipave alcune <a href="https://iterchimica.it/lautodromo-di-imola-diventa-il-primo-al-mondo-ad-impiegare-gipave/">strade di accesso ai paddock dell’Autodromo di Imola</a>, il primo al mondo a impiegarlo. Nello stesso anno la soluzione è stata scelta dall’<a href="https://iterchimica.it/case_history/laeroporto-di-edimburgo-sceglie-gipave-per-le-sue-taxiways/">aeroporto di Edimburgo</a>, in Scozia, per le taxiway Papa &amp; Mike. In ambito stradale, ricordo le strade di Roma riqualificate da Anas  per il <a href="https://iterchimica.it/strade-green-per-il-giubileo/">Giubileo</a>, e la pavimentazione del Ponte di Genova San Giorgio, composta da un conglomerato in cui è stato anche impiegato il nostro prodotto Iterlow T, che consente la posa di asfalti anche molte ore dopo la produzione, garantendone la lavorabilità. La questione è connessa con operatività e logistica. Abbiamo usato lo stesso prodotto anche in un intervento finanziato dal PNRR a Lampedusa. La produzione è avvenuta a caldo a 180°C in impianto ad Agrigento, mentre la posa in opera è stata eseguita a tiepido a 120-130°C dopo 18-20 ore di trasporto del materiale via mare.</p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Una vostro tratto distintivo?</strong></span></p><p>Spesso proponiamo soluzioni multifunzionali. Sempre in ambito CAM, posso citare l’aspetto del recupero: una nostra tecnologia, impiegata per realizzare alcune piste ciclabili all’<a href="https://iterchimica.it/inaugurata-allidroscalo-di-milano-la-prima-pista-ciclabile-in-lombardia-con-asfalto-green-100-riciclato-a-freddo-e-colorato/">Idroscalo di Milano</a>, consente il riuso di 100% del GCB. In quel caso abbiamo aggiunto colorazioni con ossidi, migliorando la visibilità e riducendo l’effetto “isola di calore”. In un altro caso, in una<a href="https://iterchimica.it/case_history/pavimentazioni-sostenibili-per-aree-di-pregio-naturalistico-lintervento-alle-saline-conti-vecchi-di-cagliari/"> zona protetta nell’area di Cagliari</a>, abbiamo realizzato una pavimentazione carrabile con una tecnologia capace di ridurre sensibilmente i rumori da transito, a tutela dell’avifauna. Per una pista ciclabile limitrofa abbiamo invece optato per l’impiego di leganti trasparenti e per una colorazione gialla, con funzione paesaggistica e di mitigazione delle condizioni microclimatiche.</p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Su cosa sta lavorando la ricerca Iterchimica pro-sostenibilità?</strong></span></p><p>Proseguiamo sulla strada delle <strong>soluzioni multiple, compound intrinsecamente sostenibili e insieme capaci di andare oltre le norme</strong>. I compound polimerici sono un esempio: potenzialmente grazie ad essi si potrebbe anche recuperare il 100% di granulato. Penso poi ai rigeneranti, sempre più basati su tecnologie di origine vegetale o bio-based, impiegati in combinazione con altri prodotti: è il caso della linea Iterwarm RAP, con cui rigeneriamo materiale e abbassiamo le temperature di produzione e posa in opera. Lo stesso approccio riguarda il mondo dell’antirumore, dove un tema è l’impiego del polverino di gomma da PFU (Itersilens). Nel nostro caso, abbiamo lavorato su un suo trattamento che inibisce l’assorbimento degli oli del bitume,  garantendo le prestazioni del CB antirumore nel tempo.  Con riferimento alla multifunzionalità, l’ultimo prodotto sviluppato dai laboratori R&amp;D si chiama <strong>ChsPlastEco, tecnologia bicomponente studiata per migliorare durata e prestazioni delle miscele di asfalto contenenti alte percentuali di RAP (40-70%)</strong>. Oltre a riciclare materiali da vecchie pavimentazioni, consente l’incremento della vita utile e contemporaneamente riduce l’invecchiamento di quelle nuove. Utilizzabile per ogni tipo di asfalto e destinazione d’uso, <strong>il prodotto è anche idoneo alla realizzazione di sub-ballast ferroviari</strong>, come da ultima sperimentazione con Italferr.</p>								</div>
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		<title>Nuova vita alle infrastrutture</title>
		<link>https://visionjournal.it/nuova-vita-alle-infrastrutture/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 15:13:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
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					<description><![CDATA[Ripristinare o ricostruire? In fatto di viadotti oggi spesso si predilige questa seconda scelta, come ci spiega, portando esempi mirati, Giuseppe Pasqualato, direttore tecnico di SINA (ASTM Group).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="24278" class="elementor elementor-24278" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Ripristinare o ricostruire? In fatto di viadotti oggi spesso si predilige questa seconda scelta, come ci spiega, portando esempi mirati, Giuseppe Pasqualato, direttore tecnico di SINA (ASTM Group)</h2><div><span style="font-family: Lato; font-size: 28px; font-weight: 3; letter-spacing: -0.02rem;"> </span></div><p><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #c21623;">di </strong><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>FABRIZIO <span style="color: #0d1e51;">APOSTOLO</span></strong></span></span></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">C</span></span>onoscenza profonda, scelte tecniche, innovazione tecnologica. Sotto il segno di una parola chiave: <strong>integrazione</strong>. Il cui aggettivo può legarsi al sostantivo progettazione (integrata), ma anche a una buona pratica quale la raccolta dati finalizzata alla creazione di un gemello digitale. </span></p><p><span style="font-size: 16px;">Il concetto di “integrazione” nell’engineering odierno gioca un ruolo di semplificazione delle complessità, raccordo tra gli attori, regia dei processi tecnico-costruttivi. Per approfondire questi spunti e darvi corpo in una narrazione tecnica finalizzata a descrivere un approccio esemplare, abbiamo incontrato a Milano l’ingegner <strong>Giuseppe Pasqualato, direttore tecnico di SINA (ASTM Group)</strong>. Il punto di partenza: le grandi manutenzioni di altrettanto grandi infrastrutture.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ingegnere, tra i casi recenti del vostro progettare “grandi manutenzioni” vi è il rinnovamento del viadotto Gravagna, in Toscana (A15, gestore SALT). Può essere considerato un intervento esemplificativo di un approccio standard?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Il viadotto Gravagna è un’infrastruttura emblematica, anche perché molto impattante. In questo caso è difficile parlare di standardizzazione in merito alle scelte progettuali specifiche, ma sicuramente sui metodi di approccio al progetto certamente ci si colloca ormai in un sistema standardizzato. L’attività di assessment che l’ha riguardata ha condotto alla scelta progettuale di eliminare gli impalcati esistenti già rinforzati con enormi archi metallici di sostegno, sostituendoli con nuove strutture. Le demolizioni sono state eseguite sia con esplosivo per quanto riguardava le parti in acciaio, sia con tecniche puntuali (fresature, tagli con dischi diamantati, asportazioni) per le porzioni in cemento armato. Un tema chiave, nella progettazione e gestione dell’intervento &#8211; approdato ora alla ricostruzione &#8211; è sicuramente la convivenza con il traffico veicolare in un nodo che è strategico.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Non riparazioni parziali, ma “global reconstruction”. </span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Esatto: per quanto ci riguarda, molte parti di opere con le stesse specificità del Gravagna vanno sostituite. <strong>Cambia il paradigma: non parliamo solo di allungamento della vita utile, ma di ridare alle infrastrutture una nuova vita.</strong> Il punto d’avvio del percorso, approdato a questa scelta costruttiva ed emerso anche dalla normativa recente riguardante i ponti, è una presa di coscienza tecnico-progettuale per così dire retrospettiva: strutture in cemento armato precompresso degli anni ’60 (come le travi cosiddette a doppia T) sono state spesso realizzate senza contare sulla disponibilità di tecnologie costruttive efficaci (penso alle iniezioni dei cavi) che ne garantisse l’“eternità”, ovvero il non insorgere di criticità legate alla loro vetustà.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Il tema è quello della conoscenza: oggi qual è l’approccio da questo punto di vista?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Le indagini oggi possono essere molto accurate, anche se non sempre risolutive. Sicuramente fondamentali per indirizzare le scelte. La questione, che in SINA è basilare, è oggetto di <strong>continue evoluzioni, approfondimenti e collaborazioni</strong>, per esempio nell’ambito di tavoli tecnici con il mondo istituzionale e accademico. È proprio dagli assessment, fondati su protocolli rigorosi e condivisi, che derivano le scelte progettuali ed esecutive, che possono andare dalla riparazione mirata alla sostituzione radicale.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">In questo secondo caso &#8211; quello del viadotto Gravagna &#8211; quali sono i costi e quali i benefici?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">I costi sono rilevanti, sia per quanto riguarda le opere, sia, in senso più lato, per quanto riguarda la coabitazione dei cantieri con la circolazione. I benefici più evidenti, invece, sono la sicurezza nel tempo, l’efficienza trasportistica e la durabilità. Perché, come dicevo, non prolunghiamo semplicemente la vita utile, ma rendiamo “nuova” un’opera esistente.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Questo l’approccio progettuale complessivo: come lo interpretate, in SINA, dal punto di vista della tecnologia?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Posso dire che abbiamo precorso i tempi dato che la prima release del nostro software storicamente denominato “<strong>SIOS Sistema Ispezione Opere d’Arte SINA</strong>” è dei primi anni ’90 (la consegna dell’ultima è avvenuta proprio poco dopo la nostra intervista, ndr). La versione attuale è un vero e proprio Asset Management, contenente algoritmi che, analizzando l’evoluzione del degrado nel tempo e altri parametri, permettono di sviluppare programmi di manutenzione che delineano distinte strategie: nessun intervento, interventi mirati, sostituzioni integrali. </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ci fa qualche esempio, oltre al Gravagna, di viadotti con parti d’opera sostituite?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Molti viadotti dell’A6 Torino-Savona (gestore Autostrada dei Fiori) sono stati approcciati in questo modo, costituendo un vero e proprio “laboratorio metodologico” che ha avuto il merito di arrivare a una sorta di efficace “serializzazione” di questa tipologia di intervento (In questi casi si può davvero definire come uno standard SINA). Ma posso citare anche casi scuola in A32 Torino-Bardonecchia (gestore SITAF) e, con interventi ora in corso, in A12 (gestore CDT).</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Qual è il ruolo del progettista nel contesto attuale delle grandi manutenzioni?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Rispetto alla nuova opera, dove sono importanti i vincoli paesaggistici e territoriali ma si lavora con un classico schema “greenfield”, nelle riqualificazioni il progettista diventa “connettore” di più aspetti, a partire dalla questione delle interferenze con la viabilità. <strong>Diventa fondamentale la sua visione d’insieme, nonché di prospettiva, che vada oltre gli aspetti strutturali e metta in rete questi con il coordinamento della sicurezza nelle fasi di cantiere e con il traffic management.</strong> Diventa indispensabile, oggi, lavorare molto sul tema dell’interdisciplinarità, ovvero considerando tutte le discipline anche di nuova definizione: la tecnologia di gestione del traffico e dell’incidentalità, la <strong>sicurezza degli utenti</strong> (barriere di sicurezza, conforto nell’approccio delle deviazioni stradali), la sicurezza dei lavoratori, le tecnologie dei materiali. Preme sottolineare come il medesimo approccio venga applicato al settore delle gallerie esistenti che,  seppure con specifiche peculiarità,  trae particolare vantaggio da un approccio multidisciplinare.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Quanto la tecnologia può aiutare quest’attività di connessione a tutto campo?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Moltissimo, soprattutto, a nostro avviso, se impiegata anch’essa in forma sistemica. Qui entriamo nel campo della progettazione integrata, favorita dalla metodologia BIM. In SINA abbiamo scelto, strategicamente, di adottarla in modo trasversale, ovvero “distribuendola” in tutte le nostre aree di lavoro tramite l’introduzione di risorse specializzate guidate da un <strong>BIM Manager (Biagio Cannizzaro), ovvero BIM Coordinator e BIM Specialist</strong>. Questo schema e una serie di ulteriori requisiti soddisfatti (procedure standardizzate, piano di formazione e via dicendo) ci ha permesso, recentemente, di ottenere da ICMQ la c<strong>ertificazione BIM ai sensi della norma UNI PDR 74 del 2019</strong>. La base dell’approccio BIM è la costituzione di un vero e proprio data environment condiviso certificato, fondato su precisi modelli operativi e approvativi. Tutti i nostri progetti, sia di nuove opere sia di manutenzioni, ne traggono beneficio.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Rimanendo sempre nel campo “innovazione e manutenzioni”, vi è una specificità che vorrebbe sottolineare?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Sia nei ponti sia nelle gallerie esistenti (penso, per esempio, alla necessità delle nuove dotazioni impiantistiche in quelle di oltre 500 m di lunghezza), diventa cruciale uno strumento come il gemello digitale. Si tratta di una vera e propria<strong> ricostruzione digitale dell’opera</strong>, ideale punto di partenza per lavorare al suo miglioramento. Per renderla effettiva, un’attività altrettanto cruciale è la raccolta dati, anche in questo caso da gestire in modalità integrata, ossia <strong>“legando” le informazioni raccolte da laser scanner, droni e altri strumenti</strong>. Il processo in corso mira a raccogliere tutte le informazioni (storiche di nuovi progetti, interventi, etc.) nel gemello digitale inserito in SIOS in una specifica sezione, in modo che sia una piattaforma di supporto a 365 gradi sull’opera.</span></p>								</div>
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		<title>Radici, futuro, valori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:35:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Road Industry]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[A 20 anni dal battesimo del suo “top plant”, vi raccontiamo - attraverso un'intervista ad Amedeo Fontana - il modello Co-Bit, nato “a km zero” e cresciuto investendo in innovazione e sostenibilità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="24152" class="elementor elementor-24152" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>A 20 anni dal battesimo del suo “top plant”, vi raccontiamo &#8211; attraverso un&#8217;intervista ad Amedeo Fontana &#8211; il modello Co-Bit, nato “a km zero” e cresciuto investendo in innovazione e sostenibilità</h2><div><span style="font-family: Lato; font-size: 28px; font-weight: 3; letter-spacing: -0.02rem;"> </span></div><p><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #c21623;">di </strong><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>FABRIZIO <span style="color: #0d1e51;">APOSTOLO</span></strong></span></span></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">V</span></span>ent’anni esatti dall’avvio della produzione di conglomerato bituminoso, correva l’anno 2005. Vent’anni esatti dell’Universal S360 di Ammann, 360 t/h di capacità e una torre di ben 44 m di altezza, che svetta al centro del quartier generale di <a href="https://www.co-bit.com/">Co-Bit, produttore con l’innovazione e la sostenibilità scritte nel DNA</a> che nel 2024 ha toccato il traguardo dei 50 anni di storia. </span></p><p><span style="font-size: 16px;">Alcune sue milestone recenti: <strong>l’installazione del cilindro essiccatore a flusso parallelo RAH60</strong> che consente il recupero anche del 60% di materiali riciclati a caldo (2022), l’ulteriore potenziamento dell’impianto fotovoltaico (2024, ci ritorneremo), <strong>l’implementazione del sistema as1 ARGON View di Ammann</strong>, che consente di gestire in tempo reale tutti i parametri produttivi, in un’ottica di produzione e visualizzazione smart (2025), per concludere con il nuovissimo <strong>impianto 3 MIX di Euromecc</strong>, che consente anche di produrre misto cementato e conglomerati bituminosi a freddo con emulsione. </span></p><p><span style="font-size: 16px;"><strong>A vent’anni dal battesimo dell’Universal S360 siamo tornati a Lonate Pozzolo, Varese, quartier generale di Co-Bit</strong>, da un lato per osservare da vicino le radici di un modello che non ha mai smesso di fare scuola, anche in taluni casi anticipando i tempi, e, dall’altro, per avere un saggio di quanto “bolle in pentola” per il futuro, sempre lungo le vie maestre dell’innovazione e della sostenibilità per le strade. Per esplorare entrambi gli aspetti, abbiamo chiesto la collaborazione del <strong>consigliere delegato di Co-Bit, Amedeo Fontana</strong>, che ha accettato di farsi intervistare.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Dottor Fontana, può farci innanzitutto qualche esempio di “sostenibilità radicata” in casa di Co-Bit? </span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">La storia sostenibile di Co-Bit inizia, in fondo, con la sua stessa nascita: la scelta strategica di collocarsi all’interno di un polo estrattivo è chiaro indice di una vocazione fortissima al “chilometro zero”, che ancora ci caratterizza profondamente e che, esigenze dei diversi capitolati permettendo, siamo sempre pronti a promuovere e diffondere. A questa cultura dell’approvvigionamento green &#8211; in particolare di inerti &#8211; abbiamo poi, nel tempo, unito quella del recupero, sia del granulato sia di altri materiali, penso per esempio alle scorie di acciaieria. Guardando poi al nostro impianto di CB, già ab origine, nel 2005, avevamo installato sei cisterne per lo stoccaggio del bitume (da 600 quintali l’una) completamente elettriche. </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ottime fondamenta, viene da dire. Ci fa, invece, una panoramica degli upgrade più recenti?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Si è trattato sempre di iniziative funzionali a legare gli obiettivi di sostenibilità a quelli di efficienza e miglioramento della qualità, in una logica di innovazione integrata. È andato in questa direzione l’investimento nel secondo cilindro essiccatore RAH60, che consente importanti recuperi di granulato d’asfalto, così come quello nella seconda pesa che ci permette, per esempio, di dividere i fornitori di materiali dai clienti che caricano i nostri prodotti ottimizzando i flussi operativi. Tutto converge nell’elevare l’asticella del riutilizzo, in piena ottica CAM Strade. Noto con soddisfazione il fatto che nel contesto attuale sono rare le richieste di materiali con aggregati al 100% vergini, in ragione del fatto che prodotti nuovi e recuperati sono in molti casi davvero indistinguibili. </span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Un collante tra sostenibilità ed efficienza è l’innovazione.</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">In Co-Bit ci crediamo. Il sistema as1 ARGON View ci consente di monitorare in tempo reale tutti i parametri in gioco, dalle quantità alle temperature, ai dati riguardanti ogni singola produzione nelle sue specificità. Monitoriamo che tutto funzioni al meglio, producendo informazioni che vanno sia a tutela del nostro lavoro, sia a beneficio della soddisfazione dei clienti. Oggi, inoltre, grazie alla tecnologia possiamo gestire in modo estremamente funzionale le varie tipologie di produzione, anche a seconda degli impieghi di fibre, polimeri, additivi, inerti colorati e via dicendo. Ci aiutano in queste operazioni sia il software principale dell’impianto sia un sistema di carico profondamente innovato.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Innovazione vuol dire soprattutto ricerca della qualità, che fa rima con sostenibilità…</span></strong></span></p><p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: 16px;">Sono concetti interconnessi, così come lo sono le attività di produzione e laboratorio, il luogo dove controlliamo la qualità delle materie prime in ingresso e dei prodotti in uscita, alcuni (penso a quelli destinati alle pavimentazioni aeroportuali) altamente prestazionali. Ma è anche il luogo dove lavoriamo sul futuro, ovvero testiamo nuove soluzioni. Quanto al binomio qualità-sostenibilità, i prodotti Co-Bit sono certificati ReMade in Italy da Bureau Veritas Italia, che ne attesta le percentuali di recupero. </span></span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Sul piano della produzione energetica da fonti rinnovabili a che punto siete?</span></strong></span></p><p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: 16px;">Abbiamo iniziato a installare pannelli fotovoltaici nel 2011, impegnando inizialmente una potenza di 138 kW. L’anno scorso, con nuove installazioni, l’abbiamo portata a 352 kW, per una produzione che quest’anno contiamo possa raggiungere i 350.000 kW, ovvero circa il 40% del nostro fabbisogno. </span></span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">E su quello dell’organizzazione interna dei materiali in funzione del miglioramento dell’operatività?</span></strong></span></p><p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: 16px;">Recentemente abbiamo installato dei divisori fatti di blocchi componibili, tipo mattoncini “Lego”: un sistema che ci ha permesso di mettere in ordine materiali che prima occupavano una superficie unica di circa 10mila metri quadrati. Questa soluzione ci permette di accatastare correttamente le risorse per tipologia e granulometria, in modo da avere un colpo d’occhio istantaneo sugli stock, ottimizzare i flussi di carico e scarico, renderci subito conto dei consumi e via dicendo. In momenti di elevato picco di lavoro, che possono riguardare per esempio determinate forniture per autostrade o aeroporti, curare al meglio ogni dettaglio operativo è fondamentale per migliorare tempistiche e qualità. Un ulteriore elemento di orgoglio: questi muri, di qualità estetica non scontata, sono in parte anch’essi prodotti con materiali di riciclo.</span></span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Torniamo così alla questione cruciale del recupero: qualche altra novità su questo fronte?</span></strong></span></p><p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: 16px;">Stiamo pensando di implementare le nostre attrezzature specifiche per la trasformazione del fresato in granulato, attraverso vagliatura e frantumazione, materiale che già da tempo copriamo per assicurarne un’umidità costante. Inoltre, stiamo lavorando ad alcuni test su un conglomerato bituminoso invernale che includa granulato, anche oltre il 50%.</span></span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ultima domanda: al di là di quanto ci ha raccontato finora, c’è qualche altro motivo di orgoglio che si stente di segnalare, guardando al mondo Co-Bit? </span></strong></span></p><p><span style="color: #666666;"><span style="font-size: 16px;">L’anno scorso ci siamo tutti formati all’uso del defibrillatore, strumento ora presente in azienda. È un dispositivo che può suscitare qualche resistenza psicologica, ma che all’atto pratico è semplicissimo da usare. Tutte le realtà dovrebbero averne uno a portata di mano. Ci rende molto orgogliosi, inoltre, la nostra partnership con le giovanili della squadra di pallavolo femminile di Busto Arsizio UYBA Volley. I recenti trionfi delle Under 13, Under 14 e Under 16 nei campionati territoriali confermano quanto sia prezioso investire sui giovani talenti mettendo a terra progetti che vedano nello sport una scuola di vita ed educazione ai valori. In Co-Bit crediamo fermamente che le imprese abbiano il dovere di contribuire attivamente alla crescita del territorio e delle nuove generazioni.</span></span></p>								</div>
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		<title>Tutti i benefici della guida sicura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 09:12:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
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					<description><![CDATA[Specializzazione al volante: vi raccontiamo l’approccio e i servizi di MotorOasi Piemonte, realtà all’avanguardia accreditata dalla Regione Piemonte come organismo di formazione professionale.]]></description>
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									<h2>Specializzazione al volante: vi raccontiamo l’approccio e i servizi di MotorOasi Piemonte, realtà all’avanguardia accreditata dalla Regione Piemonte come organismo di formazione professionale</h2><p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>Redazione VISION</strong></span></span><span style="color: #ec6623; font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: bold;">J</span></p><p><span style="font-family: Lato; font-size: 16px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">L</span></span><span style="font-size: 16px;">sicurezza è, anche e soprattutto, questione di formazione e specializzazione. Ovvero quei “territori” che consentono alle persone di entrare in connessione profonda con i veicoli, nonché con la strada. Il tema è quello che perseguiamo con particolare intensità in questo 2025: istruzione di qualità. Ovvero l’obiettivo numero 4 dell’Agenda ONU 2030. Lo facciamo, anche, le realtà del territorio che coltivano esattamente materie come queste. Una di queste è il Centro di Guida Sicura <a href="https://www.guidasicuramotoroasi.it/corsi-guida-sicura-auto-moto-torino-susa-ld-2025/?idca=ann-din-2025&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=13187136362&amp;gbraid=0AAAAABW47vQjVcIGEzowB7fUILCjxdoe8&amp;gclid=Cj0KCQjwmK_CBhCEARIsAMKwcD4BoMuYGJ0VTbwCanrPC6EjDjnalUhw9QJzA-sVjw2xJMHzgva4fH0aAjekEALw_wcB">MotorOasi Piemonte</a> gestito da Consepi. Per raccontarlo abbiamo raccolto le testimonianze di <strong>Elvi Rossi</strong>, amministratore unico della stessa Consepi e di <strong>Dino Romano</strong>, responsabile degli istruttori del centro.</span></p><p><strong><span style="color: #0d1e51;"><span style="font-size: 16px;">Di cosa si occupa MotorOasi Piemonte</span></span><span style="color: #0d1e51; font-size: 16px;">?</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Elvi Rossi</i>) Il Centro di Guida Sicura MotorOasi Piemonte gestito dal 2002 dalla Consepi Srl si occupa di sicurezza stradale con una struttura all’avanguardia nel campo della formazione dei conducenti. È accreditato quale “organismo di formazione professionale” presso la Regione Piemonte. Negli anni ha acquisito un know-how di grande livello nel settore dei corsi di guida sicura e un’organizzazione e un’efficienza operativa che gli hanno consentito di realizzare migliaia di corsi e formare oltre 38.000 persone. I corsi di guida sicura sono rivolti a tutti i guidatori che desiderano conoscere, migliorare e approfondire le tecniche di guida e la conoscenza del mezzo, con l’obiettivo di poter affrontare al meglio ogni situazione di emergenza su strada.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Come sono strutturati i corsi? </span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Elvi Rossi</i>) Ogni corso, della durata di circa 8 ore, prevede una teoria iniziale, una prova con i simulatori di guida (crash test e di ribaltamento auto) e due sessioni pratiche in pista &#8211; intervallate da una pausa per il pranzo &#8211; e termina con debriefing finale e la consegna dell’attestato di partecipazione. Tra gli esercizi: slalom/panic brake con evitamento ostacolo/sottosterzo/sovrasterzo con anelli easydrift. Alcune informazioni ulteriori: gruppi da 12 partecipanti, 5 istruttori di guida sicura di assoluto valore ed esperienza, auto fornite dal Centro MotorOasi con istruttore a bordo che assiste al meglio il partecipante nei vari esercizi di guida, dando indicazioni in diretta. A fine corso viene consegnato un attestato di frequenza.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Quali sono i comportamenti corretti da tenere alla guida?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Dino Romano</i>) Rispettare i limiti di velocità mantenendo una velocità corretta, allacciare le cinture di sicurezza, sia chi guida che i passeggeri; usare i seggiolini e gli adattatori per i bambini fino a 1,50 m di altezza, rispettare la distanza di sicurezza, non prendersi rischi. Inoltre, bisogna guidare valutando sempre le condizioni ambientali e meteorologiche. Ma soprattutto: non distrarsi, evitando di inviare messaggi, telefonare e cercare stazioni radio.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-family: Lato; font-size: 16px; font-style: normal;">Vi sono degli accorgimenti che ognuno di noi può prendere per ridurre la possibilità di incidenti?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Dino Romano</i>) Guidare con attenzione e prudenza, essere lucidi alla guida, non guidare dopo aver bevuto o sotto l’effetto di droghe, effettuare controlli regolari del veicolo, restare calmi durante la guida.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Organizzate tipologie di corsi differenti per diverse categorie? Professionali, per età, etc.? </span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Elvi Rossi</i>) I corsi di guida sicura MotorOasi sono rivolti a tutti i guidatori (sia di auto che di moto), dai neopatentati ai più esperti, fino agli autisti di professione (corsi per privati: formazione dei conducenti di auto, moto e scooter; corsi per aziende: formazione dei conducenti di auto, moto e scooter, furgoni, veicoli commerciali e speciali). Per i neopatentati la Regione Piemonte ha approvato un progetto di servizio per la realizzazione di corsi di formazione teorico-pratica in materia di guida sicura, con l’obiettivo di formare e sensibilizzare il maggior numero di neopatentati residente in Piemonte. Con il pagamento di un piccolo contributo, il neopatentato può iscriversi al corso di guida sicura per auto svolto da MotorOasi Piemonte.</span></p><p><strong><span style="font-size: 16px;"> </span><span style="font-size: 16px; color: #0d1e51;">Vi sono agevolazioni per le aziende?</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;">(<i>Elvi Rossi</i>) MotorOasi è in grado di offrire un percorso formativo personalizzato sulla base di specifiche esigenze delle aziende. L’obiettivo è migliorare la sicurezza di guida del personale viaggiante, patrimonio fondamentale delle aziende, con ulteriori vantaggi sulla tutela e la buona conservazione del parco vetture aziendale. I corsi sono finanziabili anche integralmente dai fondi interprofessionali (Fondimpresa, Fondirigenti, FON.TER, FOR.TE, etc.). </span><span style="font-size: 16px;">Le aziende che intendono investire nella formazione dei propri dipendenti possono: usufruire di agevolazioni con i fondi interprofessionali; ottenere lo sconto sul premio assicurativo Inail (art. 24 D.M.12/12/2000), cui si può accedere nel caso si siano attuati una serie di provvedimenti di prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro; ridurre i premi RC auto per talune agenzie assicurative previa consegna di attestato formativo di guida sicura; rispondere ai requisiti di sicurezza determinati dal Dlgs. 81/2008; sensibilizzare il comportamento alla guida sicura; ottimizzare la gestione della flotta aziendale; ottenere i seguenti vantaggi: formazione del personale (D.lgs 81), maggiore sicurezza, meno infortuni sul lavoro e in-itinere, attenzione alla formazione e al benessere del lavoratore. E poi risparmiare attraverso: IVA 100% detraibile, costo della formazione 100% deducibile; riduzione costi aziendali per infortunio; riduzione premio INAIL per prevenzione e sicurezza, riduzione canoni leasing vetture aziendali, riduzione costi assicurativi dei veicoli aziendali, riduzione consumi e interventi di manutenzione veicoli aziendali, possibilità di usufruire di una serie di fondi interprofessionali</span></p><p><span style="font-size: 16px;"><i>Tutte le info per iscriversi sono disponibili sul sito web di MotorOasi Piemonte</i> <a href="https://www.guidasicuramotoroasi.it/">a questo link</a></span></p>								</div>
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		<title>Da 50 anni progettano futuro</title>
		<link>https://visionjournal.it/da-50-anni-progettano-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 09:02:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vision Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fondatore di SPERI, l'ingegner Giuseppe Lupoi, ci racconta la sua visione, capace di mettere in rete competenze specialistiche ed evoluzioni normative.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="22339" class="elementor elementor-22339" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Il fondatore di SPERI, l&#8217;ingegner Giuseppe Lupoi, ci racconta la sua visione, capace di mettere in rete competenze specialistiche ed evoluzioni normative</h2>
<p><span style="color: #dede00; font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: bold;"><span style="color: #ec6444;"><span style="color: #ec6623;">di</span></span></span><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>&nbsp;FABRIZIO APOS<span style="color: #0d1e51;">T</span>OLO</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 16px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">C</span></span><span style="font-size: 16px;">inquant’anni, appena festeggiati, di <a href="https://www.sperispa.com/">SPERI</a>, società di progettazione costituita formalmente il 12 luglio 1974, ma “<i>idealmente e simbolicamente</i>”, come ci rivela il suo fondatore e presidente, l’ingegner <strong>Giuseppe Lupoi</strong>, il “<i>14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia. A me in fondo piace pensarla così. D’altronde, si è trattato di un’iniziativa per certi versi rivoluzionaria…</i>”. Per saperne di più, la via migliore è partire dal nome, acronimo che sta per “Società progettazione e realizzazione infrastrutture” (“<i>Anche se noi non abbiamo mai costruito alcunché</i>”).</span></p>
<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ingegner Lupoi, ci aiuta a capire meglio?</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">La questione è semplice: a quel tempo le norme italiane non permettevano la costituzione di società di ingegneria. Per vararne una, era necessario celarsi dentro un’impresa di costruzioni; in questo modo era possibile redigere progetti utilizzando il suo ufficio tecnico. Si trattava di un retaggio del passato, sanato solo nella metà degli anni Novanta, con la Legge Merloni che, di fatto, riconobbe in pieno lo status dell’ingegneria organizzata in forma societaria.</span></p>
<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ingegnere, facendo un piccolo passo indietro le formulo una domanda che anticipa lo spirito del nostro 2025, in cui porteremo alta (anche nel colore della nostra testata) la bandiera dell’Obiettivo 4 dell’Agenda ONU 2030: Istruzione di Qualità: ci racconta qualcosa sulla sua formazione?&nbsp;</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Mi sono laureato in Ingegneria strutturale a La Sapienza di Roma nel 1968. Il mio relatore di tesi è stato <strong>Riccardo Morandi</strong>, professore di ponti, uomo e docente eccezionale. Il tema della tesi che mi assegnò fu “<i>La ricostruzione, con nuove tecnologie, del ponte ad archi in muratura di Ariccia</i>”, lungo la via Appia, parzialmente crollato l’anno precedente. Dopo la laurea feci pratica in diversi studi professionali; in parallelo però maturavo un’intuizione, che diventava sempre più nitida: <strong>solo un’organizzazione complessa, come una società di ingegneria, avrebbe potuto affrontare al meglio alle sfide imposte dalla complessità</strong>, del presente e soprattutto del futuro.</span></p>
<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Infrastrutture di trasporto nel DNA e, insieme, “spirito connettivo” votato alla crescita. Si delinea, già agli albori di SPERI, un percorso figlio di una visione che il senno di poi avrebbe decretato vincente…&nbsp;</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Ci vollero molti anni per riuscire ad avviare un processo di sviluppo piuttosto significativo che ci consentì di ampliare i nostri orizzonti. Molti di più per introdurre competenze specialistiche come l’edilizia nel terziario, la geologia, la topografia, l’ingegneria meccanica, etc, fino alle prime “esplorazioni” dei mercati esteri in cui oggi siamo attivi, <strong>grazie soprattutto alla spinta dei miei figli</strong> che lavorano in azienda, per esempio con le iniziative legate all’<i>hotelerie</i> che sovraintendiamo dall’ufficio di Londra (ma siamo anche presenti in Kazakhstan, a Doha in Qatar e a Miami, negli USA). Numericamente, siamo passati da poche decine di unità a svariate centinaia di collaboratori.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Un altro fattore che contraddistingue la vostra storia è quello dell’impegno nell’associazionismo, connesso, in fondo, anche se in un senso più largo, a quell’idea di “organizzazione” che ha contraddistinto la sua intuizione originaria.</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Consideri che mezzo secolo fa non era nemmeno semplice far lavorare insieme ingegneri e architetti, due categorie allora profondamente divise. Oggi, invece, la multidisciplinarietà è una condizione acquisita nel nostro mondo: si è trattato di una conquista raggiunta grazie alla buona volontà e anche alle necessità. Nel primo caso ci metto proprio l’impegno nell’associazionismo, esemplificabile nel lavoro dell’OICE, che ha avuto il suo momento chiave nel 1992 quando l’Organizzazione entrò in Confindustria, atto che gettò le basi per giungere al <strong>pieno riconoscimento normativo e istituzionale delle società di ingegneria</strong> (<i>la svolta è coincisa proprio con il primo anno di presidenza dell’ingegner Giuseppe Lupoi, che ha guidato l’organizzazione delle associazioni di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica fino al 1998, contribuendo a far giungere in porto, nel 1994, la “Legge Merloni” nel 1994</i>, ndr).</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Cosa intende, invece, per “necessità”?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Mi riferisco all’evoluzione della professione, aspetto che ci riporta, tra l’altro, al tema della formazione. Per rendere meglio l’idea farò un esempio: al tempo dei miei studi era già molto in voga il “<i>Manuale dell’Ingegnere</i>” di <strong>Giuseppe Colombo</strong> (1836-1921), Hoepli, la cui prima edizione risale al 1877-1878. Un volume unico e maneggevole indirizzato, come riportato nella prefazione “ai soli ingegneri”.  Qualche decennio dopo uscì il “<i>Nuovo Colombo</i>”: più tomi, migliaia di pagine, centinaia di autori, nuove discipline come l’ingegneria gestionale o quella ambientale&#8230; Una rivoluzione della complessità che ha confermato in pieno quanto previsto: la necessità di “ingegnarsi” il prima possibile ad affrontare questi mondi non più singolarmente, ma costantemente “al plurale”, ovvero in maniera connessa e organizzata.</span></p><p><strong><span style="font-size: 16px; color: #0d1e51;">Occupiamoci ora, anche in una prospettiva diacronica, di alcuni temi cari alla nostra testata, a partire dal collegamento tra progettazione, sostenibilità e territorio, ambito che tra le altre cose proprio quest’anno vi ha visti salire sul gradino più alto del podio nei premi OICE per quanto riguarda la categoria “Mitigazione del rischio idrogeologico e tutela del territorio”.</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Anche in questo caso l’evoluzione, non solo in SPERI ma nell’intero settore, è stata esponenziale. Farò un esempio sull’onda del precedente: quando ero studente, nel corso di Tecnica 2, alla materia “anti-sismica” il libro di testo dedicava una pagina e mezza, che diventava poi anche un vero e proprio strumento applicativo. Oggi, e non da oggi, è diventata una “scienza” complessa che può essere gestita solo grazie a complessi software: tutto può e deve essere calcolato nel dettaglio più profondo. Per rispondere alla sua domanda, credo che un punto di svolta importante, tra gli altri, sia stato il passaggio &#8211; a cavallo del Terzo Millennio &#8211; tra la predominanza delle nuove costruzioni e quella del <strong>rinnovamento dell’esistente</strong>, un paradigma che ha portato con sé tutti i dovuti riguardi in materia di consumo di suolo. Quanto alla sostenibilità in senso più generale, posso dire che la normazione e la progettazione negli ultimi anni hanno seguito un percorso coerente, portando al raggiungimento di un traguardo: il consolidamento, nella pratica, di soglie di attenzione sulla materia decisamente alte.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">In tutto questo che ruolo assegna, ingegnere, all’innovazione?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">L’innovazione è supporto prezioso al cambiamento, al lavoro di squadra e va governata perché ci aiuti a governare al meglio quella complessità, in continuo progress, di cui abbiamo detto. Il suo ruolo è fondamentale al pari di quello dell’organizzazione.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong>In questi tempi di ricorso, anche non sempre del tutto controllato, all’intelligenza artificiale, c’è un elemento del “glorioso passato” dell’ingegneria che considera prezioso illuminare o sottolineare, per esempio a beneficio di una corretta istruzione delle giovani generazioni?</strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Illuminerei la cura per determinate attitudini, che potremmo chiamare “intelligenza” o “esperienza”, ma anche “passione” per un mestiere che può portare, senza alcun dubbio, a grandi soddisfazioni. Sono questi i fattori, nonché i valori, che ci consentono di adattarci ai tempi che cambiano e talvolta ad anticiparne le svolte e costruire solide prospettive. <strong>Trasmetterli ai giovani e alle giovani specialiste è oggi la mia vera <i>mission</i></strong>.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Mi permetto di suggerire un ulteriore termine da aggiungere ai precedenti: “dialogo”, in generale e nel caso specifico “generazionale”.</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Certo, <strong>un dialogo a tutto campo</strong>, che non deve mai interrompersi. Un dovere e insieme un piacere.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ingegner Lupoi, torniamo a parlare di infrastrutture e, in particolare, di ponti. L’abbiamo immaginata in compagnia del professor Morandi a “dialogare” sulla ricostruzione del ponte di Ariccia. Qualche decennio più tardi, si verificò la tragedia di Genova che, tra le altre cose, generò un non più rinviabile salto di qualità e quantità in materia di controlli e messa in sicurezza. Come affrontò SPERI quella fase cruciale della nostra storia recente?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Ben prima che il ponte sul Polcevera crollasse avevamo già realizzato, per importanti gestori stradali e ferroviari, una serie di studi finalizzati al revamping di strutture costruite 50 anni prima. Partivamo dunque da una buona base di esperienza. Nel post-crollo fummo tra  i primi, in Italia, a dare corpo a uno studio ad ampio raggio dei punti autostradali italiani, anche in questo caso cooperando strettamente con i gestori. Si è trattato e si tratta di un’attività molto rilevante per la SPERI del tempo presente, che ha rappresentato e rappresenta un laboratorio unico per mettere a terra tutti i concetti che abbiamo toccato fin qui: dal rinnovamento alla sostenibilità, dai benefici per i territori, per esempio in fatto di ritrovata efficienza trasportistica e sicurezza di percorrenze, al raffinamento del lavoro di squadra, sempre più multidisciplinare.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Niente più dispute tra ingegneri e architetti, dunque?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Quelle sono soltanto uno sbiadito ricordo (<i>sorride</i>, ndr). Oggi ogni giorno in SPERI lavorano gomito a gomito ingegneri, di tante diverse specializzazioni, architetti, geologi, topografi, esperti di opere marittime. Per me incontrare tutti loro rappresenta una grande soddisfazione, condita da una punta d’orgoglio. Motivano dal fatto che <strong>un modello organizzato di questo genere rappresenta, in fondo, il frutto di quella famosa intuizione che ebbi praticamente ancora sui banchi di scuola.</strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">L’ingegner Giuseppe Lupoi, che ringraziamo per questa conversazione, ha compiuto 80 anni l’11 novembre 2024, pochi mesi dopo il cinquantesimo compleanno della sua “rivoluzionaria” SPERI, nel senso che ora ci è chiaro. Un acronimo in stile design&amp;build ante litteram e, insieme, un invito decisamente allargato a progettare il futuro. </span></p>								</div>
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		<title>Qualità e quantità, oltre il PNRR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2024 11:15:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cantieri, innovazione, sicurezza, formazione. I passaggi chiave dell'intervento di Gianpiero Strisciuglio, CEO e DG di RFI, all'Assemblea Anceferr 2024.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="21414" class="elementor elementor-21414" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Cantieri, innovazione, sicurezza, formazione. I passaggi chiave dell&#8217;intervento di Gianpiero Strisciuglio, CEO e DG di RFI, all&#8217;Assemblea Anceferr 2024</h2><p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>Redazione VISION</strong></span></span><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px;"><span style="font-size: 15.75px; color: #ec6444;">J</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">G</span>ianpiero Strisciuglio è stato indubbiamente tra i protagonisti dell&#8217;<a href="https://anceferr.it/notizie/articoli-media/335-assemblea-annuale-anceferr-miceli-limpegno-di-rfi-sul-dopo-pnrr-ci-incoraggia-per-futuro-delle-nostre-imprese">Assemblea Anceferr 2024</a>, che si è tenuta a Roma il 14 novembre scorso. </span></span><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;">Riportiamo qui di seguito, una serie di sue considerazioni ricavate da una conversazione avuta, davanti alla platea dell&#8217;assemblea delle imprese ferroviarie, con la giornalista de </span><span style="font-family: Lato; font-weight: 400;"><i>Il Sole 24 Ore</i></span><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;">, <strong>Flavia Landolfi</strong> (per l&#8217;intervento integrale si rimanda al video dell&#8217;evento, disponibile integralmente sul<a href="https://www.youtube.com/watch?v=ry48CSCBX8A&amp;t=5732s"> canale YouTube di Anceferr</a>).</span></span></p><h3 style="font-style: normal;"><span style="font-size: 22px; color: #0d1e51; letter-spacing: -0.02rem;">Il post-PNRR</span></h3><p><span style="font-size: 16px;">Viviamo questo momento storico come una sfida comune nell’ambito della quale è fondamentale il dialogo costruttivo con le associazioni come Anceferr. Per quanto riguarda il dopo PNRR, posso dire che RFI ha la necessità industriale di <strong>proseguire, anche oltre il 2026, nella sua azione di rinnovo e potenziamento</strong>. Il tema è presente nei nostri piani, nonché costantemente al centro delle interlocuzioni con le Istituzioni competenti, a partire naturalmente dal <strong>Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</strong>. Lavoriamo e lavoreremo per dare un seguito altrettanto importante (l’azienda si è strutturata per farlo) agli interventi sull&#8217;infrastruttura ferroviaria, per quanto riguarda sia la rete sia la tecnologia, con l’obiettivo di migliorarne affidabilità e qualità.</span></p><h3 style="font-style: normal;"><span style="font-size: 22px; color: #0d1e51; letter-spacing: -0.02rem;">Gli investimenti</span></h3><p><span style="font-size: 16px;">Ad oggi registriamo un volume di investimenti mai visto prima: quest’anno supereremo i 9 miliardi di euro investiti sulla rete, il che significa che siamo al doppio degli investimenti messi a terra immediatamente prima del Covid e al triplo di quelli risalenti a circa dieci anni fa. Ci siamo strutturati per raggiungere questi risultati e, quindi, l&#8217;ambizione e la volontà dell&#8217;azienda sono di <strong>proseguire su questi volumi</strong>. Contestualmente, segnaliamo la necessità di farlo, ritenendolo fondamentale dal punto di vista industriale. Anche in questo, il dialogo con le Istituzioni, e in primis con il MIT, è fortemente improntato alla massima condivisione.</span></p><h3 style="font-style: normal;"><span style="font-size: 22px; color: #0d1e51; letter-spacing: -0.02rem;">Gli obiettivi PNRR</span></h3><p><span style="font-size: 16px;">Abbiamo centrato tutti gli obiettivi PNRR finora previsti. Contiamo <strong>circa 400 cantieri PNRR attivi</strong> e abbiamo speso circa 10 miliardi di euro dei circa 22 miliardi previsti, ragion per cui siamo assolutamente in corsa, con grande impegno, verso il raggiungimento dei target del piano e, soprattutto, stiamo realizzando opere e infrastrutture mai viste prima. Tutto questo è realtà, che rende merito al <strong>grande impegno di RFI, del Gruppo FS Italiane, dei Ministeri e delle imprese</strong>. Ci troviamo dunque, insieme, nel vivo di una sfida mai vista prima, di un&#8217;occasione storica su cui dobbiamo essere coesi e concentrati. Per dare al Paese un&#8217;infrastruttura più sicura, più affidabile, di maggiore qualità e che soddisfi sempre meglio le esigenze di mobilità delle nostre persone e delle generazioni future.</span></p>								</div>
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									<h3 style="font-style: normal;"><span style="font-size: 22px; color: #0d1e51; letter-spacing: -0.02rem;">Qualità, manutenzione e innovazione</span></h3>
<p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Anche in considerazione dell’aumento dell&#8217;offerta ferroviaria, dobbiamo considerare la <strong>qualità del servizio</strong> attesa una prerogativa su cui misurarci. L&#8217;impegno in questo senso è quotidiano e costante: RFI non è solo una stazione appaltante, ma è gestore dell&#8217;infrastruttura ferroviaria nazionale, quindi dobbiamo far funzionare &#8216;la fabbrica&#8217; e lo dobbiamo fare garantendo la qualità del servizio.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">Dal punto di vista industriale, consideriamo naturalmente prioritaria l&#8217;<strong>affidabilità della rete</strong>. A questo proposito stiamo mettendo in in campo azioni straordinarie per la manutenzione spendendo <strong>circa 3 miliardi l&#8217;anno in manutenzione straordinaria</strong>, collaborando con tantissime aziende, anche per migliorare l’affidabilità degli impianti e recuperare gap accumulati nel passato.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">In aggiunta, stiamo lavorando molto anche sull’innovazione perché una rete così &#8216;impegnata&#8217; necessita, per esempio, di sviluppare sistemi di nuova concezione per prevenire eventuali guasti, penso al grande investimento che abbiamo fatto sulla diagnostica predittiva. Lavorando con gli operatori ferroviari, dobbiamo arrivare a un <strong>migliore utilizzo della rete</strong>, a un&#8217;offerta che sia maggiormente compatibile con le caratteristiche dell&#8217;infrastruttura.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: 16px; font-weight: 400;">La <strong>specializzazione delle linee</strong> è un esempio classico: oggi abbiamo sulla nostra infrastruttura differenti tipologie di traffico, che dobbiamo far coesistere; abbiamo aree metropolitane dove il servizio ferroviario svolge anche funzione di servizio di mobilità, di prossimità, e dove è auspicabile far lavorare meglio le varie stazioni che compongono queste aree, evitando concentrazioni in alcune stazioni. Dunque non vi è solo un tema di quantità dell&#8217;offerta, ma ancora prima di qualità dell&#8217;offerta ferroviaria: è chiaro che questo è un tema che va sviluppato insieme a chi opera il servizio.</span></p>
<h3 style="font-style: normal;"><span style="font-size: 22px; color: #0d1e51; letter-spacing: -0.02rem;">Sicurezza nei cantieri</span></h3>
<p><span style="font-size: 1.125rem; font-weight: 400;"><span style="font-size: 16px;">L&#8217;obiettivo principale per tutti noi che siamo impegnati in questa grande operazione di trasformazione è quella di garantire la <strong>massima sicurezza delle persone che oggi lavorano nei nostri cantieri</strong> e in questo l&#8217;impegno di RFI e di tutte le aziende collegate è notevole. Da parte nostra, abbiamo intensificato dei percorsi su questo specifico tema che auspico possano essere sempre più condivisi con le imprese, trattandosi di valori comuni. Stiamo lavorando molto, per esempio, sulla cultura della sicurezza, di cui tutta l’organizzazione deve essere permeata andando anche al di là degli aspetti normativi. In questo è cruciale la formazione, così come il lavoro sulle tecnologie e sui controlli.</span></span></p>								</div>
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		<title>IA e acustica per salvare vite</title>
		<link>https://visionjournal.it/ia-e-acustica-per-salvare-vite/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[fabrizio.apostolo@gmail.com]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 15:22:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Safe Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Smart Vision]]></category>
		<category><![CDATA[Vision Talks]]></category>
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					<description><![CDATA[Parla Franz Graf, inventore del sistema di 
rilevamento rumori in galleria AKUT® che 
abbina microfoni e intelligenza artificiale. La 
tecnologia austriaca è ora anche in Italia.

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										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="19895" class="elementor elementor-19895" data-elementor-post-type="post">
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									<h2>Parla Franz Graf, inventore del sistema di rilevamento rumori in galleria AKUT che abbina  microfoni e intelligenza artificiale. La tecnologia austriaca è ora anche in Italia</h2><p><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; color: #0d1e51;"><span style="font-size: 15.75px; color: #ec6444;">di </span></strong><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;"><span style="color: #0d1e51;"><strong>FABRIZIO <span style="color: #0d1e51;">APOSTOLO</span></strong></span></span></p><p><span style="font-size: 16px;"><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;"><span class="ap-dropcaps ap-square">S&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: 400; font-size: 16px;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400;&quot;&gt;</span>ulle pagine di </span></span><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px; font-weight: 400;"><span style="font-size: 15.75px; color: #0d1e51;"><strong style="font-size: 15.75px;">V<span style="color: #0d1e51;">ISI</span>ON</strong></span></span><strong style="font-family: Lato; font-style: normal; font-size: 15.75px;"><span style="color: #ec6444; font-size: 15.75px;">J</span><span style="font-size: 15.75px;"><span style="color: #0d1e51;"> </span></span></strong><span style="font-family: Lato; font-style: normal; font-weight: 400; font-size: 16px;">abbiamo già raccontato </span><span style="font-size: 16px;">scorso numero speciale </span><span style="font-size: 16px;">abbiamo raccontato l’approdo </span><span style="font-size: 16px;">in Italia, grazie a <a href="https://trivenetoservizi.it/">Triveneto Servizi</a>, </span><span style="font-size: 16px;">di una tecnologia austriaca basata </span><span style="font-size: 16px;">sull’IA che, “microfonando” le </span><span style="font-size: 16px;">gallerie stradali, consente di <strong>captare </strong></span><strong><span style="font-size: 16px;">e analizzare rumori anomali attivando </span><span style="font-size: 16px;">in tempo zero le procedure di </span></strong><span style="font-size: 16px;"><strong>gestione di eventuali emergenze</strong>. Dati i risultati ottenuti in Austria e non solo, in termini di miglioramento della sicurezza, siamo andati “alla fonte” di questa storia tecnica, intervistando l’inventore di <a href="https://www.akut-tunnel.com/">AKUT®</a>, l’ingegner <strong>Franz Graf</strong>, capo dipartimento Intelligent Acoustic Solutions di <a href="https://www.joanneum.at/en/">JOANNEUM RESEARCH</a>.</span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Ingegner Graf, per prima cosa le chiediamo di illustrarci il suo percorso formativo e professionale?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">Mi sono laureato in ingegneria elettronica nel 1999 presso il TU, la University of Technology di Graz. Quindi, ho scritto una tesi di dottorato sul rilevamento automatico del rumore per mezzo dell’intelligenza artificiale, arrivando alla dissertazione nel 2002. Da allora, ho proseguito la ricerca sul medesimo tema e dopo oltre 20 anni non ho smesso di farlo. Sono sempre stato affascinato dall’idea che i suoni, per esempio di una città, potessero essere distinguibili grazie all’IA e dunque utili alla gestione degli asset. Un quarto di secolo fa, su questa correlazione in tutto il mondo lavoravano al massimo 3-4 scienziati.</span></p><p><strong><span style="font-size: 16px;">Si capiscono già molte cose sul background di AKUT®. Quando è diventata nitida l’idea che avrebbe portato alla sua gestazione?</span></strong></p><p><span style="font-size: 16px;">Qualche anno più tardi, nel momento in cui mi è giunta all’orecchio la notizia dell’apertura di un nuovo centro del traffico che avrebbe gestito 700 videocamere, fondandosi su un approccio puramente visivo. Allora mi sono chiesto: <strong>nei tunnel stradali, dove la visibilità si riduce, perché non possiamo far intervenire anche acustica e IA?</strong></span></p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong><span style="font-size: 16px;">Nessuno ci aveva pensato prima?</span></strong></span></p><p><span style="font-size: 16px;">No, non esistevano precedenti. All’epoca lavoravo già per JOANNEUM RESEARCH e avevo avuto un primo approccio al mondo stradale collaborando &#8211; sempre per conto di JR &#8211; con un’azienda del settore tolling su alcuni progetti di rilevamento automatico dei flussi veicolari. In ogni caso, fin dai primi passi mi è stato subito chiaro che il miglior campo di applicazione dell’“acoustic IA” fossero proprio i tunnel. I primi fondi per la ricerca sono arrivati dalla Regione Stiria, <strong>quindi abbiamo iniziato a collaborare con Asfinag</strong>, il gestore della rete autostradale. Gli inizi non sono stati semplici: un primo punto di svolta è consistito nella possibilità di sperimentare i nostri microfoni lungo circa 700 m della <strong>galleria Plabutsch, nell’area di Graz</strong>. In quel frangente abbiamo potuto renderci conto come fosse fondamentale proteggere la tecnologia dalle condizioni dell’ambiente sotterraneo, ovvero da polveri, umidità, temperature. La ricerca applicata è quindi proseguita in un’altra galleria di circa 2,5 km &#8211; il tunnel Kirchdorf, sempre rete Asfinag, che ha finanziato il progetto &#8211; che possiamo considerare il primo scenario del sistema pilota nella sua maturità.</span></p>								</div>
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									<p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Oggi il microfono-tipo è adeguatamente protetto?</strong></span></p><p>Direi proprio di sì. Ci abbiamo messo anni di duro lavoro, ma alla fine abbiamo centrato l’obiettivo. Il microfono AKUT®, le cui primissime versioni installate in gallerie avevano una vita utile di poche settimane, oggi è protetto da una membrana speciale acusticamente trasparente, resistente all’acqua e alle alte temperature, che gli conferisce una durabilità pluriennale. Inoltre, la membrana stessa a fine vita utile può essere cambiata. </p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Come funziona il sistema?</strong></span></p><p>Può funzionare in due modi. Nel primo caso, i suoni rilevati vengono trasmessi attraverso una linea in fibra ottica a una piattaforma che li analizza tramite IA, fornendo i relativi input ai gestori. Nel secondo, le vie acustiche e quelle visive si sommano: ovvero il nostro sistema può combinarsi con quello che governa le videocamere. È una configurazione, questa, gradita ai gestori, che possono così contare su un doppio canale, collaborante. Accade lo stesso, del resto, a noi esseri umani, con vista e udito, due sensi fondamentali strettamente connessi. Portando il paragone nelle infrastrutture, le videocamere sono gli occhi dei tunnel, i microfoni le orecchie: il loro lavoro di squadra porta a una <strong>rappresentazione completa dell’ambiente galleria, con benefici per la sicurezza</strong>.</p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Entriamo nello specifico.</strong></span></p><p>Le videocamere possono rilevare il fumo egregiamente. Ma se il fumo sale fino al soffitto (dove si trovano le videocamere), queste diventano “cieche” e non riescono più a rilevare nulla. Ecco allora che possono essere aiutate dai microfoni, articolati in un sistema che dà risposte rapidissime: basta anche 1 secondo per capire cosa stia accadendo e aiutare il gestore a prendere la decisione operativa più adeguata. </p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Ci fa un esempio di situazione critica a seguito della quale il sistema è risultato determinante?</strong></span></p><p>Nel 2021 abbiamo rilevato oltre 120 incidenti reali. Un esempio eclatante è quello dell’incidente avvenuto in Austria il <strong>5 ottobre 2018</strong> nel <strong>tunnel Gleinalm</strong> (8,5 km, a doppia canna). Quel giorno un autotreno di 400 ton, contenente 700 litri di olio idraulico, ha preso fuoco. <strong>Il primo allarme è stato inviato da AKUT® appena 1 secondo dopo l’esplosione dell’unità idraulica</strong>, mentre l’operatore ha impiegato 27 secondi per commutare il semaforo del portale al rosso dopo il nostro allarme, permettendo alle 83 persone dentro la galleria di essere evacuate rapidamente, nonché ai gestori di chiudere gli accessi per evitare altri ingressi. <strong>Il risultato: nessun ferito!</strong> Pensiamo inoltre a quanto il fattore tempo sia importante anche per limitare i danni all’infrastruttura, un asse strategico di collegamento tra Germania e Italia.</p><p><span style="color: #0d1e51;"><strong>Una fase cruciale di ogni innovazione, ingegnere, è la sua diffusione: come è andata con AKUT®?</strong></span></p><p>Dicevo delle sperimentazioni e maturazione della tecnologia. Un anno di svolta per la diffusione è stato il 2014, da quando cioè sempre Asfinag, a seguito di un esame dei risultati ottenuti, ha optato per un’installazione massiva del sistema. Da quel momento è stato un crescendo: i nostri microfoni sono arrivati in Repubblica Ceca, in UK e in <strong>Italia</strong>. Ad oggi abbiamo dotato di rilevamento acustico via IA, con circa <strong>2.200 microfoni attivi 7/24</strong>, quasi 40 gallerie europee per un totale di oltre 180 km di fornici. </p>								</div>
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									<h3><span style="color: #0d1e51; font-size: 22px; letter-spacing: -0.02rem;">Lombardia, primo lab italiano di tunnel acoustic monitoring</span></h3>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;">Alleanza tra Italia e Austria nel segno della sicurezza in galleria. Lungo il percorso che collega Graz a Spinea, alle porte di Venezia. Qui ha sede <a href="https://trivenetoservizi.it/">Triveneto Servizi</a>, la società high-tech guidata da <a href="https://www.linkedin.com/in/marco-zuin-76893432/">Marco Zuin</a> che dal 2021 sta investendo in ricerca e sviluppo nel settore delle infrastrutture sotterranee, puntando, in particolare proprio su <a href="https://akut-italia.it/">AKUT®</a>.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;">Un passaggio chiave per veder crescere questo formidabile sistema di tutela anche nel Belpaese, terra di gallerie stradali, è il fatto-re dell’applicabilità specifica nei nostri ambienti-galleria, di qui l’impulso di Triveneto Servizi, come spiega Zuin, “</span><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-weight: 400;"><i>al varo di <strong>un centro di competenza italiano</strong> che consenta ai nostri specialisti di svolgere in autonomia i sopralluoghi e le attività di installazione, testing e manutenzione (in ogni caso ridotta)</i></span><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;">”.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;">I primi frutti di questo approccio, che va oltre la dealership in esclusiva configurandosi come una vera e propria partnership tecnico-commerciale con JOANNEUM RESEARCH, sono stati già raccolti in <strong>Lombardia</strong>, una regione all’avanguardia per quanto riguarda l’intelligenza artificiale.&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-family: Lato; font-size: 15.75px; font-style: normal; font-weight: 400;">Due casi esemplari: l’applicazione del sistema nella galleria Gorla di <a href="https://www.pedemontana.com/">Autostrada Pedemontana Lombarda</a>, in collaborazione con l’omonima concessionaria presieduta da <strong>Luigi Roth</strong> e diretta da <strong>Sabatino Fusco</strong>, e l’avvio di un programma sviluppato con <a href="https://www.serravalle.it/">Milano Serravalle-Milano Tangenziali</a>.</span></p>								</div>
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